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I zeneixi e i tabarchin
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draughtsplayer
Inviato il: Domenica, 26-Ott-2008, 17:36
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Inte 'n momento de raggia - ò, pe megio dî, riflescion - ò caciòu zu ste dötræ paròlle in scî penscei che gia òu Paize (Carlofòrte) e a Zena. Son senpre e mæxime cöse, ma ve-e scrivo comonque, se v'interésan.

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Qualche volta, a Genova, qualche persona anziana domanda: “Ma no ve l’inségnan, a schêua, o zenéize?”. Sorvolando sul fatto che, a un bambino, della lingua genovese non potrebbe importare di meno, vorrei fare il punto sul fatto che spesso, chi pronuncia queste parole, è il primo a non insegnare ai bambini la propria lingua.
A Carloforte, in Sardegna, una domanda del genere sarebbe alquanto inutile per due motivi: primo, perché lì il genovese lo parlano tutti, neonati compresi; secondo, perché, ebbene sì, lo si insegna anche a scuola.

Mi viene spontaneo chiedermi, adesso, cosa dovrei pensare. Il sentimento che provo è un misto di rabbia e confusione: com’è possibile? Com’è possibile che la lingua genovese stia andando alla deriva più totale, mentre in Sardegna, dove il genovese si è fermato centinaia di anni fa, sia ancora vivissima? Ciò non vuole naturalmente togliere nulla alle genti di Carloforte e Calasetta, che stimo proprio per questa loro capacità e scelta di mantenere le loro radici.

Fra il genovese di Genova e il tabarchino le differenze sono minime: più che i vocaboli, è la pronuncia delle parole a cambiare, leggermente più chiusa. Ma, ripeto, le differenze sono pochissime.
A costo di essere un seccatore, vorrei sapere secondo quale criterio - sconosciuto ai genovesi - i docenti tabarchini hanno ritenuto opportuno l’insegnamento della loro lingua, mentre nella antica capitale del Mediterraneo, Genova, tale idea non viene minimamente presa in considerazione (anzi, spesso si fa di tutto per cancellare dalla memoria dei più giovani il fatto di essere genovesi).

Una riflessione alquanto sarcastica mi ha condotto a pormi una domanda che, al tempo stesso, mi manda su tutte le furie: perché i tabarchini sono orgogliosi di discendere culturalmente dal popolo genovese, mentre quest’ultimo brancola nel buio?
Non diamo il buon esempio, ma non ce n’è bisogno: fortunatamente, gli abitanti di Calasetta e dell’Isola di San Pietro hanno agito, e il risultato è evidente: la loro lingua, oggi, è vivissima e parlata da tutti.

Petizioni e domande isolate sono inutili: deve essere il popolo a decidere. E il popolo genovese cosa pensa? Niente, questa è la risposta. Non pensa a niente: lascia decidere agli altri, e questi rispondono - più o meno giustamente, com’è naturale che sia - secondo le loro idee.
Qui non entra in gioco solamente l’identità ligure - che, ripeto, i tabarchini hanno -, ma anche una solida (o, nel caso di Genova, inesistente) identità linguistica.

Ormai è stato ripetuto in tutte le salse che la nostra concezione di appartenere a uno dei popoli più gloriosi d’Europa sta rapidamente crollando. Spetta ora al popolo genovese scegliere, ed io, in tutta sincerità, non mi fido.
 
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zena féin
Inviato il: Lunedì, 27-Ott-2008, 00:54
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QUOTE (draughtsplayer @ Domenica, 26-Ott-2008, 16:36)
Inte 'n momento de raggia - ò, pe megio dî, riflescion - ò caciòu zu ste dötræ paròlle in scî penscei che gia òu Paize (Carlofòrte) e a Zena. Son senpre e mæxime cöse, ma ve-e scrivo comonque, se v'interésan.

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Qualche volta, a Genova, qualche persona anziana domanda: “Ma no ve l’inségnan, a schêua, o zenéize?”. Sorvolando sul fatto che, a un bambino, della lingua genovese non potrebbe importare di meno, vorrei fare il punto sul fatto che spesso, chi pronuncia queste parole, è il primo a non insegnare ai bambini la propria lingua.
A Carloforte, in Sardegna, una domanda del genere sarebbe alquanto inutile per due motivi: primo, perché lì il genovese lo parlano tutti, neonati compresi; secondo, perché, ebbene sì, lo si insegna anche a scuola.

Mi viene spontaneo chiedermi, adesso, cosa dovrei pensare. Il sentimento che provo è un misto di rabbia e confusione: com’è possibile? Com’è possibile che la lingua genovese stia andando alla deriva più totale, mentre in Sardegna, dove il genovese si è fermato centinaia di anni fa, sia ancora vivissima? Ciò non vuole naturalmente togliere nulla alle genti di Carloforte e Calasetta, che stimo proprio per questa loro capacità e scelta di mantenere le loro radici.

Fra il genovese di Genova e il tabarchino le differenze sono minime: più che i vocaboli, è la pronuncia delle parole a cambiare, leggermente più chiusa. Ma, ripeto, le differenze sono pochissime.
A costo di essere un seccatore, vorrei sapere secondo quale criterio - sconosciuto ai genovesi - i docenti tabarchini hanno ritenuto opportuno l’insegnamento della loro lingua, mentre nella antica capitale del Mediterraneo, Genova, tale idea non viene minimamente presa in considerazione (anzi, spesso si fa di tutto per cancellare dalla memoria dei più giovani il fatto di essere genovesi).

Una riflessione alquanto sarcastica mi ha condotto a pormi una domanda che, al tempo stesso, mi manda su tutte le furie: perché i tabarchini sono orgogliosi di discendere culturalmente dal popolo genovese, mentre quest’ultimo brancola nel buio?
Non diamo il buon esempio, ma non ce n’è bisogno: fortunatamente, gli abitanti di Calasetta e dell’Isola di San Pietro hanno agito, e il risultato è evidente: la loro lingua, oggi, è vivissima e parlata da tutti.

Petizioni e domande isolate sono inutili: deve essere il popolo a decidere. E il popolo genovese cosa pensa? Niente, questa è la risposta. Non pensa a niente: lascia decidere agli altri, e questi rispondono - più o meno giustamente, com’è naturale che sia - secondo le loro idee.
Qui non entra in gioco solamente l’identità ligure - che, ripeto, i tabarchini hanno -, ma anche una solida (o, nel caso di Genova, inesistente) identità linguistica.

Ormai è stato ripetuto in tutte le salse che la nostra concezione di appartenere a uno dei popoli più gloriosi d’Europa sta rapidamente crollando. Spetta ora al popolo genovese scegliere, ed io, in tutta sincerità, non mi fido.

ma che bel post draught!!!
forse sei proprio sulla strada giusta....
BISOGNA FARE QUALCOSA!!! PURTROPPO NON E' PIU' SUFFICIENTE SOLO SCRIVERE IN GENOVESE SU DI UN FORUM....BISOGNA IMPEGNARSI MOLTO DI PIU' PER CAMBIARE LE COSE......
o no??

salùo
 
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draughtsplayer
Inviato il: Lunedì, 27-Ott-2008, 09:11
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Seguo! O sò ben mi ascì, câo mæ, e l'é pe questo che çerco de fâ acapî a tutti che a nòstra coltûa a l'é 'nportante.
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No pensâ che no fasse ninte: ansi, ti savesci quante pesciæ into moro m'ò pigiòu...

Messaggio modificato da draughtsplayer il Lunedì, 27-Ott-2008, 14:22
 
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Ambrones
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