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E l'agricoltura?
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draughtsplayer
  Inviato il: Domenica, 20-Gen-2008, 10:13
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Sappiamo tutti che la Liguria ha poche pianure.
La nuova Repubblica Ligure riuscirà ad avere il fabbisogno di agricoltura o dovrà importare i prodotti dalle altre regioni italiane?
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GMB
Inviato il: Domenica, 20-Gen-2008, 11:34
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Neanche le più grandi regioni agricole sono autarchiche dal punto di vista alimentare, non fosse altro che ognuna è vocata a certi prodotti ma non ad altri.
Inoltre l'agricoltura ligure, lo sappiamo, è poco più che amatoriale. Chi vive di ciò che dà la terra si conta sulle dita di una mano. E parliamo più di eroi che di imprenditori.
Detto questo, l'agricoltura è essenziale alla tutela idrogeologica del territorio ed è un'importante risorsa turistica. Per questo, sebbene le nostre siano produzioni piccole e di nicchia, devono essere incisivamente valorizzate senza lasciare nulla al caso. Non certo per soddisfare il fabbisogno alimentare ligure, ma per avere una vetrina enogastronomica sul mondo. Quindi: marchi di tutela, incentivi, fattorie didattiche, circuiti di produzione e consumo. Tutto può concorrere a mantenere vive antichissime tradizioni produttive.
 
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vincenzo
Inviato il: Domenica, 20-Gen-2008, 14:26
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Sono perfettamente d' accordo con "GMB".
Un'AGRICOLTURA LIGURE di "qualità" non sarebbe più solo di "sussistenza". La Liguria può coltivare prodotti agricoli, specialmente nella frutticoltura, che può addirittura ESPORTARE ( primizie, frutti di bosco, limoni, ecc....) . Chiaramente ci deve essere il "marchio", perchè un consumatore del Canadà deve sapere che il prodotto che acquista e che certamente sarà più costoso, viene però dalla LIGURIA !
 
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SPQI
Inviato il: Domenica, 20-Gen-2008, 14:31
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La politica non serve solo aparlare di grandi temi come l'amore o la Pace nel mondo ma anche a governare (per questo si parla di governo) un paese.

E' stata la politica, ovvero sono state politiche sbagliate, a strappare le persone da un mondo rurale per buttarle in pasto alle fabbriche ed a morti per tumori ed a follie da non adattamento, deve essere la politica ad incentivare il ritorno alla terra, non per creare un'autarchia ma per ripristinare un'economia, quella rurale, che è vissuta per secoli accanto alle attività produttive e commerciali della nostra regione.

Deve essere la politica a suggerire alle persone che non esiste una sola strada nella vita, quella della città ma anche quella della campagna, governando il ripopolamento di paesi ormai disabitati, consentendo il ripristino di microeconomie ormai scomparse e garantendo servizi adeguati anche alle zone più lontane dalle città.
 
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Riccardo
Inviato il: Domenica, 20-Gen-2008, 16:22
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Di certo una Liguria indipendente, o quanto meno autonoma, riuscirebbe a valorizzare i propri prodotti meglio di quanto non stia facendo il governo romano.
In tale situazione si può puntare veramente ad una agricoltura di qualità, che però deve essere riconosciuta e ben visibile (come dice Vincenzo) tramite appositi marchi di denominazione di origine (un po' come le DOC e le DOP fanno riconoscere i prodotti italiani nel mondo).
In tal proposito vorrei ricordare che, dal punto di vista enologico (faccio questo esempio in quanto conosco abbastanza bene il settore, ma si può generalizzare il discorso anche in altri campi) la Liguria ha enormi potenzialità, dovute anche e soprattutto ad una situazione geografica e climatica quali unica al mondo. Purtroppo tali potenzialità tardano a manifestarsi a causa di molti produttori che tendono a privilegiare la quantità alla qualità, rendendo perciò più scadente il prodotto enologico nel suo complesso e "rovinando" (il termine forse è un po' forte) il nome e l'immagine della nostra regione in Italia e nel mondo.
Occorrerebbe convincere questi produttori che diminuendo un po' la quantità e migliorando la qualità del prodotto finale, e facendo riconoscere il prodotto ligure con opportuni marchi di origine (ben visibili e riconoscibili), forse la gente sarebbe disposta a spendere un poco di più per un prodotto effettivamente di qualità superiore. Perciò non vi sarebbe alcun calo nei guadagni per i produttori e la Liguria godrebbe di grande fama in campo agricolo, enologico, ecc.
 
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GMB
Inviato il: Lunedì, 21-Gen-2008, 16:04
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QUOTE (Riccardo @ Domenica, 20-Gen-2008, 14:22)
Di certo una Liguria indipendente, o quanto meno autonoma, riuscirebbe a valorizzare i propri prodotti meglio di quanto non stia facendo il governo romano.
In tale situazione si può puntare veramente ad una agricoltura di qualità, che però deve essere riconosciuta e ben visibile (come dice Vincenzo) tramite appositi marchi di denominazione di origine (un po' come le DOC e le DOP fanno riconoscere i prodotti italiani nel mondo).
In tal proposito vorrei ricordare che, dal punto di vista enologico (faccio questo esempio in quanto conosco abbastanza bene il settore, ma si può generalizzare il discorso anche in altri campi) la Liguria ha enormi potenzialità, dovute anche e soprattutto ad una situazione geografica e climatica quali unica al mondo. Purtroppo tali potenzialità tardano a manifestarsi a causa di molti produttori che tendono a privilegiare la quantità alla qualità, rendendo perciò più scadente il prodotto enologico nel suo complesso e "rovinando" (il termine forse è un po' forte) il nome e l'immagine della nostra regione in Italia e nel mondo.
Occorrerebbe convincere questi produttori che diminuendo un po' la quantità e migliorando la qualità del prodotto finale, e facendo riconoscere il prodotto ligure con opportuni marchi di origine (ben visibili e riconoscibili), forse la gente sarebbe disposta a spendere un poco di più per un prodotto effettivamente di qualità superiore. Perciò non vi sarebbe alcun calo nei guadagni per i produttori e la Liguria godrebbe di grande fama in campo agricolo, enologico, ecc.

Sul vino mi permetto di nutrire qualche dubbio. A parte qualche 'bianco' di ottimo valore, la produzione ligure non è particolarmente significativa, tanto per qualità quanto per quantità. A determinare il secondo aspetto è la mancanza di spazi e la loro tortuosità, che rappresenta sia il grande fascino della nostra agricoltura sia il suo primo limite. Il primo aspetto è invece legato alla difficoltà di avere quella massa critica di prodotto che consentirebbe di varare gli investimenti tecnologici senza cui è impossibile fare un vino all'altezza di altre regioni. In Toscana e in Piemonte ogni singola tappa della procedura viti-vinicola viene vagliata alla luce di analisi e dati scientifici, in Liguria si procede ancora a 'naso'. Per questo un serio intervento delle istituzioni è quanto mai necessario per incrementare la qualità delle produzioni, ma anche per salvare quelle destinate all'estinzione con grave perdite sul piano della biodiversità. Si tratta di interventi costosi e sotto certi aspetti 'a perdere', ma solo apparentemente perchè nessuna strategia di marketing turistico può prescindere dalla qualità e dalla biodiversità. Ovviamente servono risorse e sensibilità. Oggi mancano sia l'una sia l'altra.
 
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Riccardo
Inviato il: Lunedì, 21-Gen-2008, 16:22
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QUOTE
Sul vino mi permetto di nutrire qualche dubbio.

Quali sarebbero i tuoi dubbi? Da quello che ho letto mi pare che siamo concordi nel fatto che occorra migliorare la qualità del prodotto finale.
Io ho parlato dal punto di vista degli agricoltori/viticultori, tu hai parlato dal punto di vista delle istituzioni politiche.
Ma se nè da una parte nè dall'altra c'è la volontà di cambiare, la situazione resterà per sempre bloccata ai livelli attuali.
E certamente da parte del governo romano non c'è alcun interesse a cambiare, visto che tendono a favorire e finanziare le produzioni più redditizie (per esempio nelle 2 regioni che hai citato).
QUOTE
A determinare il secondo aspetto è la mancanza di spazi e la loro tortuosità, che rappresenta sia il grande fascino della nostra agricoltura sia il suo primo limite.

Domanda: secondo te in Val d'Aosta hanno spazi per coltivare la vite più grandi o migliori rispetto alla Liguria? Un clima più favorevole? Eppure fanno dei vini (principalmente bianchi, ma anche alcuni rossi) di grandissima qualità, seppure in limitatissime quantità (la Val d'Aosta è l'ultima regione italiana per produzione vinicola). Perchè anche qui non riusciamo ad ottenere certi risultati? È tutta questione di mentalità e di orientamento al risultato, sia di chi produce, sia di chi dovrebbe tutelare il prodotto finale. In Val d'Aosta sono riusciti ad entrare in questo ordine di idee, da noi, purtroppo, ne siamo ancora distanti anni luce.
Se poi nutri altri dubbi, siamo apposta qui per discuterne.

Messaggio modificato da Riccardo il Lunedì, 21-Gen-2008, 16:31
 
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scimun
Inviato il: Lunedì, 21-Gen-2008, 18:45
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se escludiamo rare eccellenze l'agricoltura ligure è un settore in via di estinzione..togliete pochi volenterosi e molti hobbysti che mandano avanti l'orticello per autoconsumo..resta solo del gran zerbo, nell'attesa che i piani regolatori consentano l'edificabilità.
se volete rilanciare il settore in uno stato indipendente ci vuole buona volontà anche da parte dei diretti interessati non solo delle istituzioni.
 
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SPQI
Inviato il: Lunedì, 21-Gen-2008, 21:29
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La Repubblica di Genova, per far fronte alla perdita del monopolio del grano studiava l'interramento del golfo della Spezia per creare una pianura da utilizzare per la sua coltivazione (per fortuna che non è stato realizzato!), questo ci da la misura di quanto l'agricoltura nella nostra regione sia uno dei punti deboli.

Il professor Rebora, esimio studiso di storia dell'alimentazione ed uno degli ideatori di slow food, non chè profondo conoscitore delle tradizioni enogastronomiche, in particolare della Liguria, sosteneva che la nostra terra fosse votata alla coltivazione della vite.

Io non sono un esperto ma il motivo potrebbe essere che, essendo la nostra una terra difficile da coltivare, la vite sia l'unica coltura che consente un guadagno equo in proporzione all'enorme sforzo che si fa per la sua coltivazione.

Certamente il clima fa la parte del leone nel comprendere che la nostra è una terra soprattutto da uva, forse (ma qui ci vorrebbe un esperto) anche il tipo di terreno che abbiamo sulle nostre colline.

Non bisogna accantonare però, secondo me, le produzioni dei nostri boschi (noci, castagne ecc...).

Solo la politica, mi ripeto, può guidare, con molta pazienza e con molto tempo, il ritorno alla terra, manovrando l'economia a scegliere questa o quella strada.
 
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scimun
Inviato il: Lunedì, 21-Gen-2008, 22:00
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dimentichi l'olivicultura.
poi se mangiassimo solo cucina dei nostri vecchi senza prodotti grassi da emilia, piemonte, toscana avremmo anche una spesa sanitaria ridotta.
zemin e fainà, altro che musse.
 
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SPQI
Inviato il: Martedì, 22-Gen-2008, 13:48
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Patriota Ligure
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QUOTE (scimun @ Lunedì, 21-Gen-2008, 21:00)
dimentichi l'olivicultura.


Eh già
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...La fretta
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. anche l'olivicoltura è un caposaldo della nostra terra.

QUOTE
poi se mangiassimo solo cucina dei nostri vecchi senza prodotti grassi da emilia, piemonte, toscana avremmo anche una spesa sanitaria ridotta.
zemin e fainà, altro che musse.

Sono d'accordo con te solo in parte, d'altronde dobbiamo alle contaminazioni del mondo al di fuori della Liguria se la nostra terra è così ricca di sapori e di spcialità tipiche.

A esempio pochi sanno che la pizza è nata in Liguria (con olive acciughe e olio) prima della salsa di pomodori della pizza napoletana ed è parente stretta di una sfoglia di pasta originaria della Grecia. anche gli ulivi furomìno portati in Liguria attorno all'anno mille, non sono autoctoni.

E' giusto preservare le ostre tradizioni, anche culinarie, magari salvandole da contaminazioni che si vogliono far passare per "tradizione" senza però dimenticarsi che la ricchezza viene dall'apertura al mondo, anche in termini gastronomici.

Un esempio di contaminazione l'ho visto proprio ieri alla "Prova del cuoco", io non so cucinare percui non sapevo neppure questa cosa, per rendere cremosa la salsa di noci non ci vuole la panna ma il pane bagnato nel latte, privato della crosta, nulla però vieta a chi lo mangia di farselo con la panna, sapendo però che la tradizione è un'altra e potendo così apprezzare entrambe le versioni.
 
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scimun
Inviato il: Martedì, 22-Gen-2008, 16:09
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sì e chiaro, la mia era una provocazione, nel senso che dobbiamo importare le cose migliori.
 
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Cicno78
Inviato il: Martedì, 15-Lug-2008, 12:54
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QUOTE (GMB @ Lunedì, 21-Gen-2008, 15:04)
Sul vino mi permetto di nutrire qualche dubbio. A parte qualche 'bianco' di ottimo valore, la produzione ligure non è particolarmente significativa, tanto per qualità quanto per quantità. A determinare il secondo aspetto è la mancanza di spazi e la loro tortuosità, che rappresenta sia il grande fascino della nostra agricoltura sia il suo primo limite. Il primo aspetto è invece legato alla difficoltà di avere quella massa critica di prodotto che consentirebbe di varare gli investimenti tecnologici senza cui è impossibile fare un vino all'altezza di altre regioni. In Toscana e in Piemonte ogni singola tappa della procedura viti-vinicola viene vagliata alla luce di analisi e dati scientifici, in Liguria si procede ancora a 'naso'. Per questo un serio intervento delle istituzioni è quanto mai necessario per incrementare la qualità delle produzioni, ma anche per salvare quelle destinate all'estinzione con grave perdite sul piano della biodiversità. Si tratta di interventi costosi e sotto certi aspetti 'a perdere', ma solo apparentemente perchè nessuna strategia di marketing turistico può prescindere dalla qualità e dalla biodiversità. Ovviamente servono risorse e sensibilità. Oggi mancano sia l'una sia l'altra.

La produzione di vini liguri attualmente è poco importante perchè sono stati spinti vitigni italiani legati a realtà territoriali che avrebbero potuto sostenere un'alta produzione: la conformazione della Liguria non avrebbe permesso la quantità sufficiente a controbilanciare l'impegno in ambito europeo e mondiale dei nostri rappresentanti; nel mondo si conosce il Tocai, il Lambrusco, il Marsala ma il paniere ligure dispone di eccellenti vini bianchi, rossi e dopopasto.

I pochi produttori della piana devono adeguarsi ad una legislazione che è, si, frutto di una politica volta alla qualità ma che tende a sopprimere la piccola produzione e le piccole aziende diversificate a favore di grosse cantine private o consorziate che così possono entrare a pieno titolo nel mercato di fascia alta, quello dei grandi numeri che, paradossalmente, impedisce una normale assestamento dei prezzi, che sarebbe normale in un libero mercato ma attraverso forzature e speculazioni varie di ingegneria finanziaria ne pregiudica il normale, virtuoso comportamento.
 
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Ambrones
Inviato il: Martedì, 15-Lug-2008, 18:47
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Grandi numeri Ok, ma salvando i prodotti di nicchia,mai cercare la quantità a discapito della qualità!
Prendi il Rossese non avrà una grande produzione ma è pur sempre il re dei nostri rossi.
del resto lo stesso Napoleone beveva solo Rossese (questo l'ho scoperto la settimana scorsa da un sommelier quì in Romagna, c'è sempre da imparare!)

Messaggio modificato da Ambrones il Martedì, 15-Lug-2008, 18:49
 
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Cicno78
Inviato il: Mercoledì, 16-Lug-2008, 12:53
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Prodotti di nicchia e biodiversità sono argomenti al centro dell'ultimo PSR 2007-2013, questo per noi va bene perchè abbiamo molti prodotti ma non abbiamo il ricambio generazionale che possa garantire la produzione in futuro; anche se sono state previste misure per facilitare i giovani ad acquisire le aziende dei vecchi rimangono degli obblighi a volte ridicoli e molto "sulla carta" che i giovani si trovano davanti. Se la Liguria aggiungesse qualche cosa al PSR e togliesse qualche "barriera architettonica" anche nella burocrazia per fare tornare i giovani in montagna ciò avrebbe dei vantaggi a lungo termine, secondo me. L'ITER, però, si stà conludendo o è gia chiuso, quindi ...
 
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