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Per focalizzare il dilemma di Genova
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repubricadezena
Inviato il: Sabato, 19-Gen-2013, 18:35
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Per focalizzare il dilemma di Genova, bisogna fare un passo indietro e fare un paio di considerazioni: intanto un'Italia non c'è mai stata. Per i Romani l'Italia finiva sul Rubicone, poi c'era la Gallia.
Il nome Italia sparì dall'uso con le invasioni barbariche, altrimenti si sarebbe trasformato in "Itaglia"
come familia/famiglia/famiggia, filia/figlia/figgia ecc. Solo i letterati lo usarono ancora. Il confine è anche linguistico, a sud della linea Spezia-Rimini si parlano volgari italo-romanzi, a nord gallo-romanzi. Il sud della penisola fece la sua strada tra arabi, svevi e normanni, il nord fece parte del Sacro Romano impero. E in mezzo la teocrazia cattolico-romana, che sempre impedì una possibile espansione o a sud o a nord dei due tronconi.
L'"unità" fu una creazione dell'impero britannico. Eliminate Venezia e Genova, rimaneva uno stato potenzialmente forte nel sud, con buoni rapporti con la Russia zarista, che avrebbe dato dato fastidio alla predominanza nel Mediterraneo degli inglesi spostando l'asse geopolitico a loro svantaggio. Per far ciò si servirono della complicità dello stato sabaudo (allora lo stato più reazionario d’Europa, con l’esclusione forse dello Stato della Chiesa), della Mafia locale e di quegli strati della nobiltà e borghesi a che vedevano nel Regno delle Due Sicilie di Ferdinando I una minaccia per i loro privilegi.
Il potere, o strapotere della Mafia, e gli intrecci con lo stato italiano, che persistono ancora oggi, nacque allora. Difficile pensare che questi intrecci possano essere ancora sciolti.
L’invasione dei Mille fu un’operazione “Baia dei Porci”, con la differenza, che fu un completo successo (ma per chi?).

Una considerazione importante Su Genova : la distanza fra Genova e le Americhe non è tanto più grande di quella da Rotterdam. Una repubblica indipendente, come quella del Governo Pallavicini del 1814 dopo l’annullamento dell’annessione alla Francia, avrebbe fatto di Genova e della Liguria il porto naturale del Norditalia, della Svizzera e della Germania meridionale. L’Italia no, e il futuro marittimo della Repubblica fu sepolto per sempre. Oggi il porto naturale del Norditalia, della Svizzera e della Germania meridionale è Rotterdam. Improbabile, che Genova possa mai riguadagnare il tempo perduto. Ormai, la nave è salpata. Esempio di decisione suicida (per Genova) di uno stato estraneo, disinteressato e privo di ogni visione del futuro fu quella delle acciaierie a Cornigliano, e ultimamente la ricerca di un “futuro turistico” per Genova.
Personalmente, vedendo cosa succede nella Penisola, non nutro molte speranze. Se continua così, quest’Italia corre il rischio di finire come la Iugoslavia. Il che, forse, sarebbe la cosa migliore. Disfare l’Italia, per fare l’Italia. Uno stato federale sull’esempio della Svizzera, o della Germania, che tenga conto delle diversità storiche, etniche e culturali della Penisola. E forse, come ho letto tanto tempo fa da qualche parte, a quest’ "Italia" serve più una riforma protestante, che una rivoluzione.

Esistono naturalmente dei problemi pratici per raggiungere l´indipendenza. Dall’inizio dell’occupazione italiana nel 1815 c’è stata una massiccia italianizzazione dell’elemento etnico ligure (sull’esempio del Tirolo del Sud e della Val d’Aosta – oggigiorno vivono più valdostani a Parigi che in Val d’Aosta). Non dimentichiamo a margine che la scelta dell’italiano come “lingua nazionale” fu dettata dall’intenzione di separare il Regno sabaudo dalla Francia, in modo da prevenire pretese territoriali francesi basanti sulla “francesità” del Piemonte (e successivamente dell´"Italia") – il francese era la lingua culturale dei Savoia e del regno, non l’”italiano”.
Questo elemento straniero, non ligure etnicamente e culturalmente, proveniente per lo più dalle Due Sicilie, vanificherebbe un possibile referendum per l’indipendenza. Ma nel caso che si ottenesse l’indipendenza, con mezzi pacifici, che cosa si dovrebbe fare di loro? Non parlano la nostra lingua, non conoscono la nostra storia, si potrebbero ancora “ligurizzare”? Sarebbe lo stesso dilemma dell’Estonia, dove una gran parte della popolazione è di origine russa, non parla estone ed è naturalmente pro-russa.
 
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navegna
Inviato il: Domenica, 20-Gen-2013, 19:50
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Caro Repubricadezena, a prima vista pare proprio che non ci sia niente che possa portare speranza, ma solo a prima vista.
È, purtroppo, vero che l'europa intera si è sottomessa ad una tendenza nihilista ed antisociale, una tendenza a considerare senza importanza il cittadino, la cultura, le particolarità locali, ma ci sono anche particolari ,che ritengo spunti per una speranza in un futuro migliore, e forse partente proprio dalla Liguria.
Vedi, io vengo spesso a Genova e mi sento quasi "a casa" ho persino la carta annuale per il treno regionale Chiasso- Genova.... e ti dico molto volontieri i motivi della mia simpatia:
Se lascio la stazione... faccio 100 passi, e trovo specialità regionali di ottima qualità.
Trovo ancora una gentilezza ed un rispetto per la persona, che a casa mia non esiste più.
Che ci sia stata tanta ingiustizia nel passato, non si può negare, ma sarebbe anche inutile perdere il tempo e la dignità, incolpando la gente d'oggi per malefatte di cinque generazioni (e più) fa, viviamo oggi!
Ritengo un'ottimo primo passo rivalorizzare la cucina locale e forse anche le carte del menue in due lingue, poi puntare su una sincera ospitalità ed una giusta combinazione di fierezza e rispetto altrui, ma mai sottomissione!
 
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Girumin
Inviato il: Lunedì, 21-Gen-2013, 18:59
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Non si discute: il dilemma c'è! Il Neofita mostra grande sicurezza nel ripercorrere a falcate all'indietro la storia d'Italia: storia linguistica e storia politica. Concordo.
Ma non sarà la disposizione d'animo dei Genovesi che impedisce di dirimere la questione? La repubblica aristocratica ha lasciato il segno come marchio genetico:
parlo da "ponentino" che appartiene ad un'appendice territoriale di sudditi della Serenissima Repubblica. I Liguri, geneticamente sudditi dei Genovesi - pattuglia d'élite - non hanno rappresentatività politica che faccia da guida in ambito sia locale che nazionale per il presente come per il futuro. Zero! L'imprenditorialità - anche a livello di PMI é rimasta ai tempi famigerati di "Carlo Cotica". L'ospitalità turistica s'è risolta nella svendita e nella cementificazione del territorio. Belli i tempi in cui l'aristocrazia di sangue, di finanza e di cultura veniva dall'Inghilterra a fruire di delizie ambientali e climatiche che gli indigeni neppure si sognavano di apprezzare! Ora la Liguria é ricetto dei pensionati - rispettabilissime persone - del retroterra padano, dei suburbi insubrici. È un'anticamera di cimitero...
 
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navegna
Inviato il: Martedì, 22-Gen-2013, 15:41
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Comunque sia.... settimana prossima sarò più volte a Genova, anche per acquisti, sia privati che professionali ed anche per un bel piatto di stokke! Sono anche 30 anni, che prendo i miei attrezzi tra Stazione Principe e Brignole e non sono mai stato deluso ed oggi è ancora più semplice..... uno informa l'altro, e m'arriva una sola e-mail e so cosa è pronto e cosa più tardi. Sinceramente non m'importa tanto un qualche litigio di 200 anni fa, ma vedo il mio e personale contatto, che è veramente personale, anche con un giovane "ferrà" che compie i 22 anni fra qualche settimana. Non disperare, semi buoni ci sono, e non pochi, diamo acqua buona, non bratta.
Avanti tutta!
 
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Girumin
Inviato il: Mercoledì, 23-Gen-2013, 16:14
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Vorrei sentire il promotore della discussione per scambiare con Lui osservazioni sul
suo tema a livello di "massimi sistemi". Navegna - tanto simpatico - devia sulle sue frequentazioni genovesi nei vicoli dell'angiporto, che non sono molto pertinenti.
Ora vorrei rincarare la dose sui politici liguri, o meglio quelli che vengono eletti con i voti dei Liguri - compresi i Genovesi, aristocrazia della Liguria - ma non sono liguri. Il caso più clamoroso - proprio di questi giorni - é la designazione della discussa Renata Polverini a capolista del PdL per il Senato in un Collegio ligure. Evidentemente i vertici nazionali del PdL considerano la Liguria come "cimitero degli elefanti". Dopo la magnifica prova alla presidenza della Regione Lazio la sullodata donna politica doveva avere in premio una collocazione dignitosa. Eccola!
Eleggetela in trionfo, o Liguri. Non so quanto vi terrà in considerazione. Ma finora nessuna voce ligure di protesta s'è fatta sentire.
A Navegna vorrei chiedere di portarmi (lui sa dove sono) un pezzo di "Fugassa" calda, comprata dal suo panettiere di fiducia.
 
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navegna
Inviato il: Mercoledì, 23-Gen-2013, 17:50
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La fugassa te la porto volontieri, ormai dovresti riscaldarla..... dopo un paio d'ore in treno. La bagni al fondo, e la metti in forno un paio di minuti a 150 ° ed è quasi come fresca.
Per la discussione politica: Anche se fossi cittadino italiano, l'esca Polverini non farebbe per me, sono un vecchio rosso di tradizione, e forse Ti sembra strano, ne sono fiero.
Son più ricchi di storia , cultura e dignità i carrugi di Portoia che tutte le Via Nassa e co messe insieme, e parlo anche ed in primo luogo di cultura del mestiere di artigiani, di cucina ed educazione.
Se compro il mio café in Via del Campo, e ci passo forse una volta al mese, non devo spiegarmi, lui, anche dopo diverse settimane, si ricorda come lo voglio, questo a proposito di competenza commerciale, dico sinceramente, i nostri gerenti di piccoli negozi e ristoranti potrebbero imparare parecchio!
 
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alida
Inviato il: Martedì, 05-Mar-2013, 08:28
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Una considerazione importante Su Genova : la distanza fra Genova e le Americhe non è tanto più grande di quella da Rotterdam. Una repubblica indipendente, come quella del Governo Pallavicini del 1814 dopo l’annullamento dell’annessione alla Francia, avrebbe fatto di Genova e della Liguria il porto naturale del Norditalia, della Svizzera e della Germania meridionale. L’Italia no, e il futuro marittimo della Repubblica fu sepolto per sempre. Oggi il porto naturale del Norditalia, della Svizzera e della Germania meridionale è Rotterdam. Improbabile, che Genova possa mai riguadagnare il tempo perduto. Ormai, la nave è salpata. Esempio di decisione suicida (per Genova) di uno stato estraneo, disinteressato e privo di ogni visione del futuro fu quella delle acciaierie a Cornigliano, e ultimamente la ricerca di un “futuro turistico” per Genova.
Personalmente, vedendo cosa succede nella Penisola, non nutro molte speranze. Se continua così, quest’Italia corre il rischio di finire come la Iugoslavia. Il che, forse, sarebbe la cosa migliore. Disfare l’Italia, per fare l’Italia. Uno stato federale sull’esempio della Svizzera, o della Germania, che tenga conto delle diversità storiche, etniche e culturali della Penisola. E forse, come ho letto tanto tempo fa da qualche parte, a quest’ "Italia" serve più una riforma protestante, che una rivoluzione.
 
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Girumin
Inviato il: Domenica, 10-Mar-2013, 20:14
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La costruzione di Alptransit - la dorsale ferroviaria transalpina - avrebbe dovuto dare la sveglia ai governanti italiani. Invece sembra che abbiano capito solo l'importanza della TAV! Gli Svizzeri hanno voluto Alptransit per trasferire da strada a ferrovia il trasporto pesante ed ormai sono giunti quasi alla vigilia dell'apertura al traffico di questa linea veloce e modernissima: non sono riusciti perô - non per colpa loro - un accordo con l'Italia per il prolungamento della linea oltre confine. La direttrice Luino-Genova avrebbe riportato il porto ligure almeno ai fasti del tempo di guerra, quando tutte le merci d'oltremare destinate alla Svizzera venivano sbarcate appunto a Genova. Così Rotterdam ed Amburgo rimarranno i capolinea marittimi del traffico mercantile svizzero.
 
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navegna
Inviato il: Lunedì, 11-Mar-2013, 17:33
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Esiste una pesante e dolorosa verità: A tanti politici, e non solo italiani , non sta al cuore il bene della patria, ma soltanto il proprio borsello ben pieno. Più che son costosi ed ingarbugliati i trasporti, più si può deviare a favore del proprio taschino. Chi , di complicazioni si arrichisce, non desidera alcun miglioramento, anzi, tenterà di migliorare, a suo favore, il peggioramento strumentale.
 
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