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La patata Quarantina, Prodotti agricoli tipici della Liguria
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Girumin
Inviato il: Lunedì, 10-Set-2007, 20:45
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La patata Quarantina
Il presupposto fondamentale e generale dello sviluppo del settore agricolo
è di certo il radicamento delle comunità agricole nel territorio (proprio come
se fossero piante!). In altre parole: la produzione specializzata di derrate
agricole ed orticole tipiche può essere esercitata e migliorata solo da chi
conosce soprattutto empiricamente le condizioni climatiche e geopedologiche
dell'ambiente, nonchè le tradizioni culturali locali. Ciò naturalmente vale
anche per la produzione, la valorizzazione e la commercializzazione della patata
Quarantina. Ortaggio che tutti i veri Liguri conoscono bene.
Perciò indico come il più importante il primo dei principi enunciati dagli Amici della Quarantina nella loro "Proposta per la fondazione del Consorzio della Quarantina":
Attenzione e sostegno per il riuso abitativo e produttivo delle aree rurali.
E' intuitivo perciò che occorra rendere attrattiva, redditizia ed interessante
sotto tutti gli aspetti la permanenza della popolazione nei Comuni d'origine,
frenandone sia l'esodo verso le località costiere, sia il passaggio ad attività di
servizio turistico, contestuali all'alienazione delle case che, vendute a forestieri (a volte insieme con gli appezzamenti orticoli annessi) divengono abitazioni secondarie occupate solo per poche settimane all'anno.
La Regione Liguria promulgò la Legge n.25 del 25.8.1987 per il sussidiamento
del recupero abitativo e delle migliorie sui fabbricati nei Comuni dell' entroterra: legge scaduta nel 2004, la cui attuazione fu demandata alle amministrazioni comunali. Purtroppo! Perché ci furono Comuni retti da giunte malaccorte, inette o peggio cfr "Sindaci illetterati" e "Malaffare organizzato"), che preferirono ignorare i piani di recupero e che di conseguenza – direttamente od indirettamente - indussero molti abitanti a vendere le case per trasferirsi in zone litoranee turistiche ed improvvisarsi fornitori di servizi per poter vivere bene tutto l'anno con i proventi di sei mesi di lavoro anonimo e slegato dal contesto sociale e civile tradizionale dei luoghi.
Che spesso certe amministrazioni comunali non abbiano agito in buona fede
può essere fondatamente supposto se si tenga conto che agli "amici degli amici"
rimasti in loco furono elargite le "dritte" per eludere gli oneri urbanistici e che viceversa questi poterono essere accollati, spesso indebitamente e sempre maggiorati, ai forestieri delle case di vacanza. In tal modo scattò il meccanismo del sicuro favore elettorale da parte dei pochi favoriti rimasti nelle case avite, mentre qualunque possibile arbitrio amministrativo potè e può gravare sui forestieri che non entrano nel gioco elettorale.
[N.B.: è ovvio che quanto sopra è difficilmente dimostrabile con rigore giuridico
e statistico, tuttavia corrisponde a sintomi avvertibili].
Se non vogliamo che l'entroterra ligure si trasformi nel giro d'una generazione
in squallida periferia delle città padane e subalpine (“Limonte”!) oppure in terra di conquista per turisti nordici, o magari in dominio agricolo di olivicoltori maghrebini, spero che "chi di dovere" provveda a rilanciare la campagna contro lo spopolamento e lo stravolgimento sociale della nostra amata terra, a beneficio anche della coltivazione della Quarantina.
 
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Girumin
Inviato il: Sabato, 22-Mag-2010, 12:01
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Rileggo dopo quasi tre anni cio che scrissi a proposito della patata "quarantina, della sua coltivazione e dei problemi sociali annessi e connessi. Allora le mie riflessioni caddero nel vuoto, ma ora che sono maturate nel tempo mi sembra necessario riproporle affinche aprano una discussione e promuovano qualche cambiamento.
 
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Girumin
Inviato il: Lunedì, 15-Nov-2010, 17:20
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Questa discussione, che lanciai tre anni fa, è connessa organicamente alle
altre - di non minore importanza - sempre da me promosse e valide in una prospettiva generale, non esclusivamente indipendentistica. Vorrei sollecitare con queste righe l'esternazione di pareri convergenti o meno per un dibattito civile. Anche Sua Santità il Papa - mi sembra - ha indirizzato l'attenzione di tutti coloro che Lo seguono sull'importanza dell'Agricoltura (MAIUSCOLA!). Io mi limito a sottolineare che DI TERZIARIO NON SI VIVE e che - malauguratamente - i Liguri contemporanei hanno creduto di scoprire nel Terziario - soprattutto turistico - la vocazione ligure del presente e del futuro rinnegando le proprie tradizioni marittime ed agricole, mentre almeno quest'ultime possono e debbono essere rilanciate.
 
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navegna
Inviato il: Lunedì, 15-Nov-2010, 18:01
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Grazie Girumin,
lei ha capito che certi chiodi bisogna battere sempre di nuovo, e grazie a nuovi contatti riusciamo ad unire le forze, e riusciamo anche a promuovere prodotti quasi sconociuti, come per esempio la nostra polenta nera.
Siamo anche riusciti ad interessare giovani disgustati dal settore terziario.
Bisogna far entrare nei cervelli della gente giovane, che lavorare la terra non é una vergogna, ma un lavoro che nobilita, Il settore terziario, come scrive anche lei, non da da mangiare, ma porta via terreno.
Per rilanciare l'agricoltura locale propongo giornate gastronomiche incentrate su prodotti tipici locali, e per ogni pasto un breve cenno sulla storia dei vari prodotti.
La polenta rossa é risuscitata, quella nera sta ritornando, e la patata quarantina???
Fatela diventare regina d'un piatto delizioso e ritornerà.
Saluti
 
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Girumin
Inviato il: Venerdì, 19-Nov-2010, 19:01
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Caro Navegna,
mi conforta il Suo entusiasta e sincero sostegno. Non mi entusiasma il grigio e sordo mutismo della platea di questo Forum. Platea che dovrebbe essere consapevole di quale importanza debba avere soprattutto per una Liguria indipendente, predestinata dall'insipienza generale a vivere solo di turismo e di noli marittimi, il rilancio d'una agricoltura d'élite in tutto il retroterra delle Riviere rapallizzate. Il pane di Triora, l'aglio di Vessalico, il Pigato della Valle Arroscia, il basilico di quel sobborgo genovese di cui ora mi sfugge il nome e la mia prediletta patata Quarantina sono solo alcuni, pochi prodotti di spicco di quello che resta attualmente dell'agricoltura ligure. Chi sa che cos'è il "brusso"? Forse neppure i reggitori regionali lo sanno (provocazione!). Rammento che ai tempi della Rivoluzione francese, quando in parlamento sedevano persone non solo istruite, ma anche sagge, sapienti ed eloquenti, si dibattè di Fisiocrazia sull'onda delle proposte del deputato Du Pont de Nemours. La Fisiocrazia è la teoria secondo cui l'Agricoltura - il Primario - ha la preminenza su tutte le attività umane perchè - in parole povere - dà cibo a tutti e lavoro a molti. Senza agricoltura l'entroterra ligure è destinato a diventare un tetro dormitorio di lavoratori del litorale od uno sconsolato ghetto di pensionati di serie B dei suburbi padani (provocazione). So che in Val graveglia esiste una rinomata fabbrichetta di...mappamondi ed in una valle vicina (della quale ancora mi sfugge il nome) - a Lorsica - è ancora in attività una tesitura di damaschi di grandissimo pregio famosi nel mondo: altre attività di grande prestigio, che però possono attecchire ed essere praticate solo dove esiste una radicata tradizione di alto artigianato, non - purtroppo! ubiquitaria. Videant Consules!
 
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navegna
Inviato il: Venerdì, 19-Nov-2010, 19:58
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Non perdere la speranza, ci sono giovani che si interessano per l'agricoltura, frequentano le medie e i loro genitori son rimasti sorpresiquando si son accorti che i propri figli non parlano nemmeno di canapa.
Purtroppo ai giovani e gia ai bambini piccoli vien insegnato che la terra é sporca o sporcizia, ed imparano gia da piccoli a non "sporcarsi" con questa roba orribile nella quale crescono le patate.
Durante l'ultima riunione ho avuto l'occasione di parlare con due giovani pastori, producono anche un ottimo pecorino, anzi due, uno normale, uno rivestito di erbe aromatiche, e riescono a vivere senza dover ricorrere all'albergo mamma.
Cosa ha stimulato quei due?
Una cena!
Penso, la ricetta é chiara.
Saluti

P S
ho appena finito di mangiare, tagliatelle di castagne col pesto fatto con quel pecorino, una vera delizia.
Per rilanciare l'agricoltura locale bisogna portarla in tavola.

Messaggio modificato da navegna il Sabato, 20-Nov-2010, 14:23
 
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Girumin
Inviato il: Giovedì, 15-Dic-2011, 12:36
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Cari Amici e caro Navegna (che con me tiene in vita il purtroppo languente nostro ForUm),
da oltre un anno trascuro questa discussione, percio' mi sembra giusto e necessario rilanciarla per la seconda volta. Spero che qualcuno raccolga la mia amichevole sfida e...scenda in campo (non come il Cavaliere, pero'!). Mi Limito, al momento, a suggerirVi di lanciare una ricerca Google sul nome di Massimo Angelini, Ruralista genovese, profeta della Quarantina, e di consultare il sito www.quarantina.it. Quello che so della patata quarantina l'ho imparato da Massimo, che venne anche qui nel Canton Ticino a presentarla. Ed ebbe un grande successo. Se guardiamo solo agli aspetti economici, la PATATA QUARANTINA può e deve essere considerata eccellenza ligure ed occupare la sua brava fetta di mercato come squisito prodotto "di nicchia".
Riprenderemo la discussione quando qualcuno dei Soloni storici del Forum si sara' informato, avrà appreso, si sara' fatto un'idea e dirà finalmente la rispettabile sua opinione.
 
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Girumin
Inviato il: Giovedì, 16-Mag-2013, 15:47
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Pare, stando alle indagini statistiche, che l'unico settore d'attività economiche in progressione sia ora l'agricoltura. In fatto di agricoltura fa grandi progressi quella "Bio". Nei consumi alimentari si afferma l'approvvigionamento "a chilometro zero". Morale: è il momento di rilanciare in grande la coltivazione della patata Quarantina e di tutte le altre specialità orticole liguri: non vi pare?
 
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Girumin
Inviato il: Lunedì, 17-Giu-2013, 16:29
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Un mese fa affermavo che le tendenze economico-culturali in auge presentano l'agricoltura come campo d'attività favorita, specie se "Bio", se improntata al rilancio di specialità locali e se collegata ai movimenti ecologisti che propugnano il consumo di prodotti "a chilometro zero" e gli orientamenti dietistici che esaltano il cibo vegetariano. La Liguria, appunto, ha sempre brillato poco per l'allevamento del bestiame e molto - viceversa - per le colture orticole: fattori predisponenti ne sono la morfologia del territorio ed il clima mediterraneo. Credo che se nessuno trae le conseguenze - come appare - da tale dato di fatto la ragione fondamentale sia la "non voglia" dei giovani, di molti giovani, di quasi tutti i giovani Liguri di sporcarsi le mani impugnando zappe, roncole e falcetti. Peccato! Bisogna che vengano i Maghrebini a colonizzare i terrazzamenti collinari dopo la Piana d'Albenga? Meditate, gente; meditate!
 
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navegna
Inviato il: Martedì, 18-Giu-2013, 07:05
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Purtroppo , gran parte dei giovani e non più giovani son stati educati ad una spece di "terrafobìa" ed indirizzati a lavori del terziario, lavori spesso superflui e dannosi per tutta la societa, oltre ad essere nemici delle culture locali , non solo delle colture.
La crisi economica paneuropea è, in gran parte, il risultato di questa denaturalizzazione perversa , di questo odio verso la terra.
Senza banche si può vivere, forse anche meglio, ma senza mangiare no.
Sinceramente , preferisco un magrebino che si impegna che un banchiere speculatore che vive, da parasita, anche a spesa mia.

Messaggio modificato da navegna il Giovedì, 20-Giu-2013, 19:54
 
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Girumin
Inviato il: Lunedì, 08-Lug-2013, 18:13
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Bravo Navegna! Sono d'accordo in pieno. Ricordo le pesche succulente di Andora (altro pregiato prodotto agricolo tipico della nostra cara Liguria) che deliziarono tutta l'Italia ed anche altri mercati europei fino agli anni '60. Sperirono dal commercio quando gli illuminati proprietari terrieri e coltivatori diretti capirono che era più redditizio vendere i terreni ai cementificatori. Così Andora é diventata un anonimo agglomerato turistico invaso da folle forestiere in ciabatte d'estate e semideserto d'inverno: questo é ilprogresso!
 
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Girumin
Inviato il: Lunedì, 21-Ott-2013, 16:27
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Tra i prodotti agricoli di nicchia della Liguria figurano - ma molti europei non lo sanno se nessuno si preoccupa di farlo sapere - i fichi. Sul mercatosi trovano - sia freschi che secchi - solo quelli greci e turchi e quelli che maturano sulle piante di fico sopravvissute alla "rapallizzazione" dell'entroterra rimangono a disposizione dei merli: se qualcuno si desse da fare per valorizzare il prodotto, oltreché per i volatili ce ne sarebbe a iosa anche per il mercato dei bipedi
 
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navegna
Inviato il: Domenica, 17-Nov-2013, 17:11
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Trovare dei ficchi buoni è diventato una fortuna, una rarità... io ho piantato un'albero proprio perche la "merce" nei negozi non mi va.... sicuramente si potrebbe rivalutare il retroterra con prodotti agricoli di prima qualità, ma c'è un problema, e questo è il profumo del lavoro con le mani, quel profumo che tanti, dopo un'educazione terrafobica, considerano puzza , quella famosa puzza sotto il naso. Se avessi qualche 20 anni di meno, non sarei più qui ma sicuramente dove si possa ancora coltivare un terreno e vivere dignitosamente col prodotto del lavoro delle proprie mani.
 
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Girumin
Inviato il: Martedì, 26-Nov-2013, 18:43
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Un altro pregiato prodotto di nicchia alla portata degli agricoltori ponentini é la lumaca - propriamente chiocciola helix Pomatia - d'allevamento. Mi risulta che esista un solo allevamento in valle d'Arroscia. Quanti altri se ne potrebbero impiantare? All'Accademia di Pollenzo si promuove questa attività. Alé!
 
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