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Letti freddi, L'invasione di residenze secondarie
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GMB
Inviato il: Giovedì, 06-Set-2007, 15:20
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QUOTE (vincenzo @ Giovedì, 06-Set-2007, 11:00)
Ci sono CONTRADDIZIONI

Se fosse vero che la Repubblica di Genova aveva "assenza di cultura ligure e di consapevolezza dei legami che intercorrono tra una comunità e il suo paesaggio storico e naturale......L'assenza di identità in breve.." allora come si spiega che proprio durante il periodo della Repubblica di Genova abbiamo avuto la MASSIMA tutela dei nostri "borghi" , dei nostri "centri storici", del nostro paesaggio e della nostra agricoltura ( le "fascie", le "creuze") ????....
Tutto quello che c'è di veramente BELLO nelle città liguri è stato costruito durante la REPUBBLICA di GENOVA.
E' con l'avvento dell'occupazione italiana che è iniziato e perdura lo "scempio" !!!

Il mercato immobiliare è nato nel XX secolo. Prima le case erano quelle che oggi definiamo 'commodities', fatta eccezione per le ville che invece erano emblemi familiari, segno di prestigio e potenza. Non solo: costruire era difficile e molto costoso a causa della scarsità di mezzi tecnici a disposizione. Inoltre era necessario usare materiali locali, chiaramente non prefabbricati, il che garantiva pregio estetico a prescindere dalla semplicità degli edifici. Creuze e fasce erano poi le 'infrastrutture' di un mondo contadino e artigiano, costruite in vista di criteri utilitaristici ma, per quanto detto su materiali locali e incapacità di produrre impatti ambientali, necessariamente 'belle'. Un altro mondo, in breve.

Che in epoca repubblicana si era costruito spontaneamente ma non aveva mai riflettuto su sé stesso, sulla propria tipicità, sulla propria valenza culturale. Del resto la Repubblica di Genova non ha mai promosso nemmeno la lingua genovese al rango di idioma ufficiale.

Furono limiti, questi, dovuti a diversi fattori storici. Ai tempi della Repubblica, la Liguria conosceva pochissimo di sé stessa e quel poco non era affidato a propri intellettuali, ma al clero. Molte chiose sul genovesato portano inoltre firme straniere, segno che la Serenissima non ha saputo cogliere il momento di trapassare nella modernità e rinnovare la propria veste.

Non fu l'unica: anche gli altri Stati italici versavano nelle stesse condizioni.

Non c'è da scandalizzarsi. Del resto se nella memoria popolare l'antica Repubblica è pressochè scomparsa e l'identità ligure non ha mai posto problemi al nascente Stato italiano, nè nel 1815 né oggi, qualche ragione dovrà ben esserci. Non colpa, ma ragione. Oggi si tratta di comprenderle per ripartire.

Ciao.
 
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scimun
Inviato il: Giovedì, 06-Set-2007, 17:04
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ineccepibile.
 
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vincenzo
Inviato il: Giovedì, 06-Set-2007, 20:18
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La "ragione" fondamentale è nel voluto OSCURANTISMO storico.

Franco Monteverde nel suo articolo del 19 maggio 1999 su "IL LAVORO" è stato chiarissimo : " Se la storia di Genova, ma anche delle altre città liguri, pare caduta nell'oblio nell'animo stesso dei genovesi è frutto di precise scelte politiche volte a cancellare una realtà politica e sociale straordinaria, quella dell'antica repubblica, che aveva saputo illuminare di sè non solo le vicende della penisola italiana , quanto il continente europeo e le lunghe sponde del Mediterraneo per oltre otto secoli....."
Questo è il motivo per cui "....nella memoria popolare l'antica repubblica è pressochè scomparsa e l'identità ligure non ha mai posto problemi al nascente stato italiano, nè nel 1815 nè oggi....."
Veramente nel 1849 un grosso problema gliela posto : Genova è insorta e hanno dovuto saccheggiarla per domarla !!!

Messaggio modificato da vincenzo il Giovedì, 06-Set-2007, 20:19
 
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GMB
Inviato il: Giovedì, 06-Set-2007, 23:35
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QUOTE (vincenzo @ Giovedì, 06-Set-2007, 18:18)
La  "ragione" fondamentale è nel voluto OSCURANTISMO  storico.

Franco Monteverde nel suo articolo del 19 maggio 1999 su  "IL LAVORO" è stato chiarissimo : " Se la storia di Genova, ma anche delle altre città liguri, pare caduta nell'oblio nell'animo stesso dei genovesi è frutto di precise scelte politiche volte a cancellare una realtà politica e sociale straordinaria, quella dell'antica repubblica, che aveva saputo illuminare di sè non solo le vicende della penisola italiana , quanto il continente europeo e le lunghe sponde del Mediterraneo per oltre otto secoli....."
Questo è il motivo per cui  "....nella memoria popolare l'antica repubblica è pressochè scomparsa e l'identità ligure non ha mai posto problemi al nascente stato italiano, nè nel 1815 nè oggi....."
Veramente nel 1849 un grosso problema gliela posto : Genova è insorta e hanno dovuto  saccheggiarla per domarla !!!

Attenzione, nel 1849 l'insurrezione non fu finalizzata a restaurare la vecchia Repubblica oligarchica. Semmai, se avesse avuto successo, quella 'rivoluzione' si sarebbe ispirata alla Repubblica ligure di Napoleone e avrebbe ambito a porsi come nuovo principio unificatore della penisola.

Certamente il neo-nato Stato italiano non aveva interesse a mantenere vivi i simboli comunque prestigiosi del regime precedente, ma il punto è un altro: le oligarchie genovesi non intesero mai il proprio ruolo come quello di 'costruttori' di una nazione ligure nel senso moderno del termine.

Questo è un punto fondamentale che si deve tenere a mente se si vuole capire la Repubblica di Genova, che non a caso mutuava il nome da una città: Genova fu una consorteria di famiglie che si espanse per ragioni strategiche di carattere politico e militare a Levante e a Ponente. Unificò la Liguria politicamente, ma non le diede mai un carattere nazionale fondato su una forte tradizione statuale, su una leva militare e sulla rielaborazione dei caratteri etno-culturali autoctoni.

Forse l'oligarchia non capì l'evoluzione dei tempi, forse per ragioni di prestigio aveva gioco migliore - di fronte ai potentati internazionali - a presentarsi come 'italiana' non pensando di poter subire lo scherzo patito durante il congresso di Vienna, sicuramente era erede di una civiltà di mercanti impossibilitati a dedicarsi alle arti, alla cultura e perfino alla conoscenza di sé, del proprio territorio e della propria specificità.

Il segno decisivo di quanto dico è l'assoluta assenza di un autentico ceto intellettuale laico. Quando questo ceto emerse, non potè che parlare in italiano e radicarsi nella tradizione unitaria. Ricordiamoci che per trovare un vero letterato capace di sfidare i pregiudizi ed esprimersi in genovese abbiamo dovuto aspettare Fabrizio De Andrè, a meno che non si vogliano definire 'classici' i Rossi o i Foglietta.

Che poi i libri di storia italiana facciano di tutto per sminuire lo straordinario portato storico della Repubblica di Genova, capace di inaugurare la civiltà comunale e di innovare la navigazione, il commercio, le tecniche di battaglia, il sistema bancario e l'idea stessa di tempo (vedasi Le Goff), è un altro discorso ed è un discorso vero: ma gli intellettuali, coloro che scrivono i libri, potrebbero mai apprezzare tempi e luoghi privi di intellettualismo?

Insomma, viva la Liguria indipendente e libera dall'oppressione della politica italiana che le impedisce di sviluppare un proprio progetto sociale ed economico: ma questa Liguria dovrebbe giocoforza essere ancora uno Stato culturalmente italiano sebbene fortemente aperto all'Europa. Dovrebbe trovare una propria identità, prim'ancora che nel passato, nel futuro.

Del resto, e concludo, da quanto è che a Genova si parla di cultura? Azzardo una risposta: dal 2000 o giù di lì.

Messaggio modificato da GMB il Giovedì, 06-Set-2007, 23:36
 
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Franco
Inviato il: Venerdì, 07-Set-2007, 12:12
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QUOTE (GMB @ Giovedì, 06-Set-2007, 23:35)
Attenzione, nel 1849 l'insurrezione non fu finalizzata a restaurare la vecchia Repubblica oligarchica...

Caro GMB,

diversamente dai tuoi altri interventi, in questo trovo elementi su cui dissento nel senso che non li ritengo "storicamente" fondati. Comincio con ordine.

1. I moti del 1849. La motivazione che spinse i Genovesi ad insorgere non è totalmente chiara ed è stata oggetto di ampio dibattito. Tuttavia molti autori propendono per la tesi "indipendentista" (gli altri per quella "risorgimentale"). D'altra parte nel breve spazio della Restaurazione (26 aprile 1814 - 26 dicembre 1814) chi stava predisponendo la "nuova" costituzione si ispirava a quella del 1576, le Leges Novae, e non a quelle del periodo napoleonico. E fu la costituzione del 1576 che Lord Bentinck ripristinò clo suo famoso
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2. La Nazione Ligure. Anche questo è un tema di ampio dibattito. Oggi, specie dopo gli
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di Geo Pistarino e di altri, è chiaro che la Repubblica di Genova fu uno stato/nazione vero e proprio e non un simulacro di stato. Il fatto è che era uno stato del tutto differente da quelli "tradizionali e burocratici" (Repubblica di Venezia, Austria, ecc.) che pur erano di grande efficienza. Era sì una consorteria di famiglie, ma assolutamente attaccata alla loro nazione/stato: la Liguria. In tutte le occasioni, ultima il Congresso di Vienna, i genovesi hanno sempre reclamato l'indipendenza e l'integrità territoriale.

3. I patrizi non costruirono una "nazione". Questo mi pare un pregio e non un difetto! Ai genovesi non interessava dominare i popoli! Che ognuno si governasse come meglio riteneva: era l'esaltazione dei patti federali tra le genti, genti che potevano essere tra loro differenti. Molti cittadini del Ponente (dico: Ponente!) ringraziarono Lord Bentinck per aver ripristinato la Repubblica di Genova! Sì: era una nazione che trattava i suoi membri da cittadini liberi e non da sudditi, magari sudditi di una cieca buroscrazia (il "signor nessuno" di Hanna Arendt).

4. Assenza di un ceto intellettuale. Mah?!... Perché dici questo? A Genova lavorarono i migliori artisti europei, il genovese ha una letteratura scritta e ininterrotta dal 1291 (Anonimo genovese) ad oggi. Io poi più che Rossi e Foglietta citerei Steva De Franchi: nelle sue poesie traspare un fortissimo spirito nazionale! Certo non furono mecenati come lo furono i Medici: alla fine genovesi lo erano!

In ultimo la questione della lingua. Sì è vero il genovese non fu mai lingua ufficiale della Repubblica: prima lo fu il latino, poi (sei-settecento) l'italiano. Ma lo sai che Venezia adottò l'italiano come lingua ufficiale già nel Trecento? Per loro non fai nessuna critica?

L'ho già scritto da qualche altra parte: la diversità sta nella formazione caratteriale dei genovesi: il partito del maniman che ha reso grande la Repubblica quando c'era la responsabilità di governo e che ci sta affossando oggi che di responsabilità crediamo di non averne più!
 
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GMB
Inviato il: Venerdì, 07-Set-2007, 14:00
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QUOTE (Franco @ Venerdì, 07-Set-2007, 10:12)
QUOTE (GMB @ Giovedì, 06-Set-2007, 23:35)
Attenzione, nel 1849 l'insurrezione non fu finalizzata a restaurare la vecchia Repubblica oligarchica...

Caro GMB,

diversamente dai tuoi altri interventi, in questo trovo elementi su cui dissento nel senso che non li ritengo "storicamente" fondati. Comincio con ordine.

1. I moti del 1849. La motivazione che spinse i Genovesi ad insorgere non è totalmente chiara ed è stata oggetto di ampio dibattito. Tuttavia molti autori propendono per la tesi "indipendentista" (gli altri per quella "risorgimentale"). D'altra parte nel breve spazio della Restaurazione (26 aprile 1814 - 26 dicembre 1814) chi stava predisponendo la "nuova" costituzione si ispirava a quella del 1576, le Leges Novae, e non a quelle del periodo napoleonico. E fu la costituzione del 1576 che Lord Bentinck ripristinò clo suo famoso
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2. La Nazione Ligure. Anche questo è un tema di ampio dibattito. Oggi, specie dopo gli
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di Geo Pistarino e di altri, è chiaro che la Repubblica di Genova fu uno stato/nazione vero e proprio e non un simulacro di stato. Il fatto è che era uno stato del tutto differente da quelli "tradizionali e burocratici" (Repubblica di Venezia, Austria, ecc.) che pur erano di grande efficienza. Era sì una consorteria di famiglie, ma assolutamente attaccata alla loro nazione/stato: la Liguria. In tutte le occasioni, ultima il Congresso di Vienna, i genovesi hanno sempre reclamato l'indipendenza e l'integrità territoriale.

3. I patrizi non costruirono una "nazione". Questo mi pare un pregio e non un difetto! Ai genovesi non interessava dominare i popoli! Che ognuno si governasse come meglio riteneva: era l'esaltazione dei patti federali tra le genti, genti che potevano essere tra loro differenti. Molti cittadini del Ponente (dico: Ponente!) ringraziarono Lord Bentinck per aver ripristinato la Repubblica di Genova! Sì: era una nazione che trattava i suoi membri da cittadini liberi e non da sudditi, magari sudditi di una cieca buroscrazia (il "signor nessuno" di Hanna Arendt).

4. Assenza di un ceto intellettuale. Mah?!... Perché dici questo? A Genova lavorarono i migliori artisti europei, il genovese ha una letteratura scritta e ininterrotta dal 1291 (Anonimo genovese) ad oggi. Io poi più che Rossi e Foglietta citerei Steva De Franchi: nelle sue poesie traspare un fortissimo spirito nazionale! Certo non furono mecenati come lo furono i Medici: alla fine genovesi lo erano!

In ultimo la questione della lingua. Sì è vero il genovese non fu mai lingua ufficiale della Repubblica: prima lo fu il latino, poi (sei-settecento) l'italiano. Ma lo sai che Venezia adottò l'italiano come lingua ufficiale già nel Trecento? Per loro non fai nessuna critica?

L'ho già scritto da qualche altra parte: la diversità sta nella formazione caratteriale dei genovesi: il partito del maniman che ha reso grande la Repubblica quando c'era la responsabilità di governo e che ci sta affossando oggi che di responsabilità crediamo di non averne più!

Caro Franco, sta emergendo un bellissimo dibattito. Dunque proseguiamolo.

Premetto che io non muovo rimproveri. Non giudico la storia ma tento di comprenderla. Mi chiedo cioè perchè le cose siano andate in un certo modo piuttosto che in un altro.

1) E' vero che, per quanto concerne il 1849, ritengo più plausibile l'ipotesi risorgimentale quale ipotesi di fondo visto che la Repubblica oligarchica, di fatto, non esisteva più da 50 anni durante i quali il mondo era radicalmente mutato e con esso le idee che ispiravano l'azione. Che poi alcuni siano stati mossi dal desiderio di restaurazione o che altri confondessero le due istanze è comunque possibile.

2) Secondo quanto comunemente si intende con 'nazione moderna' Genova non fu uno Stato nazione, e in parte - se leggo bene - lo ammetti anche tu quando quoti che "i patrizi non costruirono una "nazione". Genova fu una città-stato, e sia chiaro: è un modello che io apprezzo e che ritengo post-moderno, attuale. Ma non 'moderno': fu cioè troppo esposto - nel lunghissimo periodo che separa l'avvento dell'assolutismo dalla caduta del muro di Berlino - a quella che manzonianamente chiamo 'malizia dei tempi'.

3) Io sono un liberale: ergo non amo l'ingerenza dello Stato nella vita civile, ma il regime oligarchico non era esattamente un modello garantista e trasparente, anzi: era vittima di quelli che oggi chiamiamo 'conflitti d'interesse' e aveva la brutta abitudine di 'familizzare' l'interesse pubblico. Ma sono anche storicista e ammetto che in quei tempi in giro non c'era niente di meglio. Anzi: del tutto preferibile un'oligarchia ai signori feudali che imponevano lo 'jus primae noctis'. Purtuttavia, quando la Repubblica cadde era espressione di un mondo che non si era rinnovato come avrebbe dovuto. Vediamo perchè.

4) E' vero che dopo Andrea Doria i patrizi si sono aperti all'arte e alla cultura, ma sempre a livello privato e non pubblico. Quello che a noi è mancata è una cultura capace di essere espressione di una civiltà. Ed è mancata, sia chiaro, a tutti gli Stati italiani, Venezia compresa. E' qui che, a mio avviso, si annidano le ragioni profonde della caduta della Repubblica e, da un certo punto di vista, la sua 'sostituibilità' nell'immaginario collettivo. La sua sostituibilità con cosa? Con uno Stato che fosse erede della 'romanità', ossia di una civiltà trapassata ma compiuta in sé stessa e portatrice di quella visione del mondo che il Rinascimento aveva riportato alla luce. E quando i genovesi si aprirono come detto all'arte, lo fecero sull'onda del Rinascimento: sull'onda del mondo classico, un mondo in cui la Liguria era una 'Regio' romana. Si: l'oligarchia, almeno un pò, la fossa se l'è scavata.

5) Andiamo avanti con un progetto di libertà a misura dei liguri 'globalizzati', consapevole del passato ma anche del compito di dover costruire una civiltà originale (che io chiamo glocale) e in grado di rinnovare in senso liberale una nobile tradizione di auto-governo.


 
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Franco
Inviato il: Venerdì, 07-Set-2007, 16:10
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QUOTE (GMB @ Venerdì, 07-Set-2007, 14:00)
1) E' vero che, per quanto concerne il 1849, ritengo più plausibile l'ipotesi risorgimentale...

Io propendo per l'ipotesi indipendentista. Gli studi di Luigi Grasso hanno definitivamente provato che la rivolta fu popolare. Ad essa partecipò tuttavia Lorenzo Pareto, figlio del grande Agostino. Occorre ricordare che il mito del Balilla allora era fortissimo, tant'è vero che i bersaglieri uccidevano i genovesi gridando "Dov'è Balilla" e Portoria fu il luogo del pesante bombardamento (che uccise una centinaio di ricoverati all'ospedale di Pammatone). I Genovesi, il popolo genovese, quello che insorse nel 1746, pensò di poter tornare indietro ai tempi dell'amata (perché così era) Repubblica. Chi tentennò nel 1849 come nel 1746 fu la classe di governo che tenne un comportamento ambiguo. Ma per quello che ho letto lo stimolo di fondo della rivolta popolare fu indipendentista. In
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Enrico Guglielmino porta molti argomenti a sostegno di questa tesi.

QUOTE (GMB @ Venerdì, 07-Set-2007, 14:00)
...ma il regime oligarchico non era esattamente un modello garantista e trasparente, anzi: era vittima di quelli che oggi chiamiamo 'conflitti d'interesse' e aveva la brutta abitudine di 'familizzare' l'interesse pubblico...

Su questa affermazione nutro seri dubbi. A fine mandato i dogi erano sottoposti al giudizio dei supremi sindicatori e qualcuno incappò nelle loro maglie (famoso il caso di Gio. Battista Lercari (1563 - 1565) il cui figlio Stefano fu condannato a morte proprio per la sua reazione al giudizio dei supremi sindicatori). Tieni inoltre presente che chi aveva incarichi di governo in realtà doveva pagare di tasca sua molte incombenze di governo (per questo occorreva che fosse ricco). Celebri sono le proteste dei possessori dei Palazzi dei Rolli per gli scarsi rimborsi che la Repubblica provvedeva loro.

QUOTE (GMB @ Venerdì, 07-Set-2007, 14:00)
...Ma sono anche storicista e ammetto che in quei tempi in giro non c'era niente di meglio...

No ho alcun dubbio che questa sia la corretta chiave di lettura della storia, in particolare della storia della Repubblica di Genova.

QUOTE (GMB @ Venerdì, 07-Set-2007, 14:00)
...Quello che a noi è mancata è una cultura capace di essere espressione di una civiltà...

Su questo dissento fortemente. Io credo invece che, ferma restando la chiave di lettura della storia appena citata, la Repubblica di Genova fu fonte di valori importantissimi ed ancor oggi attualissimi che Vincenzo ed io abbiamo sintetizzato nei
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. Ma dirò di più. Lo sapevi che Benjamin Franklin, uno dei padri della civiltà americana, fu ospite della Repubblica di Genova la quale stava per stringere patti con l'America?
clicca
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Ebbene Vincenzo ed io abbiamo il sospetto che l'importante azione che face nella sua patria americana possa essere stata influenzata dalla civiltà del governo e del popolo ligure!

QUOTE (GMB @ Venerdì, 07-Set-2007, 14:00)
...E' qui che, a mio avviso, si annidano le ragioni profonde della caduta della Repubblica e, da un certo punto di vista, la sua 'sostituibilità' nell'immaginario collettivo. La sua sostituibilità con cosa?...

Qui non posso che ripetermi. Tra il 26 aprile 1814 e il 26 dicembre 1814 un gruppo di patrizi genovesi assieme a Lord Bentinck studiarono come adeguare la costituzione del 1576 alle nuove idee, specie quelle post rivoluzione francese: ne sarebbe nata di sicuro una stupenda Repubblica, un esempio per l'Europa se il Congresso di Vienna non avesse reciso questo fiore (cribbio che poesia!). Nel libro di Massimilano Spinola, La restaurazione della Repubblica Ligure, Genova 1863, reperibile nelle civiche biblioteche, puoi trovare tantissime informazioni su questi progetti di costituzione.
 
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Franco
Inviato il: Sabato, 08-Set-2007, 09:07
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Per avere maggiori riferimenti, ho messo in Rete l'autorevole parere del prof. Giovanni Assereto (ordinario di Storia Moderna nell'università di Genova) circa il carattere "separatista" della rivolta del 1849. Scrive infatti il prof Assereto

tutto sta a testimoniare il carattere separatista dell'insurrezione, il feroce sentimento antipiemontese che lo animò

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Quale mio commento dirò che a me non piace il termine separatista perché lascia presuporre un'unione che non vi fu mai: i genovesi rivolevano la loro plurisecolare indipendenza che gli fu tolta illegittimamente!
 
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GMB
Inviato il: Sabato, 08-Set-2007, 14:16
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Il carattere separatista della rivolta è fuori discussione. Il mio dubbio è un altro: che la protesta, visti i fatti da cui scaturì, avesse carattere 'risorgimentale' e fosse comunque orientata a lasciare aperta la questione unitaria.

Il cuore dei miei appunti è però un altro: perchè la Repubblica di Genova non elevò il genovese al rango di lingua ufficiale? Non lo fece neanche Venezia col Veneto, verissimo. E infatti oggi i fremiti autonomisti di quelle terre trovano un'udienza molto limitata. Ma perchè Genova lasciò che la cultura ligure rimanesse folklore, ossia cultura popolare, e non fonte di ispirazione artistica capace di dare vita a una tradizione autoctona?

Perchè, vale a dire, non elevò la ligusticità - ricca di storie, paesaggi, tradizioni - allo stadio di 'classicità', ad autentica risorsa di meditazione filosofica? Perchè non innescò questo processo? Perchè fa parte del carattere genovese? E' possibile, come è possibile che nell'uso del latino e dell'italiano i patrizi rintracciassero un simbolo del proprio stato sociale.

E' si vero che la Repubblica di Genova fu motore di una civiltà: ma un motore tanto potente da essere, oserei dire, metapolitico ed europeo. Ebbe cioè un respiro talmente ampio che tralasciò il proprio patrimonio effettivo rinunciando ad essere artefice di autentico 'nation building'. Questo quando il processo in Europa era già cominciato attraverso le monarchie.

Tutto ciò, almeno in parte, spiega la situazione attuale. Il perchè la cultura ligure sia folklore, qualcosa che oggi non è più cultura popolare (oggi la cultura popolare è la cultura pop, massificata e globale) ma rievocazione storica. E il perchè sia così difficile comunicare un'esperienza storica che ha lasciato si ampie tracce del proprio potere, ma che non l'ha mai celebrato come 'communitas' a beneficio proprio.








 
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Girumin
  Inviato il: Lunedì, 10-Set-2007, 13:45
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Condivido ancora una volta la tesi di Scimun (cui ho scritto in privato, senza però ricevere risposta). Nel secolo scorso - il XX - non c'era più miseria in Liguria
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. Nel secondo dopoguerra é stata scoperta e tacitamente diffusa la ricetta per far soldi col minimo sforzo e massimo rendimento: vendere immobili a tutta birra ed a prezzi apparentemente iperbolici (nel breve termine) e trovare impieghi per vivere bene tutto l'anno lavorando al massimo per sei mesi. L'agricoltura Ligure é andata, o sta andando...a Pechino (come si usa dire qui in Ticino)
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: le colture orticole estensivo/intensive della piana di Albenga prosperano (fino a quando i cementificatori non faranno tabula rasa!) grazie agli extracomunitari. A quando gli ulivicoltori greci, macedoni o maghrebini per rilanciare la produzione olearia (tra l'altro sovvenzionabile dalla CEE)?
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A suo tempo - qualche decennio fa - furono i Calabresi che rilanciarono la produzione di fiori del Sanremese partendo dagli insediamenti precari di Bussana vecchia!
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Franco
Inviato il: Lunedì, 10-Set-2007, 23:36
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QUOTE (Girumin @ Lunedì, 10-Set-2007, 13:45)

...Scimun (cui ho scritto in privato, senza però ricevere risposta)...

Da leggere.

Girumin probabilmente non hai mai scritto un messaggio privato a Scimun. Per ben due volte infatti ho ricevuto, quale moderatore, tue segnalazioni che avevano appunto l'apparenza di messaggi privati e che ho buttato via per riservatezza. Le segnalazioni servono a segnalare ai moderatori eventuali scorrettezze di un messaggio e si mandano ai moderatori schiacciando "Report" in alto a destra. I messaggi privati si inviano invece schiacciando PM in basso a sinistra. Ritengo che Scimon non abbia mai ricevuto quello che tu pensavi fosse un messaggio privato.
 
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scimun
Inviato il: Martedì, 11-Set-2007, 15:15
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ho risposto due volte ma penso che non sia arrivata la mia risposta, perchè il messaggio di girumin mi è arrivato.
vabbè.
scusate l'ot
 
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Girumin
Inviato il: Martedì, 11-Set-2007, 19:06
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Io non ho ricevuto neppure una risposta: me l'aspettavo sul mio indirizzo @mail. Non importa: andiamo avanti con questa bella discussione!
 
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SPQI
Inviato il: Martedì, 11-Set-2007, 20:36
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QUOTE (GMB @ Sabato, 08-Set-2007, 13:16)
Il cuore dei miei appunti è però un altro: perchè la Repubblica di Genova non elevò il genovese al rango di lingua ufficiale? Non lo fece neanche Venezia col Veneto, verissimo. E infatti oggi i fremiti autonomisti di quelle terre trovano un'udienza molto limitata. Ma perchè Genova lasciò che la cultura ligure rimanesse folklore, ossia cultura popolare, e non fonte di ispirazione artistica capace di dare vita a una tradizione autoctona?

Forse perchè c'era e bastava questo, tantopiù che la cultura e la lingu ligure hanno i realtà influenzato la lingua marinaresca mediterranea. Non ci si sognava neppure che potesse scomparire, perciò non si rendeva necessrio preservarla.

Oggi accade l'esatto contrario, infatti siamo qui a porci il problema.
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scimun
Inviato il: Mercoledì, 12-Set-2007, 19:03
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Iscritto il: 31-Lug-2007



scusate ancora l'ot
ho risposto come messaggio personale non all'indirizzo di posta elettronica..strano che non sia arrivato.
riprovo appena ho un attimo e speriamo di riuscirci!

parlando di lingua
è assolutamente scandaloso il caso ligure...
in Veneto o in Friuli o capisci o capisci, a Napoli anche e fanno bene visto che la loro è una lingua che dalla sua ha anche una letteratura degna di una lingua nazionale come il francese o lo spagnolo, in Liguria e in Piemonte se parli dialetto sei un campagnolo un po'ritardato da escludere e non portare in giro per fare brutte figure..meno male che nell'entroterra si parla ancora a tutto andare in dialetto altrimenti..
 
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