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Limonte?, No, grazie!
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Carlo
Inviato il: Mercoledì, 04-Lug-2007, 13:46
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Buongiorno Bampi



Ho letto la sua mail, è molto cruda ma non racconta nulla di nuovo. Ormai sono sette anni che sono SCAPPATO da Genova. Io sono un ligure, un genovese, uno vero, da generazioni. Ho finito l'università, ho fatto il militare (in liguria) e poi ho detto basta e ho iniziato a girovagare per il nord Italia. L'ho fatto a malincuore (volendo avevo un buo lavoro anche a Genova, non avevo bisogno di emigrare) ma vivere a Genova, dove c'è di tutto tranne che genovesi non è proprio gratificante. A casa mi hanno insegnato il dialetto, cosa strana per un ragazzo che adesso ha 33 anni e ha sempre vissuto a Pegli, lo parlavano i miei nonni, lo parlano ancora i miei genitori. Io no, se parlavo in dialetto chi mi poteva capire, con chi potevo parlare quando a scuola la maggior parte dei ragazzi erano figli di immigrati (meridionali prima, extracomunitari adesso). Con questo non voglio esprimere nessun dissenso verso i meridionali o porre questioni razziali (le tradizioni non hanno nulla a che vedere con la razza) ma la liguria, e Genova in particolare, è stata invasa da altre persone, i liguri sono diventati una minoranza se non spariti (in zone quali il CEP, Palmaro, Cornigliano trovare un genovese di nascita e di lingua era impossibile). Pochi immigrati si integrano, molti si associano. Genova è stata presa d'assalto da persone che non avevano nessun interesse a viverla ma solo a sfruttarla. E adesso sono più di noi. Zena non esiste più, non come città ma come cittadini.

Ho vissuto in Emilia, adesso sono in Lombardia e sono passato per il Veneto. Anche in queste regioni c'è molta immigrazione ma non hanno avuto le ondate. Nei paesi si parla ancora il dialetto, si sente ancora dire "la mia terra" oppure "la mia razza" si ha orgoglio per il territorio e si lavora per arricchire quel territorio che un domani sarà dei figli. A Genova no, non interessa più della città, l'hanno spemuta, lo stato (l'IRI) l'ha distrutta, chi ha potuto l'ha sfruttata e adesso per i figli non resta che piangere un pò di elemosia a Roma. Adesso abbiamo a che fare con una città senza cittadini, senza una lingua, senza più una cultura cresciuta in secoli di storia. Sono rimasti i muri, le strade e la tristezza di quella minoranza che la chiama ancora Zena.

Ai miei figli volevo dare un futuro,una terra e soprattutto l'orgoglio per quella terra. Per farlo ho dovuto parlar bresciano.

Sono nato genovese e non mollo, ma tornerò solo quando Genova sarà di nuovo Zena.



Buongiorno

Carlo
 
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GMB
Inviato il: Mercoledì, 04-Lug-2007, 14:33
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Ok ragazzi, ma se siamo già al De Profundiis invito il MIL ad attivarsi per acquistare un'isola nel Pacifico e rifondare la nuova Genova. Io qualche euro, nel progetto, ce lo butto volentieri.

Però credo che a molti della propria terra interessi ancora. Anche qui in Liguria. Solo, gli interessa nel modo sbagliato. Molta gente si pone le domande sbagliate e le risposte sono di conseguenza decentrate in rapporto all'obiettivo di ridare lustro e dignità al genovesato.

I miei parenti emiliani si sorprendono sempre di fronte alle tradizioni che esistono ancora qui da noi. Le tradizioni dei Sestieri, dei portatori di Cristi ma anche l'attaccamento smodato alle compagini calcistiche e alla nostra grande tradizione teatrale e musicale.

E' vero che nel Nord sono più "nazionalisti", ma il loro è un nazionalismo difensivo, basico, tinteggiato di sentimenti xenofobi, tipico di un mondo provinciale e ripiegato su sé stesso. Su un passato presunto e non su un futuro da costruire.

Tutto ciò è distante da Genova (il che non esclude ovviamente la possibilità di una federazione padana di carattere strategico), che ha da sempre esteriorizzato la propria cultura secondo consolidati movimenti respiratori: inspirare dall'esterno, far filtrare aria vivanell'apparato e restituirla all'esterno.

E oggi Genova soffre per questa ragione: perchè da centro dell'Europa moderna è diventata periferia. Da cuore pulsante della globalizzazione, provincia italiana. Un ruolo da località contadina che non le calza per niente.

Genova si riscatta attraverso una sola strada: ringiovanire e veicolare energie in un nuovo progetto di protagonismo internazionale, che può solo passare attraverso infrastrutture, tecnologia e AUTONOMIA. Dove si potrebbe mai andare senza una libertà che solchi una storia che ha lasciato tracce profonde? E queste tracce, che sono i nostri palazzi, le nostre strade, le nostre istituzioni storiche, devono riuscire ad intercettare nuovamente i destini dell'Europa e del Mediterraneo.


Brescia, con tutto il rispetto, questo non lo potrà mai minimamente sognare. Noi si.
 
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got
Inviato il: Mercoledì, 04-Lug-2007, 16:17
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Genova è una grande città, ma la Liguria è anche altro.
Che Genova abbia avuto un "invasione" è falso, primo perhcè le invasioni si fanno armati, secondo perchè sono proprio i genovesi che si sono venduti le braghe (spesso sfruttando) a immigrati vari, quindi c'è poco da piangersi addosso.
Nell'entroterra la tradizione, come la lingua, è ancora presente e profonda, non tutto è perso, i liguri veri sono gente che non molla, e oggi difronte ad una proposta così vergognosa sarà meglio tornare uniti altrimenti qualche giorno ci troviamo una bella discarica piemontese in qualche valle...
Saluti
 
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montagnin
Inviato il: Mercoledì, 04-Lug-2007, 23:05
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Buonasera. Sono nuovo del forum e del sito, nel quale sono entrato più che altro per curiosità. Sono contrario al "Limonte" ma credo che questa idea delirante sia la logica conseguenza di quanto sta avvenendo da alcuni anni in Italia. Proverò a spegarmi, anticipandovi che andrò controcorrente rispetto alle opinioni della maggior parte di voi. Almeno credo. Il "Limonte" è un'invenzione che può legittimamente fregiarsi del titolo, di questi tempi quanto mai onorifico, di federalista. Non si voleva il federalismo in Italia? addirittura la secessione di una nazione-che-non-esiste, quale la "Padania"? non si è modificata anche al Costituzione, per ottenere ciò? ebbene, signore e signori, il federalismo è servito mica da Bossi e da Maroni ma da Burlando e Bresso. Federalismo potenziale, certo, ma potenzialmente quasi una secessione e con il conforto, rispetto alla nazione-che-non-esiste, almeno della tradizione storica: una riedizione del Regno di Sardegna, al quale manca solo quest'ultima. Una sorta di restaurazione, un Congresso di Vienna - Noli del XXI secolo. Quanto accade è figlio della sbronza federalista degli ultimi anni. Le piccole regioni del sud non sopravviveranno, quelle del nord, come la Liguria, verranno inevitabilmente annesse da quelle più forti economicamente. Il Paese verrà sfasciato, chi ci rimetterà non sarà "Roma ladrona" ma chi ci guadagnerà saranno le lobby lombarde e piemontesi. L'Italia, in fondo, fino ad oggi aveva garantito la sopravvivenza e la dignità della nostra terra (cosa che non aveva fatto il Piemonte sabaudo). Pensateci.
 
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Girumin
  Inviato il: Giovedì, 05-Lug-2007, 16:14
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QUOTE (Franco @ Martedì, 03-Lug-2007, 15:30)
Lo confesso: ho sempre pensato che sarei morto prima di vedere la fine della mia amata terra di Liguria. Già perché con una classe politica di infima qualità, con un'imprenditoria capace solo a mendicare gli aiuti di stato, senza volontà di rischiare e di fare impresa per davvero, con una popolazione che quando va bene mugugna un po' e poi accetta tutto, anche di non parlare più la lingua dei nostri padri, con un materiale umano così, ebbene qualcuno ha ancora il dubbio che la Liguria, prima o poi, non sparirà?

Nessun dubbio! Solo che non me l'aspettavo così presto: ecco tutto. Pensavo che non l'avrei vista, la fine della Liguria. Ben inteso nessuna contrarietà ad accordi economici: quelli si fanno con tutto il mondo: dalla Cina, all'India, all'Inghilterra e via dicendo. Nulla di male accordarsi col vicino Piemonte per far funzionare meglio e di più gli ospedali delle due Regioni o quello che vi pare.

Ma perché, mi chiedo, la Facoltà di Ingegneria di Genova deve essere "l'estensione del Politecnico di Torino" e non un politecnico a se stante? I nostri vecchi
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addirittura l’anno di fondazione dell’Università per opporsi alle vessazioni e ai tagli che il governo di Torino voleva imporre al nostro Ateneo! E che bisogno c'è, aggiungo, di fare un simulacro di parlamento del Nord Ovest dove, con 60 consiglieri contro 40, il Piemonte ha sempre ragione?

Stiamo perdendo la nostra lingua genovese, il
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ormai è diventato Alto Tirreno, le nostre terre del Novese sono dette Basso Piemonte, invece che
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come la storia vorrebbe, e, invece di far qualcosa per riottenere dignità e responsabilità decisionali, i nostri strateghi politici da quattro soldi cosa fanno? Pensano al Limonte!

È fuor di discussione che la Liguria ha il
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di poter RI-tornare ad essere indipendente come lo è stata per oltre sette secoli. Invece di reclamare a gran voce questo diritto che i nostri padri ci hanno lasciato in eredità, i nostri governanti imbelli che si inventano? Un accordo umiliante con una regione, il Piemonte, che solo perché è più grossa conta di più. Ma quanto conterebbe nel mondo una Liguria ritornata indipendente?

Davvero non l'avrei creduto di assistere da vivo alla fine ingloriosa di una cultura splendida ed audace, anticipatrice di secoli di
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attualissimi, come quella della Repubblica di Genova.

E il popolo ligure dov'è? Quel popolo che nel 1746 col Balilla insorse contro gli austro piemontesi (sì, piemontesi), che con l'aiuto della Madonna sconfisse nel 1625 i piemontesi invasori nei pressi del santuario della Vittoria, che nel 1814 al Congresso di Vienna lottò per non essere annesso al Piemonte, quel popolo, quella gente oggi dove sono? Pavidi e ciechi, adagiati nelle mollezze, interessati solo alle futilità, i liguri di oggi sono così incapaci di reagire che non riescono neppure più a far figli!

E se saremo conquistati prima dal Piemonte e poi chissà da chi, non lamentiamoci: alla fine temo che dovremo ringraziare se l’invasore straniero ci lascerà salva la vita! Ai Romani divenuti rammolliti i barbari non gliela concessero!

Forse è vero: ognuno ha ciò che si merita: ma questa fine ignobile e ingloriosa avrei preferito non vederla mai.

Fortunatamente a questo scenario verosimile, cari miei conterranei, l’alternativa esiste ed è una sola: lasciar perdere i politicanti immarcescibili e darci da fare tutti insieme per ritornare indipendenti e per poter di nuovo decidere da noi dei nostri destini. Allora sì, ne sono convinto, riemergerebbe una classe dirigente degna di quella che portò la Liguria alla gloria, allo splendore e al benessere.

Franco Bampi
uno degli ultimi Patrioti Liguri

Lo confesso: ho sempre pensato che sarei morto prima di vedere la fine della mia amata terra di Liguria. Già perché con una classe politica di infima qualità, con un'imprenditoria capace solo a mendicare gli aiuti di stato, senza volontà di rischiare e di fare impresa per davvero, con una popolazione che quando va bene mugugna un po' e poi accetta tutto, anche di non parlare più la lingua dei nostri padri, con un materiale umano così, ebbene qualcuno ha ancora il dubbio che la Liguria, prima o poi, non sparirà?
Nessun dubbio! Solo che non me l'aspettavo così presto: ecco tutto. Pensavo che non l'avrei vista, la fine della Liguria.

Caro Franco, il Tuo "incipit" dice tutta la realtà della nostra terra che "ride al nostro cuore e piange" e che - così com'é - non può sfuggire né tardi né presto al totale annichilimento politico, sociale, amministrativo. Parlo soprattutto dell'entroterra che é riserva di caccia delle Comunità montane (estese talvolta fino alle spiagge!)e delle amministrazioni locali che agiscono secondo schemi obsoleti da almeno mezzo secolo. Nelle città non so, ma Genova sembra una metropoli "superba"!
Non sarà Limonte ma Piemuria fino a quando i Liguri non abbandoneranno l'illusione di vivere con i proventi del solo turismo e del mercato immobiliare vendendo la propria terra a prezzi pazzeschi, che però non sono remunerativi a lungo termine. La liguria ritroverà prestigio e benessere quando riscoprirà le proprie radici rurali. Altrimenti dovranno venire gli olivicoltori dal Maghreb per
mettere a frutto il patrimonio unico e vero che tutta la regione ha.
 
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triora
Inviato il: Lunedì, 09-Lug-2007, 12:22
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Nell'edizione odierna de "Il Secolo XIX" compare a pag.14, nella rubrica delle Lettere, l'intervento di Bampi (lo stesso riportato in questa discussione)
Quello che mi ha colpito è la risposta del direttore del giornale, soprattutto nella prima parte, quando afferma: "La Liguria ha un movimento indipendentista che quando si presenta alle elezioni raccoglie solo un pugno di voti, ciò che lo relega all'irrilevanza politica. Il persistere di questo sentimento vuol dire solo che il velletarismo non conosce limiti..."

Ma come si fa ad affermare una cosa simile?

Innanzitutto il signor Vaccari dovrebbe sapere che il MIl prende un pugno di voti perchè la storia ligure è una storia nascosta, che non viene insegnata in nessuna scuola. Se le persone non sono a conoscenza di certe verità, come possono supportarle?
E poi cosa significa il numero dei voti? Ciò che conta sono le idee, se sono fondate o no... Qui nessuno inventa niente.
Preferisco un movimento serio che prende lo 0,5%, piuttosto che un partito xenofobo che prende il 15%


Ah, poi Vaccari afferma: "un porto ...che è già superato da Barcellona...".
Sono sicuro che se fosse totalmente in mani liguri e all'interno di una Liguria indipendente, sarebbe ancora davanti a quello catalano.






 
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GMB
Inviato il: Lunedì, 09-Lug-2007, 13:01
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QUOTE (triora @ Lunedì, 09-Lug-2007, 10:22)
Nell'edizione odierna de "Il Secolo XIX" compare a pag.14, nella rubrica delle Lettere, l'intervento di Bampi (lo stesso riportato in questa discussione)
Quello che mi ha colpito è la risposta del direttore del giornale, soprattutto nella prima parte, quando afferma: "La Liguria ha un movimento indipendentista che quando si presenta alle elezioni raccoglie solo un pugno di voti, ciò che lo relega all'irrilevanza politica. Il persistere di questo sentimento vuol dire solo che il velletarismo non conosce limiti..."

Ma come si fa ad affermare una cosa simile?

Innanzitutto il signor Vaccari dovrebbe sapere che il MIl prende un pugno di voti perchè la storia ligure è una storia nascosta, che non viene insegnata in nessuna scuola. Se le persone non sono a conoscenza di certe verità, come possono supportarle?
E poi cosa significa il numero dei voti? Ciò che conta sono le idee, se sono fondate o no... Qui nessuno inventa niente.
Preferisco un movimento serio che prende lo 0,5%, piuttosto che un partito xenofobo che prende il 15%


Ah, poi Vaccari afferma: "un porto ...che è già superato da Barcellona...".
Sono sicuro che se fosse totalmente in mani liguri e all'interno di una Liguria indipendente, sarebbe ancora davanti a quello catalano.

Che vuoi farci, Triora. La risposta era prevedibile.

Certo è che senza apparizioni televisive e senza grandi risorse da investire in comunicazione (quelle che incassano gli altri partiti) uscire dal pantano del velleitarismo è difficile.

Mi sorprende però che Vaccari non colga in un movimento che, a differenza degli altri piccoli partiti, non è interessato a entrare nell'agone di giochi di potere, una risorsa per la regione, un pungolo per chi si impegna a rappresentare i liguri.

Ma si sa: l'astio di certi ambienti verso un'autonomia o un'indipendenza che fa rima baciata con la vera dottrina liberale e che ridurrebbe di fatto gli spazi di controllo centralista sul tessuto sociale ed economico è inevitabile.

Non dimentichiamo che i potentati liguri sono mefistofelici: vivono di politica e per la politica. Per questo è vero che un porto in mano ai liguri funzionerebbe meglio, ma solo a patto che questi liguri non siano quelli le cui gesta leggiamo sui giornali.
Altrimenti per la Repubblica di Genova è preferibile il regime podestarile.

A proposito. A fine mese mi concedo tre giorni dalle tue parti. Mi sono fatto convincere dalla vecchia battaglia del MIL sul turismo interno.
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triora
Inviato il: Lunedì, 09-Lug-2007, 19:21
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QUOTE (GMB @ Lunedì, 09-Lug-2007, 12:01)
A proposito. A fine mese mi concedo tre giorni dalle tue parti. Mi sono fatto convincere dalla vecchia battaglia del MIL sul turismo interno.
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Bravo! La Liguria non è solo mare!

E poi ai tempi della Repubblica di Genova, Triora era consociuta come il "Granaio di Zena"...
 
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GenoaJackson
Inviato il: Lunedì, 09-Lug-2007, 22:34
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Ritengo vomitevole e qualunquistica la risposta che Vaccari ha dato a Franco sul Secolo XIX...

Giornalisti fate pena!!!! Ma Vaccari è un giornalista?

Messaggio modificato da GenoaJackson il Lunedì, 09-Lug-2007, 22:35
 
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Liguria Nazione
Inviato il: Lunedì, 09-Lug-2007, 22:50
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fosse la prima volta che questo signore fa parlare di sè in termini non lusinghieri. ha dimostrato una volta di più che uomo è.
d'altra parte il secolo è diventata una testata talmente anti-ligure che non mi stupisco più.
 
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montagnin
Inviato il: Lunedì, 09-Lug-2007, 23:11
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Certamente la risposta di Vaccari a Bampi è stata supponente ed anche un po' scortese nel pretendere di liquidare l'esperienza politica del vostro movimento in quel modo così semplicistico. Non perché il MIL non ha ottenuto sino ad ora risultati elettorali soddisfacenti, può infatti essere ridicolizzato come un movimento di raccolta di vecchi nostalgici. Le vostre ragioni hanno una loro dignità, oltre che una certa logica. Tuttavia, Vaccari non sostiene il falso a proposito della fragile posizione della nostra regione do fronte al mondo. Purtroppo, oggi, la Liguria è quella lì, quella descritta in poche righe da Vaccari e la risposta non può essere la chiusura dei confini, il ritorno a fasti passati od al dialetto. La risposta deve essere politica, oltre che storica e culturale. Però dare una risposta politica in questo contesto è quanto mai difficile. In un'Italia unitaria proiettata verso l'Europa, la Liguria avrebbe potuto e dovuto ottenere una sua propria autonomia, come altre regioni. La si sarebbe potuta ottenere, ad esempio, facendo leva sul fatto che le sue aree montane sono di fatto zone depresse. In questo quadro, con uno stato nazionale forte ed uno statuto speciale, la Liguria avrebbe potuto prosperare e guardare all'Europa con fiducia e con una sua forte identità. L'Italia federale, invece, condannerà la nostra terra ad essere una "pura espressione geografica": siete troppo ottimisti, cari amici, perché la nuova regione si chiamerà Piemonte e la sua capitale sarà Torino. Una proposta politica che il MIL potrebbe fare sarebbe quella di "superare" il federalismo, tornare allo stato unitario e rivendicare per la Liguria lo statuto speciale. Autonomia e non indipendenza.
 
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got
Inviato il: Martedì, 10-Lug-2007, 10:09
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Il sig. Vaccari è solo una delle tante persone che non amano la propria terra, tutto qui. Uno che pensa alla competizioni tra porti la dice lunga.
Le competizioni di mercato hanno sempre portato sfaceli alle terre ospitanti, gli antichi vivevano e producevano per la propria comunita e barattavano con le altre, il tutto in armonia con natura e uomo, poi un giorno arrivarono i "signori", gli avidi e giocarono sulle debolezze del popolo schiavizzandolo al denaro ed oggi siamo qua sommersi di strade a parlare di valichi maledetti, porti giganti che hanno spazzato via spiagge e insudiciato acque E IL BELLO CHE LA COMUNITA' SOFFRE PIU' CHE MAI, IL LAVORO MANCA, LA CASA MANCA, IL PESCE IL LIGURE NON LO MANGIA PIU' PERCHè SI DEVE INDEBITARE!
Mi fermo.
Saluti
 
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R. Embriaco
Inviato il: Martedì, 10-Lug-2007, 11:00
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vaccari si sà...è uno che salta sempre sul carro dei vincitori....
basti vedere il caso 'Genoa'...dove inizialmente si scagliò ferocemente contro preziosi...
mentre adesso visto che l'onda d'urto non ha distrutto ne il Genoa ne preziosi è uno dei più abili ad usare la lingua per lecchinaggi vari........
vedrete che quando il MIL avrà la percentuale che gli compete salterà sul carro con la bandiera di S.Giorgio cantando Ma se ghe penso......
e allora noi gli dedicheremo la prima...........
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salùo
 
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draughtsplayer
Inviato il: Martedì, 10-Lug-2007, 11:19
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Messaggio modificato da draughtsplayer il Lunedì, 08-Giu-2009, 21:22
 
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zeneize
Inviato il: Martedì, 10-Lug-2007, 12:18
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La seguente è una lettera aperta al direttore de "Il Secolo XIX" dott. Vaccari.


Sig. Direttore,
credo sia doveroso innanzitutto ringraziarLa per lo spazio – sia pur limitato e piuttosto polemico – da Lei concesso al MIL e alle sue idee nel suo giornale. La sua posizione veemente fa pensare, e spero non sia un errore, che esista un equivoco di fondo, una specie di “carenza comunicativa”, di cui a pagare lo scotto, alla fine, sarà solo ed unicamente il Popolo ligure. Penso che lei convenga sul fatto che i liguri hanno bisogno di molte cose, ma non certo di “pagare” alcunchè, ancora e ancora.
Lei ci definisce “velleitari”. Può essere. Ma c’è da chiedersi quanti movimenti d’opinione, politici, culturali e religiosi, nella storia del mondo e nella nostra storia sono nati da un pugno di velleitari che ad un certo punto si sono messi in testa di cercare di cambiare lo “status quo”. D’altra parte, non credo che possano essere definiti “velleitari”, ad esempio, quegli indipendentisti montenegrini che solo una quindicina di anni or sono potevano contare su un 4% di appoggi all’interno della loro nazione e su un tondo 0% di appoggi all’estero, e che l’anno scorso hanno visto il Montenegro guadagnare la propria indipendenza con un 55% di favorevoli in patria, e con l’appoggio esterno di UE ed ONU. E non credo neanche che a suo tempo, negli anni 80, Lei abbia considerato o definito (o sbaglio?) velleitari quegli abitanti dei paese baltici che reclamavano a gran voce – ottenendola - l’indipendenza politica dall’Unione Sovietica. Si potrebbe andare avanti, ma non voglio annoiare Lei ne’ alcun altro. Forse oggi in Liguria, sig. direttore, esiste un pugno di velleitari (ma vogliamo definirli “persone di buona volontà”? non suona meglio? ne conviene?) che pensano che la soluzione ai problemi del popolo ligure passi attraverso la politica, e una politica “nuova”, in tutto e per tutto.

Lei pensa che il MIL conti poco perché alle elezioni ha preso solo un pugno di voti. Vero. In parte solo, però. Lei che è giornalista di fiuto e di esperienza sa benissimo che i risultati elettorali dipendono solo parzialmente dalle idee di chi si presenta, e molto da altri fattori: fra questi anche i mezzi economici per fare conoscere e spiegare quelle idee. E lei, da giornalista accorto, sicuramente conosce – almeno per grandi linee - i mezzi dei vari partiti, così come sa che i mezzi del MIL ammontano a un bello zero tondo.
D’altra parte, pochi nascono grandi, ma molti possono diventarlo: si pensi agli indipendentisti scozzesi, nati molti anni fa con meno dell’1% e che adesso sono maggioranza ed eleggono il primo ministro.

Vede, sig, direttore, molti pensano che il MIL sia un club di nostalgici un po’ straniti che guardano al passato con una lacrimuccia all’angolo dell’occhio. Niente di più lontano dal vero. Noi guardiamo al futuro. E guardiamo all’unico futuro che potrebbe garantire ai liguri quel rispetto, considerazione e peso internazionali che possono permettere di uscire dalla melma della “non considerazione” e della “non esistenza”: basti pensare alla questione dei seggi al Parlamento Europeo, dove popoli di uguale o minor peso numerico dei liguri hanno la garanzia di avere un certo numero di parlamentari, con tutto quello che ne consegue politicamente ed economicamente, mentre i liguri devono solo sperare nella candidatura di una personalità come Marta Vincenzi e, perché no, in un po’ di fortuna. Non le sembra che in tutto questo ci sia qualcosa che non va?
Noi guardiamo al passato, sicuramente. Ma lo facciamo per dare una base solida al diritto del nostro futuro. Lo sguardo è sempre rivolto a ciò che potrà essere, e che potrebbe sparire solo se i liguri non si decideranno a far sentire la loro voce. Noi siamo nani, sig. direttore, e lo sappiamo. Ma vogliamo guardare lontano, vedere un futuro migliore per tutti, e sappiamo che possiamo farlo solo se ci poniamo sulle spalle dei giganti. Come liguri, nella nostra storia e nelle nostre tradizioni, abbiamo la fortuna di poter trovare molti giganti che ci possono sostenere, nei nostri sforzi per ammirare ciò che potrebbe essere e magari – chissà – per arrivarci.

Con stima,

Zeneize
 
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