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Liguria Indipendente > Discussione generale > Piano-casa


Inviato da: Girumin il Venerdì, 20-Mar-2009, 18:11
Del Piano-casa s'è detto tutto ed il contrario di tutto. Oggi - 20.3.2009, inizio di Primavera - sarà approvato in C.d.M. e domani sarà dato in pasto all'Italia.
Prima che venga divulgato il testo ufficiale vorrei proporne la versione che mi sembra più ragionevole ed attuabile, così come la presentò in modo estemporaneo l'anno scorso l'On.Tremonti:<< Ad ogni proprietario di abitazione primaria sia concesso di rimodulare gli spazi interni - solo interni! - dell'alloggio senza dover pagare i famigerati "oneri urbanistici" che ora ogni comunello famelico e non pretende d'imporre su qualsivoglia intervento edilizio benchè minimo definendolo "ristrutturazione.>> Si eviterebbero - lasciando immutato l'involucro dei muri d'ambito - tutte le complicazioni connesse all'estetica architettonica e paesaggistica che ora parrebbe si voglia far dirimere dalle Soprintendenze, già oberate di compiti sproporzionati alle loro risorse umane e materiali. Sottrarre ai Comuni, almeno per le presenti circostanze di crisi , l'onnipotenza in fatto di licenze edilizie sarebbe una innovazione salutare per i cittadini ed una notevole semplificazione delle procedure burocratiche. Altro provvedimento che mi pare particolarmente adatto per la nostra amata Liguria dovrebbe essere l'aumento sensibile del carico fiscale - tasse, imposte e tributi - sulle case secondarie (i cosiddetti "letti freddi") per impinguare le casse comunali e contemporaneamente indurre molti foresti a venderle: la ricca offerta provocherebbe il calo dei prezzi immobiliari cosicchè molti Liguri potrebbero trovare casa a prezzo ragionevole in quei comuni "rapallizzati" oggi a loro inaccessibili. Videant Consules!

Inviato da: Girumin il Giovedì, 26-Mar-2009, 20:38
È trascorsa una settimana ed il piano-casa è ancora...ai piedi della scala perchè
l'hanno bloccato quelli che tengono il coltello per il manico. È stato strombazzato troppo presto! Bisognava prima consultare l'esercito dei poteri locali che lucrano direttamente e non sempre equamente sul mercato edilizio. Non lo sa il Premier che dopo aver caricato qualcuno di poteri per delega dall'alto ed averlo liberato dall'imbarazzo di controlli, censure e veti lo si rende onnipotente? Ora si può affermare tranquillamente che IL SINDACO HA SEMPRE RAGIONE. Sono curioso di vedere come andrà a finire, considerato che - fra l'altro - la semplificazione burocratica cui mirerebbe il sullodato piano-casa per essere efficace deve privare gli enti locali delle armi più affilate di cui dispongono per lucrare ricattando i cittadini. (Qui molti leggono, nessuno interloquisce).

Inviato da: Girumin il Giovedì, 02-Apr-2009, 11:35
È trascorsa un'altra settimana ed è uscito finalmente il "Piano-casa": la montagna ha partorito il topolino. Il Governo crede di aver dato vantaggi ai cittadini limitando le pastoie burocratiche ma non tiene conto d'una realtà inconfutabile: "Il Governo propone, il Comune dispone. Le leggi ambigue e farraginose, le procedure esposte agli intoppi truffaldini non si migliorano d'imperio con un tratto di penna come faceva Napoleone. Chi vivrà vedrà!

Inviato da: Girumin il Mercoledì, 08-Apr-2009, 12:15
Errore! È trascorsa un'altra settimana e...siamo ancora ai piedi della scala. Il terremoto d'Abruzzo ha aggiunto argomenti sostanziosi alla discussione.È in pieno svolgimento il "mercato delle vacche" tra Stato e Regioni con l'appoggio dei Comuni. S'era accennato a dimezzamento degli oneri urbanistici, poi al dilagare dell'autocertificazione...Senza dover interpretare i segnali della sfera di cristallo vedo nel futuro un'impennata del già ingentissimo contenzioso perchè i Comuni - sotto la minaccia di perdere parte delle loro prrebende legittime ed abusive - si prodigheranno nei controlli e largheggeranno nelle denuncie intimidatorie e ricattatorie. Così i TAR riceveranno un indesiderato supplemento di lavoro.
Per concludere osservo che quanto si discute nelle stanze dei bottoni oggi avrebbe dovuto essere discusso senza clamore molto tempo fa, prima di annunci roboanti e fuorvianti. Niente di più sconclusionato.

Inviato da: Girumin il Mercoledì, 15-Apr-2009, 13:56
Mi sembra d'essere diventato un oratore del famoso Hyde Park Corner che conciona: ma qui molti curiosi leggono e nessuno interviene. Eppure qualcuno dei miei 24 lettori può essere d'accordo con le mie osservazioni. Presto sarà trascorso un mese non dall'inizio dei clamori sul "Piano-casa", bensì dal mio primo messaggio critico eppure non è stato ancora raggiunto alcun accordo ufficiale e definitivo. L'impressione è che alla fine assisteremo o parteciperemo ad un nuovo, scandaloso pseudo-condono mascherato che complicherà la vita a molta gente, compresi gli uffici tecnici comunali che non hanno ancora smaltito - e ce ne sono! - i condoni precorsi. Il colto e l'inclita che mi leggono come la pensano?

Inviato da: Girumin il Mercoledì, 29-Apr-2009, 13:32
Potrà sembrare al colto ed all'inclita che io abbia taciuto per quindici giorni. non è così perchè un lungo messaggio del 22 scorso è sparito. Intanto tarda ancora ad uscire il provvedimento tanto atteso e vociferato. Io dico che un vantaggio reale per chi vuole migliorare la propria abitazione potrebbe scaturire dalla concessione di sussidi da parte dello Stato sulla base di valutazioni espresse da un organo tecnico statale al disopra delle parti (le parti sono il cittadino beneficiario da una parte ed il Comune che incassa dall'altra): ad esempio il Genio Civile. Mi spiego: per qualunque intervento edilizio su un fabbricato occorre per lo meno una notifica al Comune sotto la responsabilità del progettista, cui spetta il compito di qualificare l'intervento (manutenzione ordinaria/straordinaria, restauro conservativo, ristrutturazione). Il Comune tende, per ovvii motivi di "cassetta" a far diventare tutto ristrutturazione onde incassare gli oneri urbanistici, quindi i progettisti sono fortemente influenzati a propendere nello stesso senso, a danno del cittadino-cliente. A volte la faccenda diventa troppo sporca ed il contrasto si risolve o sottobanco (bustarella) o davanti al TAR. Non è possibile contare le bustarelle che volano, ma i ricorsi arretrati pendenti al TAR sono centinaia di migliaia in tutta Italia ed il loro iter dura anni. Se è il Genio Civile a decidere imparzialmente ed inappellabilmente sulla tipologia dell'intervento e lo Stato si accolla la metà dell'eventuale gabella, il contenzioso si azzera ed i Tar possono smaltire gli arretrati dello sventurato passato. Se il piano-casa, invece, sancirà il trionfo della autocertificazione la semplificazione burocratica sarà solo illusoria perchè il Comune avrà sempre la facoltà di fermare i cantieri in corso d'opera ed il danno pecuniario sarà ancora più ingente sommandosi al tempo perso nelle more delle indagini. Non è solo del cittadino la tendenza a barare...

Inviato da: Girumin il Giovedì, 07-Mag-2009, 15:06
Barare. Ho scritto che non è solo il cittadino a barare. Infatti può succedere - e succede - che sorgano tutte le difficoltà possibili, immaginabili e tassabili se il "foresto" intenzionato a restaurare o risanare un edificio vetusto per adeguarlo alle esigenze odierne di abitabilità non affida il progetto al tecnico indigeno consigliatogli dall'Ufficio tecnico comunale. Le difficoltà possono consistere in espedienti mangiasoldi giustificati da interpretazioni capziose del farraginoso ed ambiguo patrimonio legislativo concernente l'attività edile, oppure in formalità perditempo via via rilanciate senza soluzione di continuità. Quando é incappato nelle panie l'interessato viene a sapere, anche se é "foresto", che l'eventuale ricorso al TAR comporta dispendio di tempo e di denaro tale da trasformare in vittoria di Pirro l'improbabile - possibile, ma sempre improbabile - conclusione più favorevole a lui e deve decidere al buio se ridursi a subire l'ingiustizia (cioè pagare oneri urbanistici indebiti) oppure versare sottobanco oneri urbanistici neri, oppure imbarcarsi nell'avventura giudiziaria. Tutto questo succede perchè non esiste alcuna forma di prevenzione degli abusi comunali: il Comune è sovrano, quindi non c'è barba di Prefetto, Assessore regionale o provinciale che possa permettersi di censurare preventivamente le scelte interessate degli uffici tecnici comunali.
i quali ne possono approfittare con larghezza di vedute avendo sempre la giustificazione omnigiustificante che le casse del Comune piangono, che Robin Hood è un eroe popolare, che tutti i cittadini intenzionati a metter casa hanno l'albero degli zecchini in giardino e via dicendo.
Intanto il piano-casa è ancora sulle ginocchia di Giove...

Inviato da: Girumin il Giovedì, 14-Mag-2009, 19:14
Altra puntata del mio monologo: nessuno si azzarda ad intervenire? Posso aver fallato, nel qual caso ho bisogno d'essere corretto, oppure faccio affermazioni ineccepibili e nessuno me lo riconosce. Perchè? Fra gli utenti pubblici ed i visitatori di questo blog ci sarà qualche sindaco od assessore di comuni grandi o piccoli...Ma torniamo alla storia dell'atteso piano-casa che sta diventando infinita. Uno scopo era quello di rilanciare l'edilizia abitativa popolare. Un altro fine era quello di rianimare le piccole e medie imprese edili che la crisi globale sta riducendo progressivamente all'inattività. Per prendere questi due piccioni con una fava la grande pensata iniziale è stata quella di consentire l'ampliamento delle abitazioni esistenti (con tutta una casistica articolata e condizionata), dimezzando gli oneri urbanistici e semplificando le procedure tramite l'autocertificazione. L'uomo della strada poteva intravvedere simile linea di condotta basandosi sui "si dice" sussurrati nelle stanze del potere e divulgati dalla stampa scritta e parlata. Quando si capì - molto presto -che il castello di carte non stava in piedi per i motivi che dirô dopo, i vertici tuonarono che erano state divulgate delle illazioni infondate ed errate. Gli ampliamenti - infatti - sono realizzabili solo in casi particolari, perchè innumerevoli sono nella realtà le limitazioni di legge e di fatto ; gli oneri urbanistici sono il pingue bottino di sempre per i Comuni e neppure il Cavaliere ha poteri sovrani sui Comuni anche se questi - faccio per dire - possono essere retti da semianalfabeti ; l'autocertificazione diventa semplificazione solo se il Comune non bara, cioé non s'intestardisce in controlli capziosi che sfociano in sospensione dei lavori. La vera semplificazione burocratica - che vorrebbe ridurre i tempi burocratici morti e stramorti - consiste nella riforma della legislazione in vigore concernente permessi, autorizzazioni e licenze edilizie, nella limitazione dei poteri degli uffici tecnici comunali e nell'istituzione di commissioni tecniche provinciali e regionali dotate del potere di censurare preventivamente i Comuni per eliminare malandazzo, concussioni, abusi di potere, esosità indebita ecc...Può darsi che i terremoti - quello d'Abruzzo e quello coniugale - abbiano contribuito a rallentare l'iter tecnico-politico del provvedimento tanto atteso, ma la vera ragione dell'inceppamento credo sia la lotta fra poteri locali e potere centrale intorno alla torta tributaria da spartire. Chi vivrà vedrà.

Inviato da: Girumin il Venerdì, 22-Mag-2009, 19:57
L'ultima previsione, tutta da verificare, è che il piano-casa sarà approvato entro la fine del prossimo Luglio. Allora proseguo nella mia disquisizione solitaria. Più che un piano occorre - è indispensabile - una riforma delle leggi sull'edilizia: ne parlò tempo fa un esponente politico molto autorevole e credibile ora al Governo, l'On. Tremonti, in una intervista televisiva a commento delle mini-liberalizzazioni varate dal Ministro Bersani. Si espresse pressapoco così: "Una vera liberalizzazione è il concedere che ogni proprietario possa rimodulare la propria abitazione senza accrescerne il volume operando sulla sua partizione interna" (In altre parole: non dovrà esistere più la "concessione edilizia" onerosa - cioè gravata dagli "oneri urbanistici" - per le cosiddette e stramaledette RISTRUTTURAZIONI). Quando lo udii non credetti alle mie proprie orecchie, benchè avessi capito benissimo. Il brav'uomo credeva d'essere l'oste che fa i conti, ma i conti li fanno i Comuni ormai divenuti onnipotenti perchè le cosiddette RISTRUTTURAZIONI sono il toccasana dei bilanci più sgangherati. Mi spiego: Tizio vorrebbe ammodernare la vecchia casa di famiglia che ha una cucina molto vasta ed un solo sgabuzzino definibile cesso; affida ad un tecnico qualificato il progetto con l'idea di destinare a cucina un locale minore e di ricavare due servizi da un altro locale diviso in due con un tramezzo; il tutto senza aumentare nè superficie abitativa nè volume dell'appartamento. Può benissimo succedere che il tecnico comunale decida che l'operazione deve essere definita RISTRUTTURAZIONE e che quindi respinga al mittente il progetto di "manutenzione straordinaria con adeguamento igienico sanitario" omettendo di motivare, asserendo trattarsi di RISTRUTTURAZIONE ed invitando a ripresentare correttamente l'istanza di concessione edilizia. A questo punto l'istante rischia di
incamminarsi in un "iter" infinito se non accetta supinamente la sentenza. i TAR sono subissati da straripante contenzioso arretrato, la giurisprudenza precorsa è sterminata ed impugnare una decisione comunale è come giocare a tombola.
Morale: invece d'un piano casa, caro Governo, liberalizzate come disse Tremonti
ed azzerate gli arretrati dei TAR con un condono tombale! Le Regioni, le inutili Province e gli onnipotenti Comuni inventeranno altri balzelli meno odiosi degli ONERI URBANISTICI, ma si rimetterà impetuosamente in moto l'attività edilizia.
L'edilizia popolare è un'altra partita e può essere sviluppata con altri provvedimenti.

Inviato da: Girumin il Martedì, 02-Giu-2009, 17:59
Nella recente relazione del Governatore Draghi all'Assemblea della Banca d'Italia si leggono poche ma incisive righe a proposito degli argomenti che evocano il Piano-casa. Le riporto testualmente, riassumendo poi la chiosa fattane da "Il Sole - 24 Ore". <<Le misure volte a mobilitare il risparmio privato nell'edilizia residenziale, che si auspica vengano rapidamente attuate nelle forme appropriate, contribuiranno alla ripresa degli investimenti>>. Per Mario Draghi, quindi, il rilancio dell'edilizia occupa un ruolo decisivo per il rilancio della domanda; le Sue esortazioni politicamente più attuali dell'intervento sulle infrastrutture sono quella sul Piano-casa e sul programma delle piccole opere pubbliche di competenza locale: la prima - in particolare - è dovuta perchè stenta a decollare l'interevento ipotizzato dal premier più di tre mesi fa. Le leggi regionali pertinenti prendono corpo soltanto ora e dovrebbero arrivare all'approvazione entro Giugno (magari!). Il decreto-legge è invece ancora fermo: non è arrivato al Consiglio dei Ministri per i contrasti fra Governo e Presidenti delle regioni, che hanno contestato alcuni passaggi sulla deregulation delle licenze edilizie. I lettori interessati non si annoieranno di leggere le mie conclusioni personali, e cioé. Il contenzioso che intasa i TAR è dovuto agli abusi degli U.T.C.
pressati dalle rispettive Giunte a rastrellare oneri urbanistici e diverrà sempre più straripante se non verrà abolita la stramaledetta (sic!) Legge 5.8.87 n.457, od almeno il famigerato suo Art.31/d sulla cosiddetta RISTRUTTURAZIONE, testi di diabolica ambiguità che si prestano ad una miriade di interpretazioni, pacchia degli azzeccagarbugli ed ossessione dei giudici. Siccome la RISTRUTTURAZIONE per la sullodata legge è vincolata a licenza edilizia onerosa - cioè gravata dagli ONERI EDILIZI - è indispensabile ridefinirla in modo chiaro ed univoco od eliminarla
assimilandola alla manutenzione straordinaria. Gli oneri urbanistici dovrebbero gravare esclusivamente sulle nuove costruzioni, rappresentando il giusto contributo di chi costruisce alle spese della connessa urbanizzazione cui deve provvedere il Comune. Liberalizzando e/o riformando l'attuale prassi iniqua si
cancella - è vero - la pacchia degli azzeccagarbugli, ma si stimola la diffusa propensione più che legittima e vantaggiosa a migliorare la fruibilità dei fabbricati, esistenti, quindi indirettamente a moderare il consumo di aree fabbricabili.
Il seguito alla prossima puntata.

Inviato da: stefanin il Mercoledì, 03-Giu-2009, 11:34
Buongiorno a tutti.....scrivo in qualità di "completo ignorante", quindi mi scuso con voi se il livello del mio intervento sarà molto più basso dei vostri, nei quali trovo numerosi riferimenti alla legislazione attualmente vigente, e proposte decisamente più articolate e puntuali di quelle che riesco a fare io.
Alua.....io sono un giovane, di origine arenzanese D.O.C.G.
Un anno fa decido di comprare casa con la mia dolce metà, una bella sgarzelletta genovese.....decidiamo di provare a vivere ad Arenzano.

E fin qui vi potete immaginare com'è andata a finire......le case già costruite sono vendute a prezzi irraggiungibili, persino per noi due che siamo due laureati, e con stipendio dignitoso.
Di edilizia popolare non se ne sente neanche parlare.
Gli affitti fanno letteralmente paura.
Di "aiutini" per i giovani"....guai a parlarne.

Fatto sta, che di giovani genovesi ad Arenzano ce n'è sempre meno.

E va bene, pazienza, siamo andati ad abitare a Genova, più precisamente Sturla....è pur sempre la città dove sono nato....ogni tanto ripenso al mio paese, e "me se strenze o co'". Ma va bene lo stesso. Pensa se finivo a vivere a Milano o Torino.....

Ne troviamo una, vicino al mare. Sembra la casa ideale, prezzo non esagerato, da ristrutturare. La compriamo.
Solo che nella compravendita abbiamo speso circa 10 mila euro di agenzia immobiliare (per un lavoro di consulenza pari a zero, a parte accompagnarmi a vedere l'immobile), più quasi altrettanti di notaio (che si è limitato a firmare l'atto, più un giro al catasto). Poi si lamentano che il mercato immobiliare è fermo......

Attualmente è circa un mese che stiamo aspettando tutte le autorizzazioni per l'azienda che si incaricherà dei lavori. Tra moduli DURC, DIA, belinate varie.....non si riesce ad iniziare sti lavori. O per il modulo che non arriva, o perchè per spostare un contatore del gas ci vuole il permesso del presidente della Repubblica, o per qualche altro motivo.

La stessa azienda che mi fa i lavori mi ha comunicato che in genere per iniziare i lavori si perdono 20 giorni per aspettare che arrivi il modulo X o Y......poi si lamentano che le aziende edilizie sono in crisi.......

Ovviamente....il tutto con un budget limitato come possono averlo due ragazzi ancora sotto gli "enta".......però appena devi presentare un papiro in comune ti pelano centinaia di euro. Non mi è chiaro perchè devo pagare ulteriori soldi per un servizio (ad esempio, una DIA) che dovrebbe essere già compreso nelle tasse che pago.....ma comunque pago.

E sottolineo una cosa: è la prima casa, in assoluto, che compro. E' la prima volta che ho una casa. E sono fortunato.
Mio puè ha 70 anni, operaio povero in canna in pensione, e sta ancora in affitto, perchè dopo 40 anni di attesa per le case popolari, gli son passati avanti i figli dei figli dei figli, e in qualche caso, pure qualche gabibbo foresto.

Il riassunto del mio intervento è il seguente: occorre un intervento RADICALE, senza sotterfugi, cavilli, rigiri strani.....bisogna dare l'opportunità di avere una casa a tutti, bisogna costruirne se non ce ne sono, bisogna mandare un po' a bagasce i foresti che hanno 3 appartamenti e li usano per 2 settimane all'anno, perchè prima vengono i locali. Se hanno la casa al mare hanno anche i soldi per pagarci qualche tassa sopra, visto il disagio che comportano, e con quei soldi aiutare le persone del posto. Punto.

Inviato da: SPQI il Mercoledì, 03-Giu-2009, 23:55
Posso esprimere il mio pensiero in poche righe?

L'economia genovese è ferma perchè chi ha i soldi li ha investiti nel mattone e non in attività commerciali e produttive. Perlopiù sono vecchiette e vecchietti o spocchiosi zitelloni senza arte nè parte che affittano una stanza a venti extracomunitari a 200 euro l'uno in nero o a studenti.

Genova ha tanti abitanti come nel 1926, anno della creazione della "Grande" (o Grossa?) Genova ed un volume di costruito decuplicato, si continua a costruire eppure le case costano sempre di più.

Le Riviere sono devastate da migliaia di seconde case che non portano alcuna ricchezza alle popolazioni che vi risiedono tutto l'anno e la gente nell'entroterra continua a costruire villette che poi i comuni devono servire con strade e allacciamenti.

L'unico piano casa possibile in Liguria è quello del bulldozer, dell'ipertassazione dei grandi proprietari (facciamo oltre la 5^ casa?) e della razionalizzazione dell'abitato per risparmiare soldi pubblici e far convergere le palanche su attività diverse dallo sterile investimento immobiliare.

Inviato da: stefanin il Giovedì, 04-Giu-2009, 11:36
SPQI ha ragione sull'ipertassazione dei superproprietari immobiliari....su quello sono nettamente d'accordo, anche se temo sempre nei vari "escamotage" che si possono prendere per aggirare queste leggi (penso ad esempio ad uno che ha 10 case, 5 se le tiene, 5 le intesta alla moglie o a un figlio).
Anche perchè se avessi io 5 appartamenti a quest'ora probabilmente avrei smesso di lavorare.
Io però farei una legge un po' più estesa: una tassa molto pesante sulla seconda casa. Del resto non servono assolutamente a niente alla nostra economia, anzi, a mio avviso:
- penalizzano le nostre strutture turistiche (penso agli alberghi o ai ristoranti, dal momento che chi ha la seconda casa si porta dietro pure la cartaigienica).
- penalizzano i residenti, che non possono comprarsi casa, o che devono pagare una tassa per avere la ZSL per parcheggiare (tra l'altro la ZSL la paghi, ma tanto ci parcheggia sempre chi vuole, tanto i vigili non si mettono certo a fare le multe a chi "in teoria" porta i soldi).
- penalizzano i comuni (come giustamente diceva SPQI) che devono costruire strade, parcheggi, allacci per le forniture, ecc......
- distruggono il territorio (penso ad esempio ai tratti di mare deturpati per costruirci porticcioli, o alle colline sventrate per costruirci residence).

Io poi per opinione personale vedo un po' male il settore del turismo, perchè quello che serve ai giovani oggi è un buon posto di lavoro, sicuro, stabile, che consenta di ragionare sul lungo termine per il proprio futuro, e questo non è certo nel settore del turismo (a parte in qualche caso).

Occorrono vincoli precisi sull'edilizia, e sulla destinazione d'uso che si fa dei fabbricati.
Deve esistere sempre una quota delle abitazioni costruite che deve essere a disposizione dei locali (ad esempio di chi risiede in liguria da almeno 20 anni).
Deve esistere un vincolo sul numero di fabbricati costruiti, rapportato al numero di residenti, ed al numero di persone del luogo che hanno effettivamente bisogno di una casa.
Devono esistere abitazioni a disposizioni dei locali che non possono acquistare casa, affittate a prezzi "ragionevoli".
Devono infine esistere dei vincoli di tipo "infrastrutturali", perchè non si può costruire un palazzo per 100 famiglie se la strada che porta al palazzo non è idonea, se la costruzione pone dei problemi ambientali, ecc....

P.S.: Aggiungo un'ultima cosa, visto che è "stagione": i litorali devono essere ACCESSIBILI ANCHE PER CHI NON SI PUO' PERMETTERE LA CABINA AI BAGNI. Specie se in quelle spiagge ci ha imparato a nuotare quand'era un bambino.

Inviato da: Cicno78 il Giovedì, 04-Giu-2009, 17:26
Nemmeno le aree classificate come agricole ( E ) si salvano: vi si può edificare un'esigua volumetria ma con il vincolo dell'uso agricolo per 10 anni da parte di un imprenditore che vi risiederà. Come mai questi fabbricati rurali hanno tutto l'aspetto di villette indipendenti con viste panoramiche, vicine ai servizi e a 5' dal mare? Basta, ho detto troppo.

Inviato da: SPQI il Giovedì, 04-Giu-2009, 21:58
Basterebbe fare come gli antichi genovesi (cioè riportare alla modernità una semplice legge).

Costringere chi ha la seconda casa al mare a risiedervi stanzialmente per almeno sei mesi l'anno, in alternativa una iper tassazione.

Trovo che non sia corretto super tassare tutte le seconde case (anche di liguri che vivono in Liguria), fino alla quinta ma vi potrebbero essere limitazioni per chi trae profitto dalla proprietà di molti alloggi, come ad esempio l'accesso ad un posto pubblico.

Si dovrebbe attuare un'equa tassazione delle pigioni e prevedere regole precise per il prezzo dell'affitto e della precedenza, multe salatissime per il nero e ancora iper tassazione per gli alloggi sfitti.

Mi spiego in merito alle regole.

Se una persona nasce in un luogo di pregio e non è particolarmente benestante non si capisce perchè debba obtorto collu cambiare paese per il semplice fatto che non si può permettere di vivere nel proprio luogo natìo, stesso dicasi per chi in un determinato luogo ha il proprio lavoro. Questi casi dovrebbero avere diritto ad una sorta di prelazione e ad un equo canone (eventualmente prevedendo un'ulteriore minor tassazione dell'affitto). Stessa cosa per il prezzo di acquisto.

Inviato da: Girumin il Venerdì, 05-Giu-2009, 19:55
Cari Amici,
mi fa molto piacere vedere che finalmente esprimete le Vostre opinioni trasformando il mio monologo in un dibattito. Non parliamo più di "Piano-casa", bensì discutiamo sulla necessaria riforma-liberalizzazione della legislazione regionale sull'edilizia. Il cosiddetto p.-c. sta avviandosi all'approvazione in Lombardia, ma non può rappresentare un modello per la Liguria che già da molti anni è dominata dal turismo (sarebbe più giusto dire "colonizzata"). Le nostre amministrazioni comunali - nella opinabile convinzione di fare il bene della gente locale - assecondano la tendenza deleteria ad arricchire il patrimonio immobiliare con le seconde case dei padani illudendosi di trarre solo vantaggi dalle maggiorazioni dell'ICI e di tutti i tributi locali che colpiscono i proprietari "foresti". Forse non hanno capito d'aver drogato il mercato immobiliare al punto che i prezzi delle case sono arrivati ad eguagliare spesso quelli vigenti sulla non lontana Costa Azzurra in contesti paesaggistici e civili (servizi, vivibilità ecc...) tutt'altro che inferiori. Le vicissitudini degli Abruzzesi-Aquilani ci mostrano - oltre tutto - che
i proprietari delle seconde case terremotate pretendono di essere risarciti alla pari degli abitanti residenti. Tra stranieri, italiani d'altre regioni ed emigrati il parco immobiliare dei "foresti" in Abruzzo non credo possa essere numericamente superiore a quello della Liguria, ma rappresenta già un problema serio. La Liguria
non è immune dal rischio sismico (terremoto di Diano Marina 1887 docet!): che cosa potrebbe succedere dopo uno scrollone anche meno forte di 5 gradi Richter?
Meditate gente!

Inviato da: SPQI il Sabato, 06-Giu-2009, 00:00
Caro Girumin, forse entrambe denunciamo un cattivo modo di agire ma due punti di vista differenti e trovo che forse però ve ne sia un terzo, molto più distante da entrambe e ad essi in opposizione.

Anche da altri scritti mi pare di capire che lei abbia una (o più?) casa in Liguria, pur vivendo distante e ciò che la irrita della faccenda è che i comuni si approfittino delle seconde case dei foresti per infierire anche su quei liguri che magari a casa ce l'hanno sempre avuta e, per necessità, ne hanno una anche nel luogo ove risiedono: lontano dalla terra natìa.

Non so se ci ho azzeccato ma ad ogni modo, è certo, nel discorso seconda casa una tale eventualità sarebbe da tenere presente perchè non rara nella nostra terra.

In terza istanza ci sono proprio quei foresti per i quali le nostre amministrazioni si sono calate le braghe, anzi le hanno fatte calare al nostro territorio, tanto bello quanto delicato e...franoso.

Inviato da: Girumin il Sabato, 06-Giu-2009, 18:59
Caro SPQI,
giuste osservazioni le Sue. È necessario che chiarisca la mia posizione. Sono un Italiano AIRE, cioè iscritto in un certo Comune ligure all'anagrafe dei residenti all'estero. Sono proprietario della casa che fu costruita (ed abitata dai miei antenati ed infine anche da me) nel XV secolo: vorrei riattarla, cioè migliorarne l'abitabilità e restaurarla (perchè rischia di andare in malora) onde potervi trascorrere qualche mese ogni anno, mandarvi i miei figli, ospitarvi i miei amici "foresti". Il benemerito Comune pretende d'impormi il pagamento di oneri
urbanistici qualificando come RISTRUTTURAZIONE gli indispensabili lavori di
restauro conservativo e manutenzione straordinaria. Senza l'aggressione del Comune avrei già trascorso almeno metà degli ultimi dieci anni - quelli della quiescenza - in Liguria nella mia abitazione primaria italiana (per la quale pago ICI, TARSU e tutti gli altri tributi). Siccome non ho mai rubato in vita mia non mi lascio derubare.

Inviato da: zena féin il Martedì, 09-Giu-2009, 10:48
Cari iscritti al forum,
è tempo di vedersi un pò!!
che ne dite??
lunedì 15/06/2009 è previsto un incontro dove tutti potranno dire la loro...


TEMI DELLA RIUNIONE:

_DISCUSSIONE SU RISULTATI ELETTORALI LIGURI/ITALICI
_DISCUSSIONE SUL PRESENTE DEL MOVIMENTO
_DISCUSSIONE SULLE ELEZIONI REGIONALI 2010

salùo

Inviato da: SPQI il Martedì, 09-Giu-2009, 22:55
Ci sarò

Inviato da: Girumin il Giovedì, 11-Giu-2009, 20:10
Cari Amici,
tutto ciò che vado esponendo deriva da esperienza diretta mia e di molti conoscenti ed amici. non sono fole d'un "Bastian contrario" che protesta.
Non abbiamo ancora la Repubblica Ligure, ma solo la Regione Liguria, che però
può gia adoperarsi con le Sue Leggi a rendere meno difficle la vita a noi tutti.
Ribadisco d'essere convinto che sia indispensabile una liberalizzazione/riforma
del complesso di leggi che riguardano l'edificazione e l'edilizia in Liguria. Il mercato delle case è stato "drogato" dall'invasione delle abitazioni secondarie (cfr. il dibattito sui "Letti freddi" che lanciai tempo fa) provocando l'ascesa dei prezzi delle case a livello assurdo e soprattutto tale da rendere difficilissimo il reperimento di
dimore ai residenti meno che milionari. Suggerii - e con me altri condivisero l'idea -di attuare in campo regionale una consistente maggiorazione di tasse e tributi sulle
abitazioni secondarie per indurre i proprietari a disfarsene: le conseguenze consisterebbero in un incremento generalizzato iniziale di entrate fiscali per tutti i
comuni più o meno rapallizzati, seguito da un diluvio di vendite immobiliari che
farebbe scendere a livello ragionevole il prezzo delle case. Sarebbe poi indispensabile azzerare l'enorme contenzioso pendente avanti ai TAR con una sanatoria e cancellare dal lessico legislativo il termine ed il concetto di ristrutturazione. Nella prossima puntata spiegherò quanto sia ambiguo e suscettibile di interpretazioni opinabili ed imprevedibili nell'Art.31/d L. 5.8.78 n.457
ora vigente.

Inviato da: zena féin il Venerdì, 12-Giu-2009, 10:08
Cari iscritti al forum,
è tempo di vedersi un pò!!
che ne dite??
lunedì 15/06/2009 è previsto un incontro dove tutti potranno dire la loro...


TEMI DELLA RIUNIONE:

_DISCUSSIONE SU RISULTATI ELETTORALI LIGURI/ITALICI
_DISCUSSIONE SUL PRESENTE DEL MOVIMENTO
_DISCUSSIONE SULLE ELEZIONI REGIONALI 2010

salùo

Inviato da: Girumin il Venerdì, 12-Giu-2009, 13:21
Mi spiace di non poter aderire all'invito che Zena Fein ripresenta qui (forse perchè è il campo della discussione più gettonata): verrei molto volentieri se fossi meno lontano. Vi suggerisco in ogni caso di parlare molto di case, con o senza piano perchè è un argomento scottante, oltrechè sempre di attualità.
Vorrei avviarmi alla conclusione del mio ciclo di messaggi (che inaspettatamente
non ha provocato reazioni significative) riportando testualmente il famigerato Art. 31/d Legge 5.8.78 n°.457 - Legge italiaca - riguardante la Ristrutturazione edilizia.
>>Si qualificano opere di ristrutturazione edilizia (in seguito abbrev. R.E.) gli interventi volti a trasformare gli organismi edilizi mediante un insieme sistematico di opere che possono portare ad un organismo edilizio tutto od in parte diverso dal precedente. [Elementare Watson!].
>>Tali interventi comprendono il ripristino o la sostituzione di alcuni elementi costitutivi dell'edificio, l'eliminazione, la modifica e l'inserimento di nuovi elementi ed impianti. [Di bene in meglio!]
>> Sono da ricomprendere nell'ambito della ristrutturazione edilizia:
a) la demolizione e fedele ricostruzione d'un fabbricato esistente del quale siano documentati la originaria consistenza planovolumetrica ed i relativi caratteri tipologici, formali e strutturali, intendendovi per fedele la ricostruzione che non si discosti dal sedime, dalle dimensioni e dai suddetti caratteri propri dell'organismo preesistente;
cool.gif le opere volte al mutamento di destinazione d'uso, quando comportino una trasformazione degli elementi strutturali, tipologici e funzionali dell'edificio;
c) gli ampliamenti eccedenti quelli contenuti entro le soglie predeterminate dallo strumento urbanistico generale, purchè non costituenti nuove costruzioni;
d) le opere che determinino l'incremento della superficie lorda di piano mediante la costruzione di soppalchi di cui all'art.32/2, ovvero mediante la modifica dell'altezza interna utile.
[Allelujah!].
Mi sembra prodigioso che un siffatto, immondo pastrocchio linguistico-concettuale sia sopravvissuto al logorio della prassi legislativa per oltre vent'anni. La sua chiarezza sfolgorante consente interpretazioni che vanno da "svuotamento completo dell'involucro d'ambito (tipo zucca di Halloween)" a "piantare un chiodo su una parete per appendere un quadro". Lo si desume dalla sconfinata varietà di applicazioni in tutta Italia e dalla milionaria mole di cause avanti ai TAR per
divergenze fra cittadini ed enti locali. Comincino i nostri reggitori conterranei ad avvicinarsi all'indipendenza cancellando dai codici un obbrobrio simile!

Inviato da: Girumin il Martedì, 16-Giu-2009, 10:48
La prossima volta commenterò le amenità dell'Art.31/d di cui sopra. Ora vorrei limitarmi a due osservazioni. Prima: ho scoperto per caso che la Giunta regionale
può "esimersi dal recepire la necessità d'un piano-casa". Il governo centrale è di centro-destra, quello regionale è di centro-sinistra, quindi...Speriamo che non si esima. Seconda: possibile che tra gli "habitués" di questo Forum non ci sia nessuno
intenzionato ad interloquire? Un amministratore pubblico, un praticante di politica locale, un avvocato? Lancio un appello: uscite allo scoperto! Dite la Vostra!

Inviato da: Girumin il Martedì, 23-Giu-2009, 10:44
Mi rivolgo ai miei soliti 24 lettori - modestamente - come il Manzoni. Voglio commentare oggi l'Art.31/d Legge 5.8.'78 n°.457 per far capire come sia possibile ai Comuni esosi pretendere oneri urbanistici per ristrutturazione di immobili. Sgomberiamo il campo da altre fattispecie che comportano oneri urbanistici, cioè
i "frazionamenti" ed i "cambiamenti di destinazione". Se da un appartamento grande ne ricavo due piccoli mediante un modesto intervento muratorio eseguo un "frazionamento", ma non è detto che aumenti il "carico abitativo", tuttavia l'esazione del balzello "oneri urbanistici" (che d'ora in poi designerò OU) sarebbe dovuta,
anche perchè il sullodato Art.31/d lascia intravvedere una simultanea "ristrutturazione" (che d'ora in poi chiamerò R). Se svuoto uno sterminato casamento già adibito a filanda per inserirvi un rosario d'appartamenti, residenziali o di vacanza, eseguo un "cambiamento di destinazione", che - ad abundantiam, affinchè non abbia la minima possibilità di sfuggire alle gabelle - cade anche sotto la definizione di R data sopra. Se parimenti da una stalla con fienile ricavo un appartamento di vacanza eseguo pure un "cambiamento di destinazione" e come nell'esempio precedente provoco un aumento del "carico abitativo" influente sull'urbanistica, quindi gli OU sono legittimamente dovuti. Veniamo finalmente alla R pura e semplice. I primi due capoversi del sullodato Art.31/d spiegano in burocratese che la R equivale ad un terremoto: ad esempio ricavare da un turrito maniero, diligentemente svuotato, un residence di gran lusso di cinquanta appartamenti. Lo ribadisce il primo paragrafo del terzo capoverso. E fin qui siamo d'accordo: si può tranquillamente convenire che l'urbanistica comunale sia coinvolta. Gli enunciati successivi, però, lasciano capire tutto ed il contario di tutto, al punto che - come ho già detto scherzando - piantare un chiodo su un muro per appendervi un quadro può essere R in quanto è "inserimento di un "nuovo impianto". I Comuni... spiantati ne approfittano. Sarebbe molto meglio perciò cancellare il concetto astruso di R con i connessi OU perchè tanto i Comuni - spiantati o no - hanno una pingue rivalsa nella nuova classificazione catastale che di regola rivaluta verso l'alto il reddito catastale. Il resto alla prossima puntata.

Inviato da: Girumin il Lunedì, 29-Giu-2009, 13:56
Gli OU costituiscono il risarcimento dovuto dovuto ai Comuni da chi provoca, con le proprie iniziative edili, un aumento del "carico abitativo" tale da ripercuotersi sulle infrastrutture di urbanizzazione primaria, cui deve provvedere il Comune (viabilità, rete acquedotto, rete fognaria ecc...). L'ambiguità della legge unita all'esosità dei Comuni spiantati fà sì che le prassi sia amministrativa comunale che giudiziaria dei TAR rendano legittima l'imposizione degli OU su qualsiasi benchè minima rimodulazione interna delle abitazioni. Anche senza incremento del volume abitabile. In definitiva non è precisabile il limite inferiore della R.
Tale ambiguità provoca uno sterminato contenzioso: migliaia di cause
che costano al cittadino incalcolabili perdite di tempo e di denaro, se sceglie di stare in lite, oppure manovre corruttive a beneficio di tecnici
od amministratori di manica larga.
Ecco perchè auspico la cancellazione della fattispecie RISTRUTTURAZIONE.

Inviato da: Girumin il Mercoledì, 01-Lug-2009, 11:37
Rieccomi! La volta scorsa m'ero incamminato erroneamente sulla "risposta rapida"
onde avevo dovuto scegliere d'essere rapido. Riassumo quanto ho scritto a ruota libera dal 20 Marzo in poi. Il succo è questo: a rigor di logica un tributo (=tassa, imposta, gabella ecc..) è dovuto alla comunità - non solo per la legge, ma anche per il buon senso che ne promuove l'accettazione - quando serve a pagare un servizio prestato dalla comunità al contribuente. Così - dico io - gli OU sono dovuti per un nuovo fabbricato ed anche per ogni trasformazione di fabbricati esistenti che comporti aumento del carico abitativo, quindi spese a carico del comune per le infrastrutture primarie. Non sono dovuti - secondo me - quando rimodulo internamente la mia unità abitativa senza aumentarne il volume e la rendo più confortevole e adeguata agli standard abitativi odierni. Non così è per la legge, per i TAR e per i Comuni, spiantati o no. Qui si dovrebbe riformare o liberalizzare con il cosiddetto piano-casa regionale (che non arriva mai!). Basta OU sulle RE!
Vorrei ora toccare il tasto dolente dell'edificabilità in Liguria, in alcune zone della quale è pesantemente condizionata dalla scarsezza di aree edificabili, sia per ragioni urbanistiche - saturazione edilizia dei centri abitati - sia per la tutela del paesaggio. Si dice che in tutta Italia esistono 8 milioni di abitazioni in esubero
(seste, quinte, quarte, terze, seconde case, abbandonate, ruderi ecc...). Se fosse possibile e non complicato riciclarle mettendole sul mercato a prezzi ragionevoli e senza trappole fiscali si ovvierebbe alla pretesa necessità di occupare senpre nuove aree edificabili (o rese tali artatamente). Il rimedio potrebbe consistere, secondo me, nell'adozione del "sistema inglese" della vendita a tempo. Spiegherò meglio nella prossima puntata: per ora porto un esempio. Io "vendo a tempo" una mia casa: fra 100 anni ritornerà mia. L'acquirente la tiene per 30 anni, quindi chi l'acquista da lui potrà rimanerne proprietario per 70 anni: di conseguenza il prezzo sarà decurtato. E così via fino al compimento del secolo con progressiva diminuzione del prezzo fino all'azzeramento. Il mercato immobiliare diventerebbe più aperto e molto dinamico.

Inviato da: Girumin il Giovedì, 09-Lug-2009, 14:49
Vorrei fare una rapida digressione sul tema dei tributi da me toccato incidentalmente in una delle puntate passate. L'occasione m'è data da una notizia fresca fresca di ieri. Il governo della Repubblica e Cantone del Ticino
(Svizzera) aveva messo in vigore l'imposizione d'una tassa "una tantum" ai proprietari di cani e gatti, motivandola come pagamento anticipato e generalizzato del costo della cremazione dei resti mortali delle amate bestiole. Quaranta franchi (=ca. 25 €) che sono stati aggiunti ai 50 della tassa annuale in vigore - si fa per dire - da sempre. All'invio delle apposite bollette esattoriali s'è vista una ferma e civile levata di scudi collettiva dei tassati mediante lettere di reclamo ai giornali. Il Governo ha perciò fatto "marcia indietro" annullando la tassa ed impegnandosi a restituire l'importo a chi l'avesse già pagato e ad inviare nuove bollette esattoriali a tutti. Come succede sempre in casi analoghi, la restituzione sarà fatta molto rapidamente. Era una tassa assurda ed esosa, benchè quasi irrilevante: l'Autorità ha capito e provveduto a rimediare. Questo succede in Svizzera (dove ho la fortuna di essere domiciliato): succederebbe in una qualunque regione italiana?

Inviato da: Girumin il Giovedì, 16-Lug-2009, 19:43
Dalla stampa quotidiana sia cartacea che elettronica mi risulta che il traguardo del Piano-casa è stato tagliato finora dalle Regioni seguenti: Toscana in Maggio, Umbria il 17 ed Emilia-Romagna il 30 di Giugno, nonchè dalla Provincia autonoma di Bolzano (tutte amministrate da giunte di centro-sinistra. All'inizio del corrente mese di Luglio s'è aggiunta a tale eletta schiera anche il Veneto (primo fra le Regioni affidate al centro-destra) mentre in Lombardia il Consiglio regionale si appresta in questi giorni a discutere ed approvare il suo testo di legge "Intervento regionale a sostegno del settore edilizio e per l'utilizzo dell'edilizia sostenibile", alias Piano-casa. "Tot regiones (quatuor!), tot leges quatuor": pochine! Presto (!?) dovrebbe seguire la nostra Liguria. Sono trascorsi cinque mesi dai primi roboanti e demagogici annunci governativi di chiaro stampo elettorale, che promettevano una gragnola di milioni per raggiungere ghiotti obiettivi spazianti dalla casa-facile per le giovani famiglie alla drastica semplificazione burocratica per i cittadini e naturalmente anche le amministrazioni locali, i tecnici e le imprese. Se fosse facile accedere ai testi messi in vigore li commenterei subito, ma non è possibile. Lo farò appena mi sarò informato meglio. Intanto, a tutela della correttezza linguistica osservo che per aprire una busta si può utilizzare un coltellaccio da macellaio, ma per aggiornare l'arte edificatoria è giusto attuare i principi dell'edilizia sostenibile. Per concludere il pistolotto odierno osservo che la sostanza di queste disposizioni legislative tanto attese sembra consistere principalmente se non esclusivamente nella possibilità di maggiorare entro certi variegati limiti la volumetria delle case uni/bi-familiari: ciò che rientrava nella accezione della famigerata RE (=ristrutturazione edilizia) soggetta a concessione onerosa, cioè al pagamento dei mai abbastanza stramaledetti OU (=oneri urbanistici). Nessuno dice se tra le grandi novità apportate dal magnifico piano compaia la riduzione o l'abolizione degli OU.
Chi vivrà vedrà. Chi vive sperando muore cantando!
Bye-bye. (alla prossima)

Inviato da: Girumin il Giovedì, 23-Lug-2009, 13:42
Il languore estivo ha colpito anche questo forum, perciò mi sento in dovere di rilanciare il mio monologo (che è sempre più gettonato !). Negli ultimi giorni la Lombardia ha messo in vigore la sua legge per il rilancio dell'edilizia abitativa e lo Stato il piano di sussidiamento dell'edilizia popolare (100.000 abitazioni in 5 anni). Tanto per fare un confronto, nel periodo 1995-2006 gli oltre 6.000 Comuni italiani (TROPPI!) hanno approvato progetti per 3.000.000.000 mc ca. tre miliardi) d'immobili abitativi, corrispondenti a 10.000.000 di abitazioni di 100 mq. Ho già detto che da "voci di caruggio" risulta che in Italia esistono già 9.000.000 di abitazioni in esubero rispetto alla necessità: quindi il problema non è costruire nuove case in massa, bensì renderle accessibili a chi ne cerca. La costruzione di nuove case è da sempre la pacchia dei manipolatori di aree fabbricabili che vengono inserite nei piani regolatori come "verde pubblico" o "servizi" e con un colpo di bacchetta magica hoplà diventano pregiate zone edificabili se sono proprietà di bustarellari amici degli amici. Non è sempre così, ma...buona parte sì. Inoltre le nuove costruzioni portano alle casse comunali gli OU pieni, le RE invece li portano ridotti. Siccome l'incentivo fiscale è lo strumento da sempre idoneo - come ci insegna la storia - a frenare certe attività maggiorando la pressione fiscale ed a stimolarne altre riducendola, basterebbe - secondo me - aumentare gli OU sulle nuove costruzioni - specie se sono abitazioni secondarie - ed azzerarli per quelle che la legge vigente chiama RE, le proteiformi e sempre stramaledette ristrutturazioni edili. Il popolo degli straccioni - cioè l'Italiano - che vive e prospera con redditi imponibili per l'80% inferiori a 26.000 € - si scatenerebbe a riattare, restaurare, ristrutturare, valorizzare il patrimonio edilizio esistente invecchiato. I Comuni potrebbero rivalersi sui nuovi redditi catastali, aggiornati sempre al rialzo. Concludo con una considerazione desolante: è stato scoperto il DINIEGO-ASSENSO che consente alle amministrazioni comunali di dissociarsi dal PC senza esprimere una motivazione. In tal modo sono follemente favorite le giunte costituite da semianalfabeti (sembra che purtroppo ve ne siano, perchè l'eleggibilità prescinde dal grado d'istruzione) e due proprietari di case a cavallo d'un confine comunale si potranno trovare in condizioni molto diverse per quanto riguarda la fruibilità di quel poco o tanto di buono che il PC vorrebbe dispensare. Con la devolution è stata realizzata la riduzione ai minimi termini non solo dell'Italia, ma di ogni regione. Franco lo sa, ma molti ignorano che "riduzione ai minimi termini" non è il rimpicciolimento estremo d'una entità, bensì la sua scomposizione nella serie dei fattori primi del cui prodotto è il risultato. Si ritorna alla Italia dei Comuni del profondo Medioevo, con la differenza negativa che oggi capita impunemente che lo Statuto comunale venga eluso, mentre sarebbero stati guai nelle magnifiche comunità d'antan se un reggitore pubblico ne fosse stato responsabile. Abbiamo toccato il fondo? Speriamo! Nella prossima puntata rilancerò l'argomento del diritto di proprietà temporaneo.

Inviato da: Girumin il Venerdì, 24-Lug-2009, 10:36
Chiedo scusa ai miei pazienti lettori: ieri ho scritto un'assurdità che avrebbe colpito persino un analfabeta: DINIEGO-ASSENSO. Dovevo scrivere invece SILENZIO-DINIEGO ma provavo una tale repulsione per simile concetto che mi sono sbagliato clamorosamente ad esprimerlo. Dai proverbi e dalla storia abbiamo imparato che "CHI TACE ACCONSENTE" e siamo arrivati al XXI secolo per scoprire che "CHI TACE RIFIUTA". Dev'essere l'invenzione d'un crostaceo - GAMBERO - che sragiona.

Inviato da: Girumin il Mercoledì, 29-Lug-2009, 19:10
Dai numeri mi sembra di capire che il mio monologo a puntate è molto seguito: chi ha cominciato ad interessarsene ritorna ed altri, via via catturati dal titolo, allargano la cerchia. Ne sono lusingato e ringrazio il colto e l'inclita. Mi piacerebbe sempre di più, però, qualche intervento foriero di animazione o dibattito, magari da parte dei miei amici gestori (Franco, Vincenzo, ecc..). Posso continuare quasi all'infinito e l'unico mio imbarazzo sarà il trattenermi dal dire peste e corna di certe amministrazioni comunali di mia conoscenza che senza saperlo possono avere emuli per ogni dove e che perciò tutte insieme danno una piega negativa alla soluzione di qualsiasi problema. Prima di proseguire con un discorso dispersivo vorrei tornare al punto dolentissimo - ed inaccettabile, secondo me - del SILENZIO - DINIEGO che rappresenta la chiave della NON ACCETTAZIONE del Piano-casa regionale da parte della singola amministrazione comunale. È indubbiamente una semplificazione burocratica a vantaggio del Comune squattrinato che crede opportuno mantenere i balzelli esistenti e non si associa neppure per imitazione alle direttive nuove, favorevoli ai cittadini e caldeggiate da Regione e Stato. Mi fa venire in mente i ragionamenti inesorabili dei bambini capricciosi: "Pierino, vuoi la pappa?", "No, mamma", "Perchè?", "Perchè NO!". Fine del dialogo: diniego assoluto ed immotivato.

Inviato da: Girumin il Lunedì, 03-Ago-2009, 11:22
Sempre "a braccio" aggiungo alcune brevi considerazioni prima di assentarmi dalla tastiera per una settimana e venire a Rapallo a rendermi conto "de visu" dei fasti e nefasti della "rapallizzazione". La Provincia di Savona si divide in 69 (se non erro) Comuni grandi e piccoli, ognuno dei quali potrebbe recepire o non recepire la futura-prossima legge regionale ispirata dal Piano-casa nazionale. Spero che la nefasta ed insensata trovata del SILENZIO-DINIEGO non entri in Liguria, altrimenti si potrà assistere allo sparpagliamento più assurdo di scelte, connesso alle più disparate forme di opportunismo politico-clientelare localistico. Mi auguro, invece, che la Regione trovi una formulazione ragionevole che sappia tener conto dei particolarismi locali e che privilegi sempre il vantaggio dei liguri stanziali.

Inviato da: Girumin il Martedì, 04-Ago-2009, 10:03
EccoVi il testo del messaggio che ho inviato ieri a "inascolto@liguria.it", contatto con
la Giunta regionale tramite "Ligurianews". Vi divulgherò l'eventuale risposta.

>Egregi Signori,

>pian piano - molto piano - il Piano-casa, strombazzato
>dal Governo fin dall'ormai lontano mese di Marzo scorso,
>arriva in porto con la graduale entrata in vigore delle
>singole leggi regionali. "Tot Regiones, tot leges".
>Finora - se non erro - sono solo 5 le regioni che hanno
>espletato la procedura legislativa specifica e la stampa
>informa in modo spesso molto lacunoso circa i vantaggi
>concreti che il singolo cittadino può trarre da codeste
>disposizioni. Così sembra che tutto dipenda sempre e solo
>dai Comuni che sono troppi, per lo più piccoli, si dicono
>depressi, poveri, appaiono male amministrati e legati a
>schemi clientelari ecc..ecc..eppure vengono sempre più
>gratificati di deleghe dall'alto e diventano incontrollabili.
Mi permetto perciò di raccomandare due avvertenze elementari:

>1) Mai e poi mai concedere il pazzesco SILENZIO-DINIEGO
>che esime gli amministratori comunali più negligenti e
>sprovveduti dall'applicare i disposti regionali del Piano-
>casa, sollevandoli anche dalla fatica di motivare il rifiuto;

>2) Nessuna agevolazione alle "seconde case", che sono già
>da gran tempo troppe.

>Vi sarei grato se, ad approvazione avvenuta voleste
>cortesemente darmene segnalazione.

>Un cittadino AIRE
>Girumin

Inviato da: Girumin il Martedì, 25-Ago-2009, 17:06
Riprendo idealmente la penna per sviluppare qualche altro ragionamento sull'attesissimo (non solo da me e da tutti gli speculatori immobiliari) PC (=Piano Casa). La mia missiva indirizzata alla Regione e riportata nel mio intervento precedente non ha ancora avuto riscontro nè altri effetti palesi. Io continuo a sperare ("chi vive sperando muore cantando") che venga colta l'occasione in primo luogo di eliminare dalle disposizioni vigenti in materia di edilizia ogni ambiguità generatrice di contenzioso. È arcinoto il principio secondo cui per gli amici le leggi si interpretano, per gli altri si applicano, dal quale discendono tutte le storture a favore di alcuni e a danno di altri. La "devoluzione" che delega alle amministrazioni comunali poteri sovrani e quasi insindacabili - anche quando sono rette da persone che d'una frase sanno a malapena leggere la fila di parole senza capirne il senso - eliminando nel contempo ogni supervisione e controllo da parte dei livelli amministrativi superiori (Provincia, Regione, Stato), favorisce al massimo gli abusi di potere: leggi più semplici e più chiare toglierebbero a chi abusa molti strumenti d'offesa. Non mi si dica che il cittadino può difendersi validamente ricorrendo alla giustizia amministrativa: nella migliore delle ipotesi questa via lo porterebbe ad una vittoria di Pirro dopo anni di guerra legale.
La pretesa semplificazione che i vertici si vantano di saper introdurre tramite l'autoreferenziale Notifica di inizio lavori (o giù di lì) può venire bellamente elusa dal Comune che l'ha giurata a qualcuno e dimostra il proprio zelo legalitario intimando la sospensione del cantiere appena aperto, eseguendo pretestuose verifiche e spiccando denunce di fantasia che comportano mesi di fermo, spese legali e gloria per i virtuosi padrini della legalità. Male che vada il Comune non ci perde nulla grazie alla compensazione delle spese. Concludo per rammentare ciò che auspico.
Esentare dagli OU (=oneri urbanistici) ogni progetto di rimodulazione degli spazi interni di fabbricati esistenti adibiti ad abitazione del proprietario, quindi cancellare dal vocabolario edilizio l'ambiguissimo termine RISTRUTTURAZIONE. Riattando e migliorando l'abitabilità dei fabbricati esistenti (da quelli collabenti a quelli dismessi a quelli arcaici) si limita la colata di cemento tanto cara ai maneggioni che lucrano dai giochi di prestigio sulle aree edificabili e si contribuisce alla tutela del paesaggio.
A proposito: sono stato in vacanza a Rapallo - come avevo annunciato - per una settimana. Ho capito che cosa significa "rapallizzazione": tutto bello per i padani, ma non per chi ama la Liguria e ne apprezza i caratteri paesaggistici naturali.

Inviato da: stefanin il Venerdì, 28-Ago-2009, 14:27
E grassie Girumin, che ci regali un po' delle tue conoscenze in materia.....

E bravo pure che passi le vacanze in patria.....anche se devo dire, purtroppo, che girando per Rapallo, ormai, di compatrioti ne incontri ben pochi, in sto periodo.

Zà che ghe semmo......da 'e mae parti (Ren Sen, Cugueo, e Varazze) van avanti a tià sciù residence e belinate varie......oriei savei pe chi 'e fan.....se tanto a Ren Sen no gh'è rimasto ciù nisciun, de Ren Sen.

Quello che me fa già 'e cugge l'è che è comme se te impunessan de vive a mannea di furesti. Non conta ninte comme semmo abituè noiatri a vive, bezogna subì o moddo de vive dei atri.

Donde gh'ean i campi di contadin han feto condomini in sce condomini, che ghe stan dentro da zente pe' in meise l'anno.

No parlemmo manco de cose han imbelinao in sc'e coste.

Speremmo ben......

Inviato da: Girumin il Domenica, 06-Set-2009, 14:43
Ringrazio l'amico Stefanin da Arenzano per l'apprezzamento: mi spiace di non saper rispondergli in genovese perchè da troppo tempo sono fuori esercizio. Ho aspettato a riprendere la parola perchè speravo che da un momento all'altro venisse fuori qualche novità. Invece tutto tace, nonostante l'accordo Stato-Regioni del primo di Aprile scorso
(potete leggerne il testo nel sito www.altalex.com/index.php?idnot=45575) che prometteva l'uscita delle disposizioni regionali entro 90 giorni. Ne sono trascorsi più di 150! È in corso una battaglia di logoramento che le forze ritardatrici, nemiche d'ogni riforma ed abbarbicate ai propri privilegi, combattono dilazionando ogni possibile conclusione. Dal sito www.pianocasa2009.com apprendo che finora sono 9 le regioni che hanno approvato le rispettive leggi regionali attinenti al piano casa. Non è tra queste la Liguria. Si avverano le mie facili previsioni circa l'impotenza del Premier nei confronti dei poteri locali resi onnipotenti dalla malaugurata "devolution".

Inviato da: Girumin il Lunedì, 21-Set-2009, 12:10
Cari Amici,
prendere atto che questa (mia) discussione ha destato per oltre mille volte l'interesse degli internauti solletica deliziosamente la mia vanità. Mi sembra positivo tanto quanto è negativo il fatto che a tutt'oggi siano solo dieci le regioni giunte all'approvazione d'una propria legge attinente al piano casa. Le elenco: 1)Piemonte; 2)Valle d'Aosta;3) Lombardia;4) Veneto;5) Emilia-Romagna;6) Toscana;7) Umbria;8) Lazio; 9)Puglia; 10)Basilicata. Praticamente quasi tutto il centro-nord, esclusa la nostra Liguria. Ho provato a leggere alcuni testi legislativi ma mi son dovuto arrendere all'astrusità del linguaggio politichese. Ho notato che agli obiettivi additati inizialmente - almeno sei mesi fa - con rulli di tamburi emerge ora l'intento della riqualificazione energetica degli stabili abitativi. Tutto bene, ma quando si deciderà la benemerita Regione Liguria? Speriamo presto, anche perchè la data del 15 Ottobre dovrebbe essere il punto zero.

Inviato da: Girumin il Sabato, 10-Ott-2009, 11:30
Torno ancora una volta a divulgare fra gli amici le ultime notizie sulla questione che sta tanto a cuore all'"uomo della casa" (non della strada). La sintesi della giornalista Baccaro è chiara e circostanziata, ma sembra un elenco telefonico, tante sono le varianti regionali sul tema dell'ampliamento, delle condizioni vincolanti e dirimenti. L'apparente intenzione delle amministrazioni regionali di adottare modalità particolari a vantaggio propri governati finisce per produrre un ventaglio multicolore di soluzioni
localistiche non solo differenti, ma talvolta forse anche contrastanti da regione a regione. Escono le leggi cui dovranno seguire i regolamenti applicativi, ma questi poi non escono, provocando lo scatenarsi delle interpretazioni di comodo, ufficiose, provvisorie, contraddittorie, che sono una prerogativa somma delle nostre burocrazie.
Le quali, perciò, dovrebbero apparire incolpevoli se non si dedicassero - quà e là - ad
operazioni "pro domo sua". Leggete l'articolo (un po' lungo, ma molto interessante) e soffermatevi con rammarico sulla frase: "Le Regioni mancanti all'appello (tante e comprendenti anche la nostra cara Liguria). Segue il link per accedere all'articolo del Corriere della Sera odierno:
http://www.corriere.it/cronache/09_ottobre_10/focus_baccaro-piano-casa-regole-diverse_576ad0da-b566-11de-8656-00144f02aabc.shtml

Inviato da: Girumin il Martedì, 13-Ott-2009, 17:19
Aspettavo con impazienza la prima puntata televisiva del ciclo 2009-2010 di REPORT,in programma per la scorsa domenica 11 di Ottobre e dedicata al Piano-casa. Spero che abbiate anche Voi assistito alla documentazione giornalistica - critica ma obiettiva - dei nefasti della legislazione e della prassi burocratica vigenti in Italia per il controllo delle attività edili. A me che vivo all'estero da quarant'anni - e che sono proprietario d'una vecchia casa da riattare in Liguria - sono ben note le procedure sia tedesca ( e svizzera) che italiana, che i collaboratori della Gabanelli hanno messo a confronto, tuttavia lo spettacolo è stato per me sconvolgente. E sono certo che sarà stato tale anche per tutti gli Italiani di buona volontà ed attenti alle questioni concernenti autorizzazioni, permessi, concessioni ecc... edilizie. Non mi dilungo ma Vi esorto - cari amici liguri - a leggere il testo parlato integrale della puntata in www.report.rai.it. Secondo le promesse del glorioso (cfr. "Miles gloriosus" di Plauto) Governo in carica sarebbe stata emanata un'apposita legge per la semplificazione delle pratiche specifiche entro DIECI GIORNI dalle prime proclamazioni, ma sono trascorsi già pltre SEI MESI e tutto rimane ancora com'è sempre stato. Può darsi che la radice dei nostri mali - che consistono, giova specificarlo, nella pletora di leggi occhiute, punitive, complicate ecc... - sia semplicemente l'aspirazione giusta di prevenire non solo le infrazioni, ma anche i propositi truffaldini d'ingannare che alcuni italioti furbastri formulano immancabilmente a vantaggio proprio e della comunità...chi se ne fr...Il fatto è che all'estero un siffatto spreco improprio di risorse intellettuali al fine d'ingannare la legge è impensabile. In Italia - e non solo in Liguria - è purtroppo diffusa la propensione degli enti pubblici a trattare il cittadino come suddito e dei cittadini ad eludere od ingannare la legge. Mi fermo qui per non apparire come un neo Savonarola piccolo piccolo. Ma sono sconsolato: le semplificazioni promesse col piano casa temo non verrano mai alla luce; anzi le procedure attuali saranno rese più complicate, jugulatorie, medioevali, tragicamente ridicole perchè alle regole vigenti verranno verosimilmente aggiunte disposizioni dello stesso stampo per scongiurare i rischi da catastrofi naturali (terremoti, straripamento di fiumare, scoscendimenti di versante ecc...ecc...). "Gaudeamus igitur!"

Inviato da: Girumin il Lunedì, 19-Ott-2009, 16:03
Sette mesi fa sembrava cosa fatta. Vox Silvii: "Gaudium magnum nuntio vobis: habemus planum domui!". Scherzo per non piangere perchè vedo che gli attriti, le resistenze persino ai propositi di riforma soverchiano addirittura la proverbiale potenza realizzatrice del Cavaliere. Non conta che le riforme vadano a vantaggio dell'Italia. L'essenziale è che non vadano a svantaggio di qualcuno: il che è impossibile! Lo scorso 31 Marzo nella conferenza Stato-Regioni queste sottoscrissero un accordo con il Governo impegnandosi ad emanare entro 90 giorni i piani-casa regionali. Da parte sua il Governo promise entro 10 (dieci!) giorni una legge di semplificazione delle procedure. Dopo sette mesi l'Italia - noi - abbiamo in mano un pugno di mosche: nessuna semplificazione e dodici leggi regionali che sembrerebbero le "24 variazioni su un tema di Diabelli" del Beethoven se fossero qualcosa di artistico e gradevole. Da regione a regione tutto cambia in fatto di condizioni, percentuali, termini temporali, possibilità d'intervento ecc..ecc.. Quello che tragicamente manca ovunque è la semplificazione. Due/tre anni fa l'On.Tremonti emise un parere televisivo che nella mia borsa valori fece scattare a quote stratosferiche le Sue azioni svalutatissime: "Una vera liberalizzazione sarebbe il concedere ad ogni proprietario la facoltà di modificare internamente la propria abitazione senza sottostare ad imposizioni fiscali". Molto più recentemente il Ministro Bondi a Ballarò dichiarò: "Bisogna togliere ai Comuni il potere di gestire le licenze edilizie perchè la corretta applicazione delle leggi vi può subire troppe distorsioni ed interferenze". In queste due dichiarazioni - da me riportete a memoria, quindi forse non esatte parola per parola - stanno i termini principali della necessaria, impellente esigenza di semplificazione. Chi - fra Voi, cari miei 1100 lettori - ha letto il copione di Reporter avrà provato le sensazioni che colgono i selvaggi, abituati ad accendere il fuoco mediante sapienti, delicate e lunghissime procedure, nel vedere un turista civilizzato infiammarsi la sigaretta con un colpo di accendino. I Tedeschi, in teoria Europei come noi, possono stravolgere l'interno delle proprie case senza pagare un centesimo di Euro. Quando la nostra amatissima amministrazione regionale avrà finalmente deciso quali bizantinismi introdurre nelle vecchie procedure burocratiche nell'intento occulto di non danneggiare i manovratori dell'urbanistica comunale ed in quello, ostentato ma fasullo, di agevolare la vita ai cittadini, ci renderemo conto del progresso da gamberi che ci tocca. Oltre tutto è stato proclamato dall'Avv. Ghedini (con altro scopo) l'aureo principio secondo cui "La legge è uguale per tutti, ma la sua applicazione no":

Inviato da: Girumin il Lunedì, 19-Ott-2009, 23:22
M'ha telefonato un amico musicista che segue il Forum per fare con me una bella ghignata sul mio latino maccheronico e per segnalarmi - inorridito - che l'opera di Beethoven citata s'intitola, in verità: "Trentatre variazioni su un valzer di Diabelli". Ho chiesto venia e mi affretto a divulgare la rettifica.

Inviato da: Girumin il Sabato, 24-Ott-2009, 15:01
Nei giorni scorsi persistenti disfunzioni della rete m'hanno impedito di divulgare tempestivamente l'annuncio della "Casa della Legalità" riportato qui in calce. Meglio tardi che mai: gli interessati possono ancora prenderne visione.

< 1. LIGURIA - CI SOFFOCANO DI CEMENTO... FERMIAMOLI ORA!
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< Il "Piano Casa" della Regione Liguria, proposto dalla Giunta di Claudio Burlando sta per sommergere definitivamente la regione con il calcestruzzo. Se già era scandalosa la < proposta del governo Berlusconi che dava il via libera ad ampliamenti del 20%, la Regione Liguria supera ancora una volta tutti e rilancia il via libera agli ampliamenti per < il 60%....

< L'appello, la rassegna, gli indirizzi e-mail per inviare il proprio "NO" e l'invito a presidiare Giovedì 22 ottobre, dalle ore 9:30, il Palazzo della Regione (in Via Fieschi a < Genova) dove si riunisce la Commissione per votare il provvedimento che rischia di andare all'approvazione del Consiglio regionale il prossimo 28 Ottobre ottobre.

http://www.casadellalegalita.org/index.php?option=com_content&task=view&id=8504&Itemid=1
http://www.genovaweb.org/doc/piano_casa_liguria.pdf

Inviato da: Girumin il Lunedì, 02-Nov-2009, 18:31
La montagna ha partorito il topolino! Alleluja! In altre parole: "Habemus legem regionalem!" In sintesi: avrà validità per due anni, non cambierà le inique condizioni-quadro che regolano i poteri di controllo dei Comuni, quindi non semplificherà per nulla lavita dei cittadini intenzionati a riattare, migliorare le proprie case. Commenterò più diffusamente il testo, che ho qui sotto gli occhi e che mi ha profondamente deluso dopo tanto "battage" governativo e tante lungaggini regionali.

Inviato da: Girumin il Lunedì, 02-Nov-2009, 18:32
La montagna ha partorito il topolino! Alleluja! In altre parole: "Habemus legem regionalem!" In sintesi: avrà validità per due anni, non cambierà le inique condizioni-quadro che regolano i poteri di controllo dei Comuni, quindi non semplificherà per nulla lavita dei cittadini intenzionati a riattare, migliorare le proprie case. Commenterò più diffusamente il testo, che ho qui sotto gli occhi e che mi ha profondamente deluso dopo tanto "battage" governativo e tante lungaggini regionali.

Inviato da: Girumin il Martedì, 03-Nov-2009, 12:19
Sono riuscito ad avere il testo dell'attesissima legge regionale e l'ho letto.
Mi sembra di poter dire tranquillamente che la montagna ha partorito il topolino dopo una lunghissima gravidanza ed un travaglio penoso. In ordine di tempo l'ultima tra quelle delle regioni settentrionali, in ordine di merito la più severa. Proprio nessuna semplificazione delle procedure e men che meno un alleggerimento degli oneri urbanistici: questi aspetti rimangono riserva di caccia dei Comuni.

Inviato da: Girumin il Venerdì, 06-Nov-2009, 20:23
Ho riletto il testo e l'ho analizzato alla luce del mio dilettantismo giuridico come della mia matura esperienza di vita. Rilevo innanzitutto - e mi sembra lacuna GRAVISSIMA - l'assenza completa di semplificazioni burocratiche e di sconti fiscali, già preannunciati come stimoli necessari e doverosi. Il resto, cioè la legge in sè é un esercizio bizantino degno dell'U.C.A.S. (= Ufficio Complicazione Affari Semplici). Incrementare i volumi abitativi è una miglioria che non interessa a tutti mentre è soggetta a limitazioni per i condizionamenti tecnico-estetici insiti nelle regole che salvaguardano l'ortodossia urbanistica, architettonica, paesaggistica e via dicendo. Giusto anche cogliere l'occasione per promuovere le migliorie al bilancio energetico degli stabili ed alla difesa antisismica, ma non premiandole con l'accordare benefici in termini di metri cubi supplementari. La prassi burocratica rimane purtroppo quella di sempre, sotto la regia dei soliti Uffici Tecnici Comunali (braccio armato delle giunte dilettantesche) cui le novissime complicazioni formali e sostanziali offrono la facoltà d'introdurre infinite varianti delle già possibili angherie. Dalla voce del celebre avvocato di Corte abbiamo udito l'enunciazione del nuovo, folle principio giuridico:"La legge è uguale per tutti, non la sua applicazione". Ma lasciamo perdere perchè non voglio scivolare nel turpiloquio. Mi rifaccio all'indimenticabile Bartali gridando:"Gli è tutto sbagliato! Gli è tutto da rifare!". Come? Togliere ogni potere decisionale in materia di licenze edilizie ai Comuni e trasferirlo alle Province (visto che non le si vuole eliminare: almeno fanno qualcosa!): le "domande di costruzione" (= i progetti realizzandi) vengono presentati al Comune cui spetta solo la facoltà di "dare un preavviso" (=esprimere un parere motivato sul merito) entro un termine di tempo ristretto, per poi inoltrare il tutto alla sezione competente della Provincia. Questa - entro un termine di tempo stringente deve decidere se e come approvare il progetto. L'istanza di ricorso dovrebbe essere la Regione, in modo da sgravare il TAR da tutta la farragine micidiale del contenzioso edilizio. Altra gigantesca e facile semplificazione dovrebbe consistere nell'accordare a chi abita la casa di sua proprietà il diritto di apportare tutte le migliorie interne al proprio fabbricato senza sottostare a balzelli fiscali, ma solo rispettando le regole dell'arte e mantenendo la cubatura complessiva misurata esternamente. Tutti questi cambiamenti in senso semplificativo funzionerebbero ancora meglio se ci si decidesse a ridimensionare e modernizzare gli enti amministrativi aggregando Comuni contigui. Gli oneri urbanistici (OU): sembra che siano il fattore di sopravvivenza delle finanze comunali, ma quanti misfatti provocano! Sono - secondo me - pienamente giustificati, quindi accettabili, solo a carico delle costruzioni nuove e con un dosaggio opportuno potrebbero servire da freno al consumo di aree edificabili. Sgravandone completamente le stramaledette RISTRUTTURAZIONI si stimolerebbe in modo efficace il recupero e la fruizione ottimale del patrimonio edilizio esistente, gia sovrabbondante. Nella Liguria, regno dei "letti freddi", infine, un adeguato inasprimento dell'ICI sulle abitazioni secondarie ne sfoltirebbe il numero esagerato. Mi fermo qui. Spero di poter leggere qualche commento dei miei sempre più numerosi e - spero -affezionati lettori.


Inviato da: Girumin il Venerdì, 27-Nov-2009, 17:36
Mi permetto di usare un'altra metafora per qualificare la legge regionale sul piano-casa: "Ciliegina finta su una torta malriuscita ed avariata". Sarebbe bastato - senza tante lungaggini - statuire che ogni proprietario può rimodulare internamente l'abitazione nella quale risiede senza dover chiedere
una licenza edilizia onerosa (cioè gravata da oneri urbanistici), come auspicato dall'On.Tremonti, nonchè trasferire il potere decisionale riguardante le pratiche edili in generale alle Province lasciando ai Comuni solo il potere consultivo preliminare, secondo la proposta dell'On.Bondi. In altre parole: la ristrutturazione edile che lascia immutato l'esterno, cioè non provoca aumento di volume abitabile, deve essere favorita. Le "lobby" locali favorite dalla "devolution" vanno disarmate. Così si fanno le riforme: semplificando, sgravando da balzelli esosi. Aspetto "voci di caruggio" sui primi passi attuativi della legge-ciliegina.

Inviato da: Girumin il Martedì, 08-Dic-2009, 15:47
Non mi giungono "voci di caruggio" (sono un po' lontano!) ed il forum langue.
Peccato...Ma tra i quasi 1500 lettori ce ne sarà stato qualcuno che ha spifferato in giro quanto ha letto ed avrà raggiunto le orecchie di sindaci, assessori, funzionari, "tirapiedi" e compagnia bella. Tutti tacciono marpionescamente. Mi sembra strano.

Inviato da: Girumin il Lunedì, 11-Gen-2010, 15:26
Ho dovuto lasciar trascorrere un mese aspettando - purtroppo invano! - qualche segnale sullo scatenamento dell'attività edilizia provocato dal piano-casa. Nulla! Sarà perchè l'inverno non è la stagione migliore per aprire cantieri, o perchè le banche stentano ad accendere mutui. Non so, ma fin dall'inizio - quasi un anno fa! - avevo il presentimento che lo strombazzato piano-casa fosse una riforma gattopardesca, cioè fatta in modo che nulla debba cambiare.

Inviato da: Girumin il Venerdì, 22-Gen-2010, 17:52
In data odierna ho scritto la lettera, qui riportata in calce, al Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori.
Non ho altro da aggiungere, per ora, a chiarimento. le mie geremiadi proseguiranno.

Signore,

leggendo il Corriere della Sera d'ieri - 21 di gennaio 2010 - la mia attenzione è stata catturata dal titolo d'un vistoso avviso a pagamento: "Lettera aperta degli Architetti italiani...". Data una scorsa - distratta inizialmente, poi sempre più attenta - al testo fino alla travolgente perorazione, m'è parso di vagellare. Infatti proprio un anno fa il lungimirante Presidente del Consiglio lanciava agli Italiani i primi annunci napoleonici della Sua nuova idea luminosa: il Piano casa. A quel magistrale, superno lancio pubblicitario avrebbe dovuto fare seguito immediato la Vostra presente lettera per propiziare il Vostro doveroso inserimento costruttivo e competente nel lavorio della formulazione legislativa. Se Vi siete mossi - può darsi - nulla ne ha saputo il pubblico interessato come lo scrivente. Il 31 di Marzo 2009 la Conferenza Stato-Regioni ed Enti Locali ha sfornato una dichiarazione d'intenti detta Allegato che enunciava due impegni chiari quanto ardui. Il primo, assunto dalle Regioni, di approvare "entro e non oltre (sic!) 90 giorni (N.d.R.: entro il 30 di Giugno) le proprie leggi ispirate preferibilmente (chissà perchè non tassativamente?) agli obiettivi" di seguito enunciati. Il secondo, assunto dal Governo, di emanare entro 10 giorni (N.d.R.: entro il 10 di Aprile) un decreto-legge con "l'obiettivo precipuo (chissà perchè non esclusivo?) di semplificare alcune procedure...(omissis)". Eravate sulla luna Voi, valorosi difensori del prestigio professionale della categoria dei tecnici più qualificati ad operare per la migliore formulazione ed applicazione delle regole in questione? Credo proprio di sì! E di che cosa dovevate occuparVi quando, nei mesi successivi, si svolsero in sordina i mercanteggiamenti politici delle Giunte regionali che - a partire da Luglio inoltrato - in ordine sparso cominciarono a promulgare la più disparata accozzaglia di disposizioni eterogenee sul tema. Dal bailamme emerse un principio-base intellettualmente sconvolgente, quello del "silenzio-diniego", in omaggio alla facoltà accordata agli enti locali di potersi dissociare - ossia "non recepire" - dall'iniziativa legislativa senza dover fare la fatica di spiegare perchè. Ometto altri particolari, dei quali potete aver preso già conoscenza e che tradiscono il pressapochismo di tutti gli attori, per concludere con un bilancio dell'operazione dopo un anno dall'inizio. Una dozzina di Regioni - con più o meno grande ritardo sulla tabella di marcia - si sono dotate di leggi-fisarmonica le cui interpretazione e/o applicazione sono demandate all'ultima ruota del carro (i Comuni); il Governo non ha ancora emanato il suo decreto-legge semplificativo (Ah, Calderoli!). Le leggi regionali in questione resteranno in vigore per due anni ed hanno in comune fra loro un solo principio-guida: l'incentivo che consiste nell'autorizzazione ad accrescere - nel rispetto di mille condizionamenti generali, locali e particolari - la volumetria di fabbricati abitativi al massimo bifamiliari senza aggravio supplementare degli oneri urbanistici che immancabilmente gravano su ogni intervento di cosiddetta "ristrutturazione edilizia". Come cacio sui maccheroni è stato annesso il regalo di frazioni volumetriche aggiuntive a coloro che colgono l'occasione per migliorare la sicurezza antisismica, l'efficienza energetica e la sostenibilità ambientale (?) degli edifici. I dosaggi di questa complessa alchimia variano da regione a regione e sono o non sono applicabili da comune a comune. In definitiva un variegatissimo guazzabuglio nazionale in omaggio alla "devoluzione", ma nessuna semplificazione burocratica. Eppure l'onorevole Tremonti, durante il breve intervallo di tempo durante il quale fu all'opposizione, ebbe a dichiarare all'intervistatore televisivo che la più vera riforma liberalizzatrice - in contrapposizione a quelle faticosamente introdotte dal Ministro Bersani - sarebbe l'affermare il principio secondo cui ogni proprietario immobiliare può rimodulare internamente la propria abitazione senza autorizzazioni nè oneri urbanistici a patto che non accresca il volume dell'edificio. Questo fondamentale principio non l'ha inventato Tremonti perchè da tempo vale e funziona benissimo in altri Stati europei. Voi non avete bisogno di vedere Reporter per sapere quanto poche e semplici regole bastano in Germania - ad esempio - perchè i Comuni possano tenere il controllo dell'attività edilizia. Io, che sono un Italiano AIRE e risiedo da quarant'anni in Svizzera, pensionato dopo trent'anni di servizio in una amministrazione cantonale, so bene come si può operare in materia qui, senza trappole ed assurdi costi burocratici, e posso fare confronti catastrofici con il clima insidioso ed ostruzionisrtico del comunello ligure - retto da un sindaco dotato di licenza elementare - nel quale posseggo l'abitazione primaria da riattare. In conclusione avete perso il treno e la Vostra velleitaria lettera aperta a Berlusconi lascia il tempo che trova, così come le gattopardesche leggi regionali specifiche. Non Vi resta - a mio giudizio di uomo della strada - che registrare l'improbabile successo dello strombazzato piano-casa e di divulgarne i bilanci parziali e finali (regione per regione, naturalmente.
Povera Italia!

Inviato da: Girumin il Lunedì, 25-Gen-2010, 12:23
Cari Amici,
Vi suggerisco di leggere nel Corriere della Sera di oggi 25.1.2010 un simpatico articolo di Sergio Rizzo intitolato "L'Italia che si sbriciola abita nei centri storici: a rischio una casa su tre". Non posso riportarne dei brani perchè la riproduzione è riservata: leggetelo! Vi troverete alcuni concetti che vado esponendo da tempo. In particolare vi sono evidenziate le lacune del piano-casa sia regionale che governativo; una tra le tante: gli improbabili benefici del piano casa non sono applicabili ai nuclei antichi, cioè ai settori del patrimonio edilizio abitativ che di più abbisognano di soccorso

Inviato da: Girumin il Sabato, 20-Feb-2010, 12:14
Prima che il nostro amato Forum sia completamente sepolto dalla pornografia approfitto per aggiungere un commento sconsolato sull'intuibile fiasco del piano-casa.
Dalle dichiarazioni di politici e dagli scritti di molti giornalisti - quelli obiettivi - emergono quà e là accenni ironici o peggio nel contesto di commenti ad altre emergenze e cilecche d'attualità. Sull'attesa marcia trionfale dell'edilizia nessuno fiata e non si diffondono "voci di caruggio" mentre è evidente che un successo anche striminzito avrebbe potuto suscitare uragani d'inni trionfali. Il topolino partorito dopo un travaglio lungo e difficile, la ciliegina finta sulla torta andata a male mi lasciano sconsolato. Mi farò vivo ancora ed aspetto sempre qualche intervento, commento, aggiunta che avvalori meglio il seguito di dimensione davvero per me inaspettata di visitatori.

Inviato da: Girumin il Venerdì, 05-Mar-2010, 20:09
Perdura la stasi delle notizie sull'andamento del mercato immobiliare a seguito del piano casa. Intanto nel nostro Forum avanza il Viagra...Bene!
Ci vorrebbe un farmaco simile adatto specificamente per certi UTC! Intanto ho raccolto voci interessanti sul come si può svicolare fra le regole sulle "seconde case" per avere la moglie ubriaca e la botte piena. Alla prossima!

Inviato da: Girumin il Sabato, 06-Mar-2010, 16:36
Vorrei aggiungere una notizia che non è strettamente connessa alla cilecca clamorosa del piano-casa. Si tratta del dilagare dell'imbroglio che consente a due coniugi di avere due abitazioni primarie, entrambe esenti dall'ICI. Il marito dichiare di risiedere stabilmente nell'abitazione primaria di città, la moglie in quella che era "di vacanza", al mare."Elementare Watson!" esclamerebbe un novello Sherlok Holmes. Dove esistono migliaia di residenze secondarie - come a Sanremo, per esempio - il trucco può diventare molto pesante per le casse comunali. Mi sembra impossibile, però, che gli amministratori locali della Riviera ignorino simili gherminelle e che non abbiano strumenti per sventarle. Forse non vogliono...Nelle mie prediche passate avevo raccomandato a chi di dovere di escludere le residenze secondarie dai fantomatici benefici previsti dal piano-casa: la novità (per me) che ho appena denunciata fa rientrare nel plotone dei beneficati anche le residenze secondarie fasulle. Bene!

Inviato da: Girumin il Giovedì, 11-Mar-2010, 12:20
Per riemergere dalla discarica di annunci commerciali che - chissà perchè? -ha sommerso proprio questo settore del Forum devo portare qualche novità.Non ho, però, trovato nulla di nuovo fra i 7.200.000 riferimenti citati dal motore di ricerca Google (per confronto: il medesimo ne segnala 8.900.000 per la voce "Silvio Berlusconi"). Concludo compiacendomi del raggiungimento di quota 2000 per le visite.

Inviato da: Girumin il Sabato, 20-Mar-2010, 16:59
Amici,
la politica dell'annuncio trionfa sempre più! L'ultimo annuncio è quello della raffica di decreti a sostegno dell'economia: realisticamente dal congelatore allo scooter, passando per la "non-DIA". Qualcosa si muove al vertice e dovranno pensarci le periferie se lasciar passare o se fucilare i buoni propositi. Intanto osservo che questa è la conferma ufficiale del fallimento del piano-casa, che deve perciò essere rilanciato. Sono insorte subito le gilde professionali d'Ingegneri, Architetti ed Urbanisti, finora dormienti perchè assonnate e non interpellate. La debâcle verrà quando cominceranno a sparare Regioni, Province e Comuni, l'armata Brancaleone dei poteri locali che stringono pur sempre il manico del coltellaccio. Provo ad anticipare uno scenario futuro e probabile. Chissà quando vedremo i provvedimenti all'ordine del giorno delle Camere, esposti al tiro delle lobbies; bene o male, dopo accurato stravolgimento parlamentare, i decreti saranno tramutati in leggi. Le Regioni con il codazzo di poteri locali si scateneranno gattopardescamente e nulla cambierà rispetto all'oggi. Sul piano pratico - terra a terra - si verificherà un risparmio iniziale di qualche carta bollata prima usata per redigere la DIA, ma subito dopo gli onnipotenti Comuni faranno scattare i blocchi selettivi dei cantieri, predisposti e legittimi - come sempre - per cogliere nell'immancabile fallo chi non ha amici, si permette di scegliere progettisti antipatici ai Comuni ecc...ecc... Il mio quadro è ovviamente sommario: chi vuole intendere intende.

Inviato da: Girumin il Lunedì, 22-Mar-2010, 16:25
Cari Amici,
dopo l'annuncio che c'interessa la cronaca ha ripreso a veleggiare turbinosamente verso nuovi annunci: facciate dietro le quali spesso c'è il vuoto. "Ognuno è padrone a casa propria!" ha sentenziato il Premier. E ci mancherebbe altro! Un nemico acerrimo dei bolscevichi, dei Comunisti e di tutte le Sinistre come dovrebbe esprimersi? Nella perdurante assenza di lumi specifici provo a commentare qualche punto delle incredibili novità che sono state introdotte fra i provvedimenti anticrisi. È stata abolita la DIA - e subito si sono imbufaliti gli Ordini Professionali, precedendo perfino i manovratori occulti e palesi del caos della legislazione edilizia: per sostituire qualche piastrella di rivestimento in un bagno non è più necessario che intervenga un Architetto a dichiarare che l'operazione è fattibile a regola d'arte. Potrebbe succedere, però, che in un condominio un comproprietario si accolli spudoratamente l'insostenibile responsabilità di eliminare un pilastro che secondo lui menoma la fruibilità del salotto ed allora sarebbero dolori! In caserma si direbbe "Cavoli acidi!". La DIA, dunque, non accompagnerà mai più le pratiche relative a manutenzioni ordinarie e straordinarie!!! E qual'è ora la sorte dei multiformi restauri conservativi, "refugium peccatorum" riservato spesso agli amici degli amici - vedansi "circolari interpretative" - per sgravarli da oneri urbanistici quando compiono operazioni giustamente sospettabili come ristrutturazioni. Non parliamo delle famigerate e proteiformi RISTRUTTURAZIONI soggette a permesso edilizio oneroso, quindi gravate da ONERI URBANISTICI a pretesa copertura delle spesso inesistenti spese per urbanizzazioni primarie accollantisi al Comune per gli interventi privati dei famosi "padroni in casa propria" all'interno della medesima CASA PROPRIA. Che ne sarà? Anche l'incremento di volume abitativo contemplato dalla normativa del Piano-casa passa per RISTRUTTURAZIONE. E sarà esente da DIA? E da ONERI URBANISTICI? C'è poi tutta la contorta casistica delle abitazioni primarie, secondarie, terziarie ecc.., così fitte in Liguria e tanto bene sfuggite ad una equa classificazione, a disdoro dei voraci Comuni ed a gloria dei furbi. Ne sanno qualcosa le Province? E la Regione? Ed i cosiddetti Prefetti ridotti a passacarte? Alla prossima!

Inviato da: Girumin il Lunedì, 22-Mar-2010, 17:19
Solo dopo lo sproloquio sovraincombente m'accorgo che cominciai ad occuparmi del dolente argomento un anno e due giorni fa. In quasi totale solitudine. I miei iniziali ventiquattro lettori sono cresciuti di oltre duemila unità, ma stranamente sono rimasti silenti. Il silenzio a volte è un'arma offensiva: rimane indefinibile, intraducibile, misterioso ed ha sempre un nonsoche di minaccioso. Ma qui siamo tra amici che mugugnano, ascoltano voci di caruggio e non offendono nessuno.

Inviato da: Girumin il Martedì, 23-Mar-2010, 14:43
Cari Amici,
è entrato in scena un nuovo propagandista-venditore di articoli farmaceutici e mi ha relegato in fondo alla fila. Per contrastare questa alluvione chimico-erotica dovrò centellinare i miei interventi piazzando tante zampate nei momenti opportuni. E toccare un solo punto per volta. Adesso mi sembra opportuno sottolineare che, piano-casa o no, il più grave difetto del sistema vigente sta nel DECENTRAMENTO amministrativo (o "devolution", sancita da sciagurate riforme costituzionali) che attribuisce tutti i poteri alle amministrazioni comunali, togliendoli alle entità amministrative di rango superiore. Ogni comune è sovrano nel proprio ambito e nessuno deve permettersi di ficcare il naso nelle sue faccende. Ciò vale per ogni singolo Comune, anche se ha cento abitanti, un sindaco analfabeta ed una giunta notoriamente mafiosa. Ne consegue che ogni Comune interpreta le regole se vuole, come vuole e quando vuole. Il rimedio ora sta solo nella possibilità, per il cittadino, di appellarsi al T.A.R. mobilitando un avvocato ed apprestandosi ad aspettare che venga il suo turno. Tutti i TAR sono ingolfati da un contenzioso pregresso e sempre pendente e le attese perciò diventano molto, moolto mooolto lunghe. In linea generale sarebbe bene rimodulare l'entità dei Comuni accorpandone diversi piccoli a formarne altri più grandi (nei quali dovrebbe essere meno difficile trovare persone istruite e capaci di gestire gli affari della comunità) e conferire a Province, Prefetture e Regioni poteri di controllo e di censura all'operato dei Comuni. Il seguito alla prossima puntata anti-Viagra.

Inviato da: Girumin il Domenica, 28-Mar-2010, 17:45
"QUI CHIUNQUE PUÒ DIRE LA SUA": così arrivano propagandisti di pseudo-medicine e di carne fresca ad ammorbare l'ambiente. Arrivano a frotte e si esprimono anche in lingue esotiche, comprensibili solo per extracomunitari, non sono clandestini ma farebbero bene ad andare a nascondersi: insomma, tirano l'acqua al loro mulino e...rompono. Passato il primo momento di sorpresa non destano più neppure la curiosità malsana.
In ogni caso spero che i gestori del Forum li spazzino via come si fa con le ragnatele.
Ed ora torno al mio argomento abituale, apparentemente molto gradito dal "colto e dall'inclita". A quel che mi risulta da sussurri fededegni, le abitazioni secondarie in Liguria - che avevano accreditato alla nostra amata regione il primato di "territorio più cementificato d'Italia" fin dagli anni '80 - sarebbero diminuite perchè un numero cospicuo è passato alla categoria IVAESENTE di abitazioni primarie. Verifichi chi può. Per mezzo di banali autocertificazioni - documenti preziosi, peraltro, nel mondo delle persone oneste - e con la compiacente condiscendenza di certe amministrazioni comunali pare che la simulazione di separazioni di fatto fra coniugi faccia loro conquistare benefici fiscali. Non insisto perchè mi mancano dati inoppugnabili: mi limito a mettere la pulce nell'orecchio agli interessati. In una prima fase della storia - quando il benessere ha cominciato a consentire alle famiglie medie di conquistarsi un posto al sole con la casa di vacanza nei comunelli marittimi o montani - le abitazioni secondarie erano la pacchia dei Comuni per le ragioni seguenti. 1) Pagavano IVA, imposte, tributi e canoni maggiorati; 2) i loro proprietari-abitatori saltuari non incidevano al 100% sui servizi comunali (raccolta rifiuti, acqua potabile, scuola, assistenza ecc...) e non avevano diritto di voto amministrativo. Nell'attuale fase due della storia sembra sia diventato più conveniente per certe amministrazioni comunali comprare i voti dei non residenti accreditando quest'ultimi come residenti stabili: la perdita economica in vile moneta può essere compensata largamente da altri vantaggi. Noi non sappiamo`perchè, loro sì. Non voglio insinuare fandonie per infangare qualcuno: spero che dalla folla dei miei 24 lettori emerga qualcuno tanto volonteroso quanto informato per confermare o confutare. Aspetto fiducioso.

Inviato da: Girumin il Martedì, 30-Mar-2010, 16:39
Il PIANO-CASA tra le tante limitazioni soffre anche quella - giustissima - di non poter essere applicato alle abitazioni secondarie. Da quanto qui sopra esposto sembra che i meno ingenui pagatori di ICI siano venuti a vivere figurativamente in Riviera riqualificando le proprie abitazioni da secondarie a primarie. Col doppio effetto di risparmiare imposte e di poter accedere ai fantastici benefici del mai abbastanza esaltato PIANO. Eppure questo ha fatto un magnifico FLOP: lo affermo senza conoscere dati numerici e basandomi solo sul fatto che un successo anche striminzito avrebbe scatenato uragani di autoesaltazione da parte del POTERE. I dati li aspetto sempre al varco e ringrazio in anticipo chi vorrà collaborare esponendoli qui.

Inviato da: Girumin il Giovedì, 01-Apr-2010, 16:48
Se la Liguria fosse indipendente - come noi tutti auspichiamo - sarebbe stato necessario un piano-casa con tutte le frustrazioni che ne conseguono ? io dico di no. Nella prossima puntata Vi spiegherò perchè.

Inviato da: Girumin il Sabato, 10-Apr-2010, 19:27
A caccia di novità, ho trovato solo un articolo molto recente (7 corrente mese) dell'Arch. Attilio Schettino, del quale riporto il preambolo. C'è di che scoraggiarsi: prima eravamo in clima elettorale, ora siamo entrati in clima di riforme e tutti i capoccioni le scodellano dal cappello a cilindro come fossero i coniglietti bianchi del prestigiatore. Così l'aborto detto PIANO-CASA ci rimarrà sul groppone per un bel pezzo, mentre la crème politica va a caccia di farfalle come presidenzialismo, separazione delle carriere, divieto d'intercettare e via dicendo. Ecco la citazione.
>Progetto ancora in balia delle amministrazioni locali, prevista la possibilita' per i >Comuni di limitare o addirittura escludere (= non recepire. N.d.R.) l'ambito >di applicazione degli interventi. Circa un anno fa si sentiva parlare di una legge, il >piano casa, che avrebbe dovuto risollevare e muovere definitivamente gli >investimenti per circa 59 miliardi di euro. Oggi questo progetto e' ancora in >balia delle amministrazioni locali, che, impelagandosi per i meandri delle >pratiche burocratiche, hanno sbloccato ben poco rispetto alle intenzioni vere >e proprie del piano stesso. Molte leggi regionali, infatti, hanno previsto la possibilità >per i Comuni di delimitare o addirittura escludere l'ambito di applicazione degli >interventi in relazione a determinati settori o immobili dei rispettivi territori, sulla >base di motivate esigenze di carattere urbanistico, paesaggistico-ambientale o >architettonico. Alcuni casi sono addirittura eclatanti, come in Emilia Romagna e più >precisamente a Parma, dove per effettuare l’ampliamento nelle case a schiera è >necessario l’assenso scritto dei vicini. Non vi è quindi una linea italiana di >interventi omogenea, ma la regolamentazione varia da regione a >regione ed addirittura da comune a comune.. In breve cerchiamo di fare >un quadro delle disposizioni regionali, ricordando che i comuni di appartenenza
>hanno potuto modificare alcune >regolamentazioni relative ad immobili o territori.<

Inviato da: Girumin il Domenica, 25-Apr-2010, 16:36
Rientro da un recente viaggio in Liguria, dove ho raccolto informazioni sugli effetti del piano-casa. Le risposte che mi sono state date si possono riassumere efficacemente in una frase chiara e concisa:"È tutto fermo, in attesa di chiarimenti". Vana attesa! Chi si trova al potere nelle amministrazioni locali ha trovato da gran tempo il modo di trarre vantaggio personale dall'esercizio delle proprie funzioni pubbliche, quindi, se non vi è COSTRETTO, si guarderà bene dal modificare i meccanismi d'azione che gli possono gonfiare il tornaconto proprio. Uno dei principi-base del piano-casa è il diritto degli enti locali di NON RECEPIRE mediante il silenzio-dissenso le striminzite riforme contenute nelle versioni regionali del piano. S'è instaurato il cosiddetto "surplace" che i tifosi di ciclismo su pista ben conoscono: gli antagonisti si studiano a vicenda senza fare mosse. Allora in che modo si sarebbe dovuto - secondo me - procedere? Sintetizzo. Rimodulare i Comuni sulla base del popolamento: Comuni urbani di estensione limitata ad alta densità di popolazione e Comuni agresti o montani di grande estensione e bassa densità; minimo circa 5.000 abitanti. La Provincia di Savona da settantanove Comuni dovrebbe scendere ad una ventina. Da basi elettorali relativamente grandi si possono estrarre giunte più qualificate che totalizzano un numero di "cadreghe" decimato rispetto al presente. Quindi probabile miglioramento della qualità degli amministratori e sicura riduzione di spese, con vantaggio per tutta la macchina amministrativa, sia a livello locale che regionale. In fatto di edilizia - l'ho già detto - potere decisionale trasferito da Comune a Provincia (fino a quando esisteranno amministrazioni provinciali) lasciando al Comune un potere consultivo ed attribuendo alla Regione la funzione di istanza di ricorso. Le leggi specifiche in materia edile dovrebbero diventare molto più chiare e "meno interpretabili" e solo le nuove costruzioni dovrebbero essere colpite da balzelli, imposte, tasse, tributi, oneri e simili deprecabili diavolerie che vengono applicate e subite da tutti per il solo, semplice motivo che su di esse si reggono ora le finanze comunali. Impropriamente, malauguratamente.
L'imposizione di balzelli - in ogni caso - dovrebbe poter essere fatta anche in forma di ipoteca legale, in modo da spuntare l'arma letale prediletta da chi va a caccia di "bustarelle", cioè l'inghippo a ripetizione che fa perdere la pazienza a chi vuole operare e gli infligge la penalità irrevocabile della perdita di tempo. Siccome il denaro si può sempre trovare con una vincita all'Enalotto, con un'eredità dello Zio d'America o con una truffa, è meglio somministrarlo ungendo le ruote piuttosto che giostrare per anni - mai più recuperabili - in sterili battaglie burocratiche. Per ora mi fermo qui. Aspetto che qualcuno entri in discussione.

Inviato da: Girumin il Mercoledì, 12-Mag-2010, 12:10
Cari Amici,
Vi propino il testo della legge sul Piano casa emanata dalla regione Liguria.
Leggetelo: potremo commentarlo insieme per cercare di capire il motivo del suo
manifesto "flop".

REGIONE LIGURIA
________


TESTO DI LEGGE APPROVATO DAL CONSIGLIO REGIONALE – ASSEMBLEA LEGISLATIVA DELLA LIGURIA NELLA SEDUTA DEL 28 OTTOBRE 2009


MISURE URGENTI PER IL RILANCIO DELL’ATTIVITÀ EDILIZIA E PER LA RIQUALIFICAZIONE DEL PATRIMONIO URBANISTICO-EDILIZIO


Articolo 1
(Finalità)

1. In attuazione dell’Intesa tra Stato, Regioni ed Enti locali, conclusa in data 1 aprile 2009, per individuare misure di contrasto della crisi economica mediante il riavvio dell’attività edilizia, la presente legge disciplina interventi atti a promuovere la riqualificazione funzionale, architettonica e statica degli edifici, anche attraverso l’ampliamento dei volumi esistenti, nel contesto di un più generale rinnovo del patrimonio edilizio esistente in condizioni di obsolescenza e degrado, attraverso l’applicazione di nuove tecnologie per la sicurezza antisismica, l’efficienza energetica e la sostenibilità ambientale degli edifici.
2. La presente legge ha carattere straordinario e le relative disposizioni hanno validità per ventiquattro mesi dalla data della sua entrata in vigore.

Articolo 2
(Definizioni)

1. Ai fini dell’applicazione della presente legge valgono le seguenti definizioni:
a) Edificio rurale di valore testimoniale: un edificio rurale realizzato entro il XIX secolo, che abbia avuto o continui ad avere un rapporto diretto o comunque funzionale con fondi agricoli circostanti e che presenti una riconoscibilità del suo stato originario in quanto non sia stato irreversibilmente alterato nell’impianto tipologico, nelle caratteristiche architettonico-costruttive e nei materiali tradizionali impiegati;
cool.gif Edificio diruto: un edificio di cui parti, anche significative e strutturali, siano andate distrutte nel tempo senza che ciò inibisca la possibilità di documentare l’originario inviluppo volumetrico complessivo e la originaria configurazione tipologica, a fini della sua ricostruzione;
c) Edificio incongruo: un edificio la cui presenza comporti rischi per la pubblica o privata incolumità o effetti di dequalificazione del contesto nel quale è inserito per uno o più dei seguenti elementi, riconosciuti dal Comune in sede di approvazione del relativo progetto di intervento ai sensi degli articoli 6 e 7:
1) esposizione al rischio idraulico o idrogeologico;
2) localizzazione;
3) funzione;
4) tipologia;
5) dimensione;
6) stato di degrado;
d) Edifici destinati ad uso socio-assistenziale e socio-educativo: gli edifici, o loro porzioni, in cui operano le strutture a destinazione sociale e socio-sanitaria individuate nell’articolo 44 della legge regionale 24 maggio 2006, n. 12 (Promozione del sistema integrato di servizi sociali e socio-sanitari) e successive modifiche ed integrazioni nonché le strutture ricettive di cui all’articolo 49, comma 4, della legge regionale 9 aprile 2009, n. 6 (Promozione delle politiche per i minori e i giovani) e successive modifiche ed integrazioni;
e) Centro storico: comprende i nuclei insediati ricompresi in zona classificata di tipo A in base al decreto ministeriale 2 aprile 1968, n. 1444 (Limiti inderogabili di densità edilizia, di altezza, di distanza fra i fabbricati e rapporti massimi tra spazi destinati agli insediamenti residenziali e produttivi e spazi pubblici o riservati alle attività collettive, al verde pubblico o a parcheggi da osservare ai fini della formazione dei nuovi strumenti urbanistici o della revisione di quelli esistenti, ai sensi dell’articolo 17 della legge 6 agosto 1967, n. 765), quelli comunque denominati come “centro storico” dai vigenti strumenti urbanistici comunali nonché i nuclei classificati “Nuclei isolati in regime normativo di conservazione” (NI-CE) e “Nuclei isolati in regime normativo di mantenimento” (NI-MA) dal vigente Piano territoriale di coordinamento paesistico (PTCP);
f) Volumetria esistente: l’ingombro geometrico della costruzione in soprassuolo esistente alla data del 30 giugno 2009, sulla base della dichiarazione di ultimazione dei lavori ai sensi della normativa vigente ovvero che risultino comunque ultimati ai sensi della normativa previgente, misurato in metri cubi.

Articolo 3
(Ampliamento di edifici esistenti)

1. Sulle volumetrie esistenti, come definite all’articolo 2, a totale o prevalente destinazione residenziale, mono o plurifamiliari e non eccedenti i 1.000 metri cubi, sono ammessi interventi di ampliamento preordinati a migliorare la funzionalità, la qualità architettonica, statica e/o energetica dell’edificio interessato, nei limiti di seguito indicati:
a) per edifici di volumetria esistente non superiore a 200 metri cubi, è consentito un incremento di 60 metri cubi;
cool.gif per edifici di volumetria esistente compresa fra 200 metri cubi e 500 metri cubi per la parte eccedente la soglia di 200 metri cubi, entro il limite del 20 per cento;
c) per edifici di volumetria esistente compresa fra 500 metri cubi e 1.000 metri cubi per la parte eccedente la soglia di 500 metri cubi, entro il limite del 10 per cento.
2. Gli ampliamenti di cui al comma 1 costituiscono interventi di ristrutturazione edilizia e sono realizzabili anche in deroga alla disciplina dei piani urbanistici, fermo restando il rispetto delle distanze da pareti finestrate degli edifici ove si tratti di ampliamenti in senso orizzontale, delle indicazioni tipologiche, formali e costruttive di livello puntuale degli strumenti urbanistici o degli atti di pianificazione territoriale vigenti e dei requisiti minimi di rendimento energetico degli edifici di cui alla legge regionale 29 maggio 2007, n. 22 (Norme in materia di energia) e successive modifiche ed integrazioni ed al decreto del Presidente della Repubblica 2 aprile 2009, n. 59 (Regolamento di attuazione dell’articolo 4, comma 1, lettere a) e cool.gif, del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, concernente attuazione della direttiva 2002/91/CE sul rendimento energetico in edilizia) e successive modifiche ed integrazioni.
3. Gli ampliamenti di edifici rurali di valore testimoniale a destinazione residenziale sono disciplinati dalle disposizioni di cui all’articolo 4.
4. L’ampliamento, nei termini di cui al comma 1, è ammesso anche per edifici destinati ad uso socio-assistenziale e socio-educativo.
5. Ove gli interventi di ampliamento prevedano il frazionamento dell’unità immobiliare interessata, le unità immobiliari non possono comunque avere una superficie inferiore a 60 metri quadrati.

Articolo 4
(Incentivazioni e premialità per l’applicazione dell’articolo 3)

1. Le percentuali di ampliamento di cui all’articolo 3 possono essere incrementate:
a) di un’ulteriore 10 per cento qualora l’intero organismo edilizio esistente, comprensivo della porzione oggetto di ampliamento, venga, oltre gli obblighi di legge, strutturalmente adeguato alle norme antisismiche in vigore a decorrere dal 30 giugno 2009 nonché dotato di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili ovvero rispetti i requisiti di rendimento energetico degli edifici indicati nell’articolo 3;
cool.gif di un ulteriore 5 per cento per gli ampliamenti degli edifici rurali di valore testimoniale a destinazione residenziale, ivi compresi quelli parzialmente diruti, come premialità in relazione all’obbligo, da assumersi da parte del proprietario o dell’avente titolo, di realizzare i relativi interventi di ampliamento nel rispetto della tipologia, dei materiali locali tradizionali, quali le lastre di ardesia aventi composizione chimica con presenza di carbonato di calcio maggiore del 20 per cento e delle tecniche costruttive caratterizzanti l’edificio esistente, come da attestazione del progettista da prodursi a corredo della Denuncia inizio attività (DIA);
c) di un ulteriore 5 per cento qualora per la copertura di interi edifici residenziali diversi da quelli rurali di valore testimoniale si utilizzino, ove non in contrasto con le caratteristiche dei tetti circostanti, lastre di ardesia aventi le caratteristiche di cui alla lettera cool.gif.

Articolo 5
(Esclusioni e specificazioni dell’applicazione degli articoli 3 e 4)

1. Gli ampliamenti previsti dagli articoli 3 e 4 non si applicano nei confronti degli edifici od unità immobiliari:
a) abusivi, in quanto realizzati in assenza di titolo edilizio od in difformità da esso;
cool.gif condonati con tipologia di abuso 1 “Opere realizzate in assenza o difformità della licenza edilizia o concessione e non conformi alle norme urbanistiche ed alle prescrizioni degli strumenti urbanistici” di cui alla tabella allegata alla legge 28 febbraio 1985, n. 47 (Norme in materia di controllo dell’attività urbanistico–edilizia, sanzioni, recupero e sanatoria delle opere edilizie) e successive modifiche ed integrazioni ed alla successiva legge 24 novembre 2003, n. 326 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge 30 settembre 2003, n. 269, recante disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione dell’andamento dei conti pubblici) e successive modifiche ed integrazioni;
c) ricadenti in aree soggette a regime di inedificabilità assoluta in forza di normative o di atti di pianificazione territoriale ivi comprese le aree inondabili e a rischio di frana così individuate dai Piani di bacino;
d) ricadenti in aree demaniali marittime concesse per finalità turistico-ricreative;
e) ricadenti nei centri storici, salva la facoltà dei Comuni di individuare porzioni dei medesimi o specifici casi di applicabilità della legge con deliberazione soggetta ad esclusiva approvazione del Consiglio comunale;
f) vincolati come beni culturali ai sensi della Parte Seconda del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni Culturali e del paesaggio, ai sensi dell’articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137) e successive modifiche ed integrazioni o comunque individuati come edifici di pregio dagli strumenti urbanistici generali vigenti;
g) ricadenti nel territorio del Parco nazionale delle Cinque Terre, del Parco regionale di Portofino, del Parco naturale regionale di Portovenere e del Parco naturale regionale di Montemarcello Magra.
2. Nei Comuni costieri le disposizioni di cui agli articoli 3 e 4 non si applicano nei confronti degli edifici ricadenti, in base al vigente PTCP, assetto insediativo, nei seguenti ambiti e regimi normativi:
a) strutture urbane qualificate (SU);
cool.gif conservazione (CE);
c) aree non insediate (ANI) assoggettate al regime di mantenimento (MA), limitatamente alla fascia di profondità di 300 metri calcolati in linea d’aria dalla battigia anche per i terreni elevati sul mare.
3. Per gli edifici ricadenti nei territori dei Parchi diversi da quelli di cui al comma 1, lettera g), si applica la disciplina di ampliamento stabilita nei relativi Piani, salva la facoltà di ogni ente parco di assumere specifica deliberazione per rendere applicabili le disposizioni degli articoli 3 e 4, ferme restando le esclusioni di cui ai commi 1 e 2.
4. I Comuni, entro il termine perentorio di quaranticinque giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, possono individuare parti del proprio territorio nelle quali le disposizioni di cui all’articolo 3 non trovano applicazione per ragioni di ordine urbanistico, edilizio, paesaggistico ambientale, culturale.

Articolo 6
(Demolizione e ricostruzione di edifici a destinazione residenziale)

1. A fini di diminuzione dell’esposizione al rischio idraulico o idrogeologico, di miglioramento della qualità architettonica e della efficienza energetica del patrimonio edilizio, gli edifici residenziali esistenti alla data del 30 giugno 2009, riconosciuti incongrui, possono essere demoliti e ricostruiti con incremento fino al 35 per cento del volume esistente per realizzare edifici di migliore qualità architettonica e conformi alle norme antisismiche in vigore dal 30 giugno 2009 nonché alla normativa in materia di rendimento energetico degli edifici di cui alla l.r. 22/2007 e successive modifiche ed integrazioni ed al d.p.r. 59/2009.
2. La ricostruzione deve avvenire in sito, anche su diverso sedime, e può essere assentita in deroga alle previsioni urbanistico-edilizie dello strumento urbanistico comunale, fatto salvo il rispetto delle distanze dai fabbricati ivi previste e della dotazione dei parcheggi pertinenziali in misura pari ad 1 metro quadrato ogni 10 metri cubi di incremento, da non computarsi nell’incremento volumetrico, di cui al comma 1, se interrati.
3. Qualora la ricostruzione in sito non sia possibile per cause oggettive o non sia ritenuta opportuna per migliorare la qualità paesistica ed urbanistica del sito, il Comune, su proposta dei soggetti che intendano realizzare gli interventi previsti dalla presente disposizione, può approvare, mediante la procedura di Conferenza di servizi atta a comportare modifica allo strumento urbanistico comunale – da qualificarsi di esclusivo interesse locale ai sensi dell’articolo 2 della legge regionale 24 marzo 1983, n. 9 (Composizione, competenze e funzionamento del Comitato tecnico urbanistico) e successive modifiche ed integrazioni – il progetto di ricostruzione su altre aree idonee, purché compatibile con le indicazioni del vigente PTCP e dei Piani di bacino. Il progetto deve altresì comprendere la sistemazione delle aree liberate dalla demolizione o, quanto meno, l’approvazione della disciplina urbanistica delle stesse.

Articolo 7
(Riqualificazione urbanistica ed ambientale di edifici a destinazione diversa da quella residenziale)

1. Al fine di conseguire la riqualificazione urbanistica ed ambientale i Comuni possono approvare interventi di demolizione e di ricostruzione di cui all’articolo 6 aventi ad oggetto edifici incongrui a destinazione diversa da quella residenziale mediante la procedura di Conferenza di servizi atta a comportare modifica allo strumento urbanistico comunale – da qualificarsi di esclusivo interesse locale ai sensi dell’articolo 2 della l.r. 9/1983 – nel contesto della quale sono determinate le funzioni insediabili e le condizioni per il rilascio dei relativi titoli abilitativi edilizi purché compatibili con le indicazioni del vigente PTCP e dei Piani di bacino.

Articolo 8
(Titoli edilizi)

1. Gli ampliamenti di cui agli articoli 3 e 4 sono assoggettati a DIA obbligatoria di cui alla legge regionale 6 giugno 2008, n. 16 (Disciplina dell’attività edilizia) e successive modifiche ed integrazioni e non sono cumulabili con gli ampliamenti consentiti dagli strumenti urbanistici comunali. La DIA per la realizzazione degli interventi di ampliamento sopra indicati può essere presentata decorso il termine di cui all’articolo 5, comma 4.
2. Le demolizioni e ricostruzioni di cui agli articoli 6 e 7, nonché gli interventi di ampliamento di cui all’articolo 4, comma 1, lettera cool.gif, relativi a edifici rurali di valore testimoniale parzialmente diruti, sono assentiti mediante rilascio di permesso di costruire.
3. Resta ferma l’osservanza delle disposizioni stabilite nella vigente legislazione in materia paesistico-ambientale nonché nelle diverse normative di settore che prescrivano l’obbligo di munirsi di autorizzazioni, nulla osta e di altri atti preventivi al rilascio di titoli abilitativi edilizi e in particolare delle disposizioni in materia igienico-sanitaria, di stabilità e di sicurezza degli edifici.
4. La presentazione della DIA, o la richiesta di permesso di costruire, deve avvenire entro il termine perentorio di cui all’articolo 1, comma 2.

Articolo 9
(Modifiche alla legge regionale 6 giugno 2008, n. 16 (Disciplina dell’attività edilizia) e successive modifiche ed integrazioni)

1. L’articolo 67 della l.r. 16/2008 e successive modifiche ed integrazioni è sostituito dal seguente:
“Articolo 67
(Superficie agibile e superficie accessoria)

1. Si definisce superficie agibile (SA) la superficie di solaio, misurata al filo interno dei muri perimetrali, comprensiva dei muri divisori fra unità immobiliari o interni ad esse.
2. Non sono da ricomprendere nella SA:
a) le coperture piane, le scale, gli atri, i pianerottoli, le rampe, i sottorampa ed i passaggi di uso comune negli edifici a destinazione residenziale o ad essa assimilabile, ad uffici e ad attività turistico – ricettive;
cool.gif i locali tecnici per impianti tecnologici quali ascensori, montacarichi, impianti termici, di climatizzazione, elettrici, idrici, e simili, nonché le intercapedini non eccedenti le dimensioni prescritte dalle pertinenti normative;
c) i locali privi dei requisiti richiesti per l’agibilità, quali cantine e ripostigli, purché ricompresi entro il sedime della costruzione e non comportanti la realizzazione di più di un piano in sottosuolo o nel piano terra limitatamente agli edifici aventi destinazione residenziale e tipologia diversa da quella condominiale;
d) i sottotetti a falda inclinata privi dei requisiti richiesti per l’agibilità aventi altezza all’intradosso del colmo non superiore a metri 2,10;
e) le autorimesse private interrate e seminterrate con un solo lato fuori terra di cui all’articolo 19, quelle interrate o al piano terreno, di cui all’articolo 9, comma 1, della l. 122/1989 e successive modifiche ed integrazioni, nonché le autorimesse interrate, fuori terra o su coperture piane negli edifici a destinazione commerciale nelle quantità prescritte dalla vigente normativa in materia;
f) i porticati e gli spazi ad uso pubblico.
3. Costituiscono superficie accessoria (S Acc.) da non ricomprendere nella SA sempreché contenuta entro il limite massimo del 30 per cento della SA per edifici aventi SA non superiore a 160 metri quadrati ed entro il limite massimo del 20 per cento per la parte di SA eccedente la soglia di 160 metri quadrati e da misurarsi con le stesse modalità di cui al comma 1:
a) i porticati, le tettoie, i poggioli, i terrazzi e le logge, se ad uso privato;
cool.gif i sottotetti a falda inclinata aventi altezza all’intradosso del colmo superiore a metri 2,10, ma privi dei requisiti richiesti per l’agibilità;
c) i locali privi dei requisiti richiesti per l’agibilità non riconducibili nella fattispecie di cui al comma 2, lettera c);
d) le autorimesse private fuori terra negli edifici a destinazione residenziale o ad essa assimilabile, ad uffici e ad attività turistico-ricettive realizzate ai sensi dell’articolo 19.
4. Con riferimento agli strumenti urbanistici comunali vigenti, al fine di agevolare l'attuazione delle norme sul risparmio energetico e per migliorare la qualità degli edifici, non sono considerati nel computo per la determinazione dell’indice edificatorio:
a) le strutture perimetrali portanti e non, che comportino spessori complessivi, sia per gli elementi strutturali che sovrastrutturali, superiori a 30 centimetri, per la sola parte eccedente i centimetri 30 e fino ad un massimo di ulteriori centimetri 25 per gli elementi verticali nonché i solai con struttura superiore a 30 centimetri per la sola parte eccedente i 30 centimetri fino ad un massimo di 25 centimetri per gli elementi di copertura e di 15 centimetri per quelli orizzontali intermedi, in quanto il maggiore spessore contribuisce al miglioramento dei livelli di coibentazione termica, acustica e di inerzia termica;
cool.gif l’incremento di spessore fino a 15 centimetri dei muri divisori fra unità immobiliari finalizzato all’isolamento acustico.
5. Negli interventi di ristrutturazione urbanistica aventi ad oggetto ambiti urbani da attuarsi mediante Progetto urbanistico operativo (PUO), Strumento urbanistico attuativo (SUA) o progetti ad essi equivalenti, il limite di cui al comma 3 relativo alla superficie accessoria può essere elevato fino al 30 per cento per motivate esigenze di qualità architettonica e di efficienza energetica degli edifici.”.
2. Al comma 1, dell’articolo 88, della l.r. 16/2008 e successive modifiche ed integrazioni le parole: “diciotto mesi” sono sostituite dalle seguenti: “ventiquattro mesi”.


La presente legge regionale sarà pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e farla osservare come legge della Regione Liguria.


- - - - - - - - - -


Si dichiara che il presente testo di legge è conforme a quello deliberato dal Consiglio regionale – Assemblea legislativa della Liguria nella seduta del 28 ottobre 2009.

Genova, 29 ottobre 2009


IL PRESIDENTE
DELL’ASSEMBLEA LEGISLATIVA
(Giacomo Ronzitti)


MM/TCB



Inviato da: Girumin il Mercoledì, 19-Mag-2010, 10:49
Si scatena di nuovo l'alluvione farmacologica! Chissà perchè bersaglia proprio la "Discussione generale"? Scrivo per riemergere dal pantano e per compiacermi degli ormai 2400 lettori: cento volte i famosi 24 iniziali.
Nessuna novità sul fronte occidentale.

Inviato da: Girumin il Giovedì, 03-Giu-2010, 18:54
Cari Amici,
le cosiddetett Autorità non fanno più - e già ne hanno fatti pochissimi - alcun cenno del Piano-casa. Parlano però - nel quadro della cosiddetta manovra economica - della "regolarizzazione" delle circa 2.000.000 (dicesi DUEMILIONI!) di costruzioni "fantasma", cioè edificate senza che i "poteri locali" le avessero autorizzate e/o iscritte a catasto. Costruzioni scoperte mediante il rilevamento aerofotogrammetrico e/o satellitare dell'intero territorio nazionale. Tale scoperta la dice molto lunga sull'efficienza, la precisione e la correttezza delle amministrazioni locali, a cominciare dai Comuni, cui è stata affidata anche la gestione del Catasto (pardon: "Agenzia del territorio"). Se gli Uffici tecnici Comunali e chi li comanda hanno le fette di salame sugli occhi, di quale materiale sono le fette che coprono gli occhi degli enti provinciali e regionali preposti? È previsto l'affidamento ai Comuni anche della gestione della fiscalità diretta... Povera Italia!

Inviato da: Girumin il Domenica, 20-Giu-2010, 15:41
Cari Amici,
un bel tacer non fu mai scritto: nel nostro caso, però, bisogna evitarlo per non lasciar cadere l'attenzione. Nel mio intervento precedente indirizzavo la Vostra attenzione sul fatto che paradossalmente occorrono foto-satellite e "strisciate" aerofotogrammetriche
per scoprire gli stabili "fantasma", che qualunque sindaco, assessore, tecnico comunale, tirapiedi, passante - se non sono ciechi - possono benissimo vedere stando con i piedi per terra. Non è il caso di rammentare che non c'è peggior cieco di chi non vuole vedere, per giungere alla conclusione che troppo spesso le infrazioni alla Legge sono frutto di complicità fra cittadini - interessati, sprovveduti, ignoranti, fraudolenti ecc...- ed amministratori - incapaci, pavidi, corrotti, intrallazzatori, ecc...Ora si pone il problema, per lo sbrindellato stato (minuscolo!) italico di regolarizzare la caterva spaventosa di irregolarità e fa capolino la necessità - chissà perchè - di una cosiddetta "sanatoria". A proposito di "sanatorie" e/o condoni edilizi: il massimo della genialità umana si raggiunge nel Bel Paese con i condoni chiesti per sanare irregolarità che si ha l'intenzione di commettere. Pare ve ne siano stati moltissimi casi. Alleluja!

Inviato da: Girumin il Martedì, 29-Giu-2010, 15:42
Il piano-casa fa parte della politica edilizia ed avrebbe potuto essere lo strumento per renderla più confacente alla realtà dell?italia d'oggi. Per sottoporre alla Vostra attenzione - cari Amici - un giudizio autorevole sulla citata politica riporto qui di seguito un pregnante articolo di Sergio Rizzo risalente al gennaio scorso e pubblicato dal Corriere della Sera.

L’Italia che si sbriciola abita nei centri storici: a rischio una casa su tre”
Abbandono e politiche edilizie: così si spiega il degrado.

Niente meglio dei titoli dell’Ansa degli ultimi due o tre anni fa capire perché Favara è lo specchio di un Paese che si sbriciola sotto i nostri occhi. Eccone un minuscolo campionario. «Palazzina fatiscente crolla a Palermo». «Crolla parte facciata casa a Venezia, evacuate tre famiglie». «Crolla solaio abitazione nel Barese, muore un’anziana». «Crolla facciata casa nell’Imperiese». «Crolla metà abitazione, sfiorata tragedia nel Cagliaritano». «Bimbo cade da balcone stabile fatiscente». «Crolla tetto abitazione centro storico di Osimo». «Crolla casa nel Materano, morto bambino di sette anni». «Crolla cornicione palazzo a Napoli, feriti due passanti».
Si potrebbe andare avanti per pagine, senza che questo freddo elenco ci dica perché l’Italia cade a pezzi. E chi ne fa le spese, alla fine, sono sempre i poveracci. Scorrendo un recente dossier del Wwf si scopre che dal 1994 sono stati riempiti di costruzioni 3,5 milioni di ettari, dei quali due milioni di terreni agricoli: come Lazio e Abruzzo messi insieme. Ormai è impossibile tracciare un cerchio di 10 chilometri di diametro «senza intercettare una zona costruita». Un fatto che indigna la Coldiretti: «In Italia i centri storici sono degradati perché si preferisce cementificare le campagne dove negli ultimi 40 anni è scomparso quasi un terzo del territorio agricolo». L’architetto e urbanista Aldo Loris Rossi ha calcolato che un terzo del patrimonio immobiliare italiano sia a rischio. Circa 40 milioni di vani, realizzati tra la fine della seconda guerra mondiale e il 1975: case tirate su senza alcuna precauzione asismica, pur essendo in zone dove la terra trema, o semplicemente costruite male. Un periodo durante il quale abbiamo assistito a un’espansione edilizia senza precedenti, proseguita selvaggiamente negli ultimi quindici anni, nonostante la popolazione sia rimasta sostanzialmente stabile. Al punto che oggi il 20% del patrimonio abitativo è vuoto: calcolo, naturalmente, per difetto, se si considerano le case abusive che continuano a spuntare come i funghi. L’Italia del piano casa e delle new town di Silvio Berlusconi è un Paese dove ci sono 120 milioni di vani abitativi, due per ogni residente. Neonati compresi. Un Paese che negli ultimi quindici anni ha approvato due devastanti condoni edilizi, che hanno regolarizzato costruzioni spesso realizzate senza osservare le minime regole di sicurezza strutturale. Soltanto in Sicilia, nei dieci anni intercorsi fra un condono e l’altro sono apparse 70.047 case abusive.
Tutto ciò è avvenuto anche a scapito dei centri storici che, appunto, cadono a pezzi. Come Favara. O Salemi, che il sindaco Vittorio Sgarbi sta cercando di salvare vendendo a un euro le case fatiscenti ai vip che si impegnano a risanarle. Meglio costruire nelle aree libere: è decisamente più redditizio. Per i costruttori come per gli amministratori. Se la stima di Rossi è realistica, significa che una casa su tre in Italia è fatiscente. Ma se è realistica anche quella della Protezione civile, allora la situazione è ancora più grave. Degli 11,2 milioni di edifici privati, 7 milioni e mezzo sono in zone sismiche. «E il 73% di questi non è protetto per il terremoto», ha detto ad Alessandra Arachi del Corriere il direttore dell’ufficio sismico Mauro Dolce.
Per non parlare del degrado del patrimonio pubblico, che il terremoto dell’Aquila, e ancora prima quello di San Giuliano di Puglia, hanno mostrato in tutta la sua spietata evidenza. Il Quaderno bianco sulla scuola messo a punto da Fabrizio Barca un paio d’anni fa rivela che, secondo alcune stime ministeriali, all’inizio di questo decennio «circa il 57% delle scuole italiane non possedeva un certificato di agibilità statica, né igienico sanitaria, e oltre il 73% era privo di certificato di prevenzione degli incendi». Secondo un’indagine pubblicata dal settimanale Panorama, nel 2008 le scuole a rischio crollo erano 9.920. In questo Paese ci sono situazioni come quella sperimentata dai vigili del fuoco di Ancona, costretti per anni ad avere il quartier generale in una palazzina dichiarata inagibile. I vigili del fuoco! Che c’entra questo con Favara? C’entra eccome, perché dimostra quanto scarsa sia in Italia l’attenzione dello Stato e delle amministrazioni per la sicurezza. Il vicepresidente della Regione Siciliana, Michele Cimino, che oggi promette «la totale messa in sicurezza del patrimonio edilizio esistente», dovrebbe ricordare che nel 2002 i suoi predecessori in giunta approvarono la sanatoria delle costruzioni abusive sulla costa. E che il dramma della frana di Messina di qualche mese fa ha nomi e cognomi. Dal 2007 a quel terribile giorno, come ha raccontato sempre sul Corriere Marco Imarisio, la polizia municipale aveva chiesto la demolizione di ben 1.191 manufatti abusivi e pericolosi. Ma una ruspa non si è mai vista.
Ecco spiegato perché in Italia il fascicolo di fabbricato abbia incontrato così tanti ostacoli: salterebbe fuori, come dice Rossi, che una casa su tre va buttata giù o ha bisogno di interventi strutturali seri e costosi. Di che cosa si tratta? È il checkup dell’edificio fatto da ingegneri e geologi, che dovrebbe essere rinnovato ogni dieci anni. Una legge per renderlo obbligatorio sul territorio nazionale non è mai passata. La Confedilizia gli ha fatto una guerra spietata, per i costi che comporterebbe. Così la Regione Lazio, per esempio, l’ha adottato autonomamente. Ma prima il Tar, poi il Consiglio di Stato, l’hanno bocciato. E nemmeno i tentativi di ripescarlo con i piani casa regionali, hanno avuto successo. La Regione Lazio l’ha dovuto ritirare di nuovo. Mentre la Basilicata si è vista addirittura impugnare la legge dal governo. Perche conteneva l’eresia: il fascicolo di fabbricato.
Sergio Rizzo
24 gennaio 2010


Inviato da: Girumin il Martedì, 06-Lug-2010, 14:17
Leggo con costernazione l'articolo di "Repubblica riportato qui di seguito: si riferisce ad un articolo della discussa e - per fortuna - non ancora approvata manovra fiscale. In una prossima puntata farò i miei commenti, ma dico subito che detto articolo sancirebbe il passaggio al catasto probatorio.
ecco il testo:
Compravendite, da ora in poi niente atti se la piantina della casa è diversa da quella catastale
di Antonella Donati

> Tempi duri per chi ha abbattuto un muro, aggiunto un bagno e spostato la cucina: se dopo la ristrutturazione non ha fatto anche la variazione catastale l'atto dovrà aspettare finché la casa non sarà catastalmente in regola. Le novità dal 1° luglio, data di entrata in vigore delle norme contenute nel comma 14 dell'articolo 19 della manovra fiscale.
> La piantina obbligatoria - Dall'inizio del mese, dunque, è diventato obbligatorio per i notai citare nell'atto la planimetria catastale dell'alloggio, e per il venditore dichiarare che questa planimetria corrisponde allo stato attuale dell'immobile. La piantina catastale non deve necessariamente essere allegata, ma la falsa dichiarazione in un atto pubblico è un reato penale. Inoltre un immobile per il quale è stato dichiarato il falso è a tutti gli effetti un immobile con un vizio, il che significa che il potenziale acquirente non avrà alcun interesse a fare l'atto senza a aver prima verificato che sia tutto in regola. Sono gli stessi notai, peraltro, con una circolare dedicata alle novità, a a consigliare agli acquirenti una verifica della conformità dello stato di fatto alle risultanze planimetriche, in modo da poter inserire nell'atto anche questa dichiarazione.
> Le ristrutturazioni interessate - Tra gli interventi per i quali è obbligatoria la revisione della planimetria catastale rientrano, ovviamente, tutti quelli che hanno comportato una trasformazione dell'originaria pianta della casa: dal secondo bagno al salone doppio al posto di due stanze contigue, alla divisione in due della cameretta per i figli. In tutti i casi in cui sono state realizzati interventi di questo tipo, infatti, la comunicazione al catasto è un obbligo, perchè si viene ad incidere sulla rendita catastale (N.d.R.: assurdo, ma purtroppo vero, secondo la Legge). Chi dunque si fosse dimenticato di aggiornare la situazione ora non potrà vendere casa senza prima effettuare la necessaria variazione. Una variazione per la quale il Fisco ha un interesse concreto: quelle citate, infatti, sono tutte opere che comportano un aumento della rendita catastale. Soldi in più, quindi, fin dal momento del pagamento delle imposte di registro, quando non si tratta di prima casa. Ma soldi andranno comunque al catasto e al Comune, perché in molti casi potrebbe essere necessario pagare degli oneri di concessione per la sanatoria o la regolarizzazione, anche se a suo tempo era stata presentata la Dia. Per questo, peraltro, la manovra dà tempo fino al 31 dicembre prossimo per "autodenunciarsi" (sic!) e mettersi in regola.
> Come denunciare le modifiche - Il comma 9 dell'articolo 19 del testo del decreto attualmente in vigore, infatti, stabilisce che entro il 31 dicembre 2010 (N.d.R.: poi ci saranno ventitre proroghe con cambiamenti, per cui i fessi che si mettono in regola subito devono poi rifare tutto) i titolari di diritti reali sugli immobili devono procedere alla presentazione ai fini fiscali della dichiarazione di aggiornamento catastale per gli immobili oggetto di interventi edilizi. > Per questo è sufficiente rivolgersi ad un tecnico abilitato e pagare i relativi diritti per sistemare la pratica. Nel caso in cui non fosse stata presentata alcuna Dia, però, non è detto che sia possibile effettuare la dichiarazione, a meno di non ricorrere agli strumenti offerti dai singoli Comuni per la sanatoria degli abusi urbanistici (N.d.R.: localismo spinto fino a favoritismo).
> Gli immobili esclusi - Le novità, come sottolineato dagli stessi notai, non riguardano però le case in costruzione. presupposto per la verifica della regolarità catastale, infatti, è che l'immobile sia completato e quindi accatastato. Se ancora non lo è non c'è alcuna novità nel fare l'atto. Rientrano, invece, nell'obbligo di verifica della planimetria anche gli eventuali ruderi, perchè il fatto che ci sia uno stato di decadenza non influisce sulla pianta dell'immobile.
> Le case fantasma non più commercializzabili (N.d.R.: meno male! ma poi verrà un condono)- Se, dunque, per le case per le quali la piantina è stata modificata si tratta semplicemente di posticipare l'atto, e di pagare il tecnico e le eventuali spese necessarie per sanare la pratica, per le case mai dichiarate al catasto di fatto finisce l'epoca della commerciabilità. A meno che non si tratti di immobili in costruzione, infatti, senza citare nell'atto anche i dati catastali non è più possibile effettuare il rogito.

(1 luglio 2010) “Repubblica” Sezione Affari & Finanza – vedi serie di articoli
http://finanza.repubblica.it/Esperti/DettaglioArticolo.aspx?id=122421&te=Casa&ref=HREC1-7

Inviato da: Girumin il Mercoledì, 07-Lug-2010, 16:11
Cari Amici,
dicesi "probatorio" il catasto le cui registrazioni "fanno fede". Così parlerebbe Fantozzi esponendo il concetto laconicamente. Io, per chiarezza, preferisco usare qualche parola in più in un esempio. Se io voglio vendere una casa ed il catasto è probatorio basta che alleghi al rogito di compravendita le registrazioni catastali (pianta ed allegati che costituiscono la "visura"); il compratore può star sicuro, anche senza verifica, che l'immobile reale è l'esatta materializzazione di quello catastale. In Italia il catasto era probatorio solo nelle regioni del Nord-Est, rappresentando la proiezione moderna di quello "teresiano" vigente nel Regno Lombardo-veneto; altrove no. La proposta legislativa di cui sopra sancirebbe l'entrata in vigore della "probatorietà" (termine inventato da me) per tutta l'Italia, salvo possibili modifiche e adattamenti regionali: e sarebbe da benedire se non si reggesse su minacce di multe, penalità, sanzioni penali ecc. Lo stato (minuscolo per dispregio) si presenta al cittadino presunto farabutto sempre imbracciando il fucile con la baionetta inastata ed il colpo in canna, e tiene il dito sul grilletto per sparare solo ai poveracci. Va bene verificare di regola la rispondenza del reale col catastale per poter disporre di dati catastali precisi, non va bene infliggere penalità a chi non ha diligentemente provveduto alle variazioni perchè costui spesso cerca di sfuggire alle pastoie burocratiche costose in modo spropositato in termini di dispendio di denaro e di tempo. Affermare che varianti interne della struttura d'una abitazione comportino sempre aumento della rendita catastale è un assurdo da premio Nobel. Una legislazione edilizia fondata su principi equi si cura dello spazio e del volume occupati da un fabbricato o da un appartamento che ne è frazione. Il valore catastale dell'unità immobiliare è proporzionale a quei due parametri, per cui una catapecchia in area pregiata può valere più di una magione faraonica in zona scadente. Il valore di mercato, invece, dipende dai pregi intrinseci della costruzione (progetto d'un divo dell'architettura, pavimenti marmorei, rubinetti d'oro massiccio e via dicendo) che che fungono da indice di ricchezza del proprietario, ma non da
coefficiente fiscale dell'immobile. Non mi dilungo oltre e torno a ripetere il mio ritornello, con parole diverse per non scatenare una reazione di noia: bisogna defiscalizzare le attuali cosiddette RISTRUTTURAZIONI togliendo loro il gravame degli oneri urbanistici, divenuti un mero balzello per rifornire le casse comunali o per indurre funzionari senza scrupoli a mostrare gradimento per le bustarelle in cambio di interpretazioni benevole ed esentasse delle arruffate regole dell'edilizia.

Inviato da: Girumin il Lunedì, 12-Lug-2010, 21:50
Cari Amici,
c'era una volta la LUSTRAZIONE, che non era uno scherzo goliardico tradizionale della serie "Lustratio, Candelatio, Leonatio, Fellatio", terrore delle matricole. Era, invece, l'operazione quinquennale di aggiornamento delle registrazioni catastali, eseguita d'ufficio dai tecnici addetti. Le strutture organizzative ed esecutive del Catasto da gran tempo hanno funzionato "a strappi" e si è reso necessario - chissà perchè, forse per ragione di costi - appaltare l'aggiornamento ad enti privati stranieri, di modo che valanghe di dati delicati e preziosi sono state affidate ad operatori dotati di una conoscenza solo approssimativa della nostra lingua e di tutto il resto nostro. Per certe regioni i revisori sono stati Albanesi! Risultato: molto è andato a bag...,come hanno potuto acclarare (!) i richiedenti di visure e certificati. Voci di "caruggio" fededegne. Ora sembra che tutta l'Agenzia del territorio sia informatizzata, ma le lustrazioni se le deve fare il proprietario d'immobili, quindi il Catasto non sarà mai e poi mai probatorio, pur con tutte le multe, pene, torture, stramaledizioni che lo Stato minaccia. Sarebbe più costruttivo rendere obbligatoria la "Lustratio". Mi fermo qui per non cadere nel turpiloquio qualificando nel modo giusto gli inventori dell'acqua calda che credono di modernizzare, riformare, innovare.
Passo invece alla proposta di istituzione della cosiddetta "IMPOSTA MUNICIPALE" che i Comuni potranno far gravare sulle abitazioni secondarie: nel leggere la notizia relativa, scaturita come la classica colomba bianca dal cilindro del prestigiatore a conclusione dello SCONTRO Governo/Conferenza delle Regioni, mi si è accesa nella mente la lampadina rossa: anzi il Faro della Vittoria rosso. Attenzione, o proprietari di seconde case (se esiste ancora qualche fessacchiotto che non ha voluto o potuto fare inghippi): si prospettano tempi durissimi, tali da consigliare la vendita dei preziosi "letti freddi". Parola di Girumin!

Inviato da: Girumin il Mercoledì, 28-Lug-2010, 11:40
L'aumento delle "visure" della presente discussione rallenta. Ciò può dipendere dal clima di ferie che assopisce ogni attività, od anche dal fatto che non presento alcuna nuova, nè buona nè cattiva. Anche ammettendo che i miei 24 affezionati lettori abbiano reiterato più volte nel tempo (siamo in ballo dal marzo 2009!) le loro visite, posso immaginare facilmente che all'esigua schiera iniziale se ne siano aggiunti molti altri. Ora voglio ringraziare tutti - vecchi e nuovi - dell'attenzione della quale m'hanno onorato e comunicare loro che vado in vacanza. Mi rifarò vivo in Settembre. Chiudo con una considerazione desolata: le auspicate, attese, sognate, promesse riforme non si vedono in nessun campo e sono sostituite da modifiche "a gatto selvaggio" di disposizioni vecchie, combinate in stile "patchwork" nell'illusione di accontentare tutti.
Chi vive sperando muore cantando.

Inviato da: Girumin il Martedì, 07-Set-2010, 15:00
Cari Amici,
rientro nell'agone dopo un'assenza prolungata dall'attesa supplementare e vana di novità: La disarticolazione dell'Italia in tante isole regionali ha vanificato anche le buone intenzioni di chi - pur nella sua visione settoriale del problema - ha formulato e lanciato l'idea-madre del Piano-casa. Altre ragioni sono arrivate alla spicciolata al traguardo dell'approvazione della propria particolare legge specifica, ma non credo valga la pena di analizzare le variegate disposizioni che non affrontano il tema per svolgerlo correttamente, ma vi girano attorno con piroette intese a non turbare gli equilibri delle consorterie che maneggiano le pratiche edilizie col nobile scopo di dare maggior spessore ai portafogli dei propri membri.
Do inizio alla ricapitolazione delle mie idee circa i concetti principali da considerare per intraprendere una riforma costruttiva - è proprio il caso di dirlo qui! - delle disposizioni che il piano-casa ha reso più tortuose ed impraticabili. Il traguardo auspicato da me é l'abolizione quasi totale degli oneri urbanistici. Quasi totale perchè mi sembra giusto continuare ad applicarli esclusivamente alle nuove costruzioni, e magari inasprirli per porre un freno alle cementificazioni.
Non dovrebbero più gravare - invece - sulle cosiddette RISTRUTTURAZIONI: tale esenzione sarebbe di vivace stimolo all'apertura di cantieri sia per la riattazione di stabili vecchi, sia per il generico miglioramento della fruibilità abitativa di ogni costruzione residenziale o con destinazione diversa.
Considero VESSATORIA la proposta di pignoleggiare vincolando la validità dei trapassi immobiliari all'esattezza assoluta e certificata della pianta catastale allegando che ogni discrepanza configura reato di evasione fiscale. Il reddito catastale è funzione del valore catastale e questo, a sua volta, dipende da fattori
quali:1) collocazione urbanistica;2) cubatura;3) tipologia edilizia;4) destinazione d'uso. Parametri tutti determinabili ed accertabili in modo facile ed inequivoco.
Nel volume interno dei fabbricati i controlli dell'autorità amministrativa - il Municipio che gestisce il Catasto - non dovrebbe mettere il naso con lo scopo di applicare esosi balzelli divenuti anacronistici ed assurdi come certi dazi applicati una volta da
sbirri piazzati alle porte degli agglomerati urbani.
Mi fermo qui, per oggi e rinnovo la sollecitazione rivolta ai miei ventiquattro lettori (che con le loro attenzioni hanno fatto lievitare ad un livello numerico da primato le visite) di esprimere il proprio punto di vista. Altrimenti rimango la "vox clamantis in deserto"!

Inviato da: Girumin il Mercoledì, 22-Set-2010, 19:48
Cari Amici,
nell'ultima fine-settimana sono stato ad Imperia ed ho cercato di raccogliere qualche notiziola locale sull'andamento del piano-casa. Fatica sprecata! Infatti vari "addetti ai lavori" hanno parlato di fallimento completo, causato dalla farraginosa complicazione delle disposizioni e dall'incapacità di molti tecnici comunali di uscire dagli schemi consueti che l'esercizio del potere ha reso tanto delicati quanto redditizi...Per loro, naturalmente! D'altra parte un partecipante a "Ballarò" ha dichiarato ieri sera in RAI3
che le pratiche giunte a buon fine finora in 63 città sono ben 2.700. Ecco come si rilancia l'attività edilizia! Ecco quante famiglie in ristrettezze abitative hanno potuto finalmente trovare nuovo agio nelle proprie dimore! Allora non posso trattenermi dal ripetere la mia proposta di riforma liberalizzatrice della legislazione edile. È chiaro a tutti che occupare terreno con nuove costruzioni rappresenta di regola un danno ambientale quasi ovunque: il territorio è saturo. Molto meglio ricuperare, riattare, riutilizzare le costruzioni esistenti rimodulandone e razionalizzandone i volumi interni.
Operazione questa che la legge in vigore qualifica come "RISTRUTTURAZIONE" e grava con un balzello assurdo: "GLI ONERI URBANISTICI" calcolati in misura di poco inferiore a quella applicata alle costruzioni nuove. Ecco l'ingiustizia! Liberare le ristrutturazioni dagli oneri urbanistici sarebbe il toccasana, la vera riforma liberalizzatrice, lo stimolo irresistibile del rilancio dei cantieri edili. Ma i Comuni perderebbero una cospicua partita delle loro entrate e gli amministratori pubblici non potrebbero più lucrare sui giochi di prestigio usuali nel maneggiare zone edificabili. In compenso ne trarrebbero benefici tutti i proprietari immobiliari desiderosi e disposti a migliorare le proprie abitazioni. Il potere decisionale sulle licenze edilizie dovrebbe passare ad una istanza superiore a quella comunale: la Provincia (se proprio si vuole farla sopravvivere) o la Regione. Mi fermo qui: chi vuol intendere intenda.

Inviato da: navegna il Giovedì, 23-Set-2010, 09:25
La complicazione nell'edilizia é un problema universale, non consiste solo nella valanga di leggi e regole poco chiare, ma anche nell'inflazione delle "pretese" dei futuri abitanti, spesso viste soltanto dagli architetti e fornitori.
Provate pure a far passare un progetto con istallazioni elettriche ridotte al minimo .... quasi impossibile!
Vorrei vedere finalmente una semplice norma d'edilizia modesta, studiata proprio per la gente che non desidera il massimo, ma vorrebbe vivere in un abitazione semplice e modesta, senza lusso ma con stile.
Poche regole chiare per garantire la sicurezza, il rispetto dei vicini e la tutela dell'ambiente e niente di piu.
L'unico punto dove servirebbe una tassazione pesante sarebbe sulle macerie, produrre scarti non riutilizzabile dovrebbe costare molto di piu, anzi, proibirei le demolizioni evitabili, i trasporti a lunga distanza di materiali trovabili anche nelle vicinanze e l'istallazione di impianti d'aria condizionata dove si può anche vivere benissimo senza.
E questa legge la vorrei vedere come norma CE, forse ispirata da un progetto lanciato da qualche comune italiano, forse ligure.

Inviato da: Girumin il Giovedì, 30-Set-2010, 16:02
Cari Amici,
ringrazio Navegna per l'intervento interessante con cui mi aiuta a rilanciare la discussione. Io intanto ho fatto una scoperta: la SCIA. È una nuova trovata per complicare la vita a tutti coloro che aspettano novità legislative per l'edilizia. Perchè tutti Voi possiate aggiornarVi riporto qui di seguito un articolo tratto da "Diario quotidiano di Architettura", trovato in Google sotto la voce SCIA.
Buona lettura e...tenetevi aggrappati alla sedia!

Fine della DIA, sostituita dalla S.C.I.A.
di Enrico Milone - Legge 122/2010
vedi aggiornamento del 19.09.10
FINE DELLA DIA, SOSTITUITA DALLA S.C.I.A.
Il decreto-legge 78/2010 sulla Manovra economica è stato convertito nella legge n.122 del 30.7.2010 (GU 30.7.2010 Supplemento ordinario n.174). Su questo sito il 15 giugno ho pubblicato il pezzo "Che c'è nella manovra economica?" sui contenuti del DL, nel quale non c'era la SCIA. Questa è stata inserita durante l'iter di approvazione in Parlamento, con un maxi-emendamento che, all'art.49, introduce la Segnalazione certificata d'inizio attività (SCIA), modificando l'art.19 della legge 241/1990 sulla trasparenza amministrativa.
Farò successivamente un resoconto sui vari aspetti della legge. In questo pezzo intendo trattare solo della SCIA.
La SCIA sostituisce la DIA in tutte le norme nazionali e regionali nelle quali risulta citata. Quindi la DIA è stata del tutto annullata. Inizialmente la SCIA doveva essere utilizzata solo da chi intendeva iniziare una attività imprenditoriale o commerciale. Ma nel corso della discussione in Parlamento, il Governo ha ritenuto applicabile la SCIA anche all'edilizia. La cosa non è del tutto chiara. E' possibile che prossimamente saranno emanate precisazioni in merito, anche a seguito di iniziative di alcune Regioni che sono contrarie o perplesse per l'applicazione della SCIA all'edilizia. Ma al momento, l'indicazione del Governo fa testo.
La fine della DIA avviene a distanza di pochi mesi da un lungo dibattito sulla semplificazione della manutenzione straordinaria, che si era concluso con la approvazione della legge 22.5.2010 n.73, che all'art.5 ha abolito la DIA per i lavori di manutenzione straordinaria negli edifici esistenti che non interessino le strutture portanti.
La Segnalazione di inizio di attività sostituisce ogni autorizzazione il cui rilascio dipenda esclusivamente da accertamento di requisiti. Inoltre non si applica in presenza di vincoli ambientali, paesaggistici o culturali. La Segnalazione deve essere integrata dalle attestazioni e asseverazioni di tecnici abilitati, corredate dagli elaborati tecnici necessari per consentire le verifiche di competenza dell'amministrazione. I pareri di enti sono sostituiti da autocertificazioni, salvo le verifiche successive degli enti.
L'attività può essere iniziata subito. L'amministrazione ha 60 giorni per contestare la regolarità della Segnalazione e fermare i lavori. Decorsi i 60 giorni, può intervenire solo in presenza di gravi danni per il pubblico interesse.
Il testo della nuova norma è riportato alla fine di questo scritto.

IL NUOVO POSSIBILE QUADRO DEI TITOLI EDILIZI
La SCIA si applica ad interventi soggetti a mero accertamento di requisiti, quindi non può applicarsi a interventi che presuppongono un giudizio discrezionale dell'organo di controllo. In genere si ritiene che un nuovo edificio debba essere controllato non solo sui requisiti (rispetto delle norme urbanistiche ed edilizie) ma anche in relazione al suo inserimento nel contesto urbano. Ciò richiede un giudizio discrezionale. Tuttavia esiste anche una linea opposta, che è rappresentata da sentenze che hanno deciso che il progetto di un edificio rispondente a norma non può essere respinto per ragioni estetiche.
Comunque la nuova norma sembra stabilire che per i nuovi edifici occorre il permesso di costruire e non la SCIA. Ma questa valutazione resta incerta, vista la confusa ed insufficiente formulazione di questa legge.
I titoli abilitativi in edilizia sono, oltre l'attività libera, la Comunicazione, la Segnalazione (SCIA), il Permesso di costruire. Fornisco uno schema semplificato dei vari casi, per facilitare la comprensione del nuovo sistema.

· 1) Manutenzione ordinaria: libera, non occorre comunicare l'inizio lavori al Comune.
· 2) Manutenzione straordinaria senza interventi sulle strutture: ai sensi della legge 22.5.2010 n.73, art.5, è soggetta a Comunicazione al Comune dell'inizio lavori con i dati identificativi dell'impresa e con una relazione tecnica con progetto dei lavori "a firma di un tecnico abilitato il quale dichiari preliminarmente di non avere rapporti di dipendenza con l'impresa ne' con il committente e che asseveri, sotto la propria responsabilità, che i lavori sono conformi agli strumenti urbanistici approvati e ai regolamenti edilizi vigenti e che per essi la normativa statale e regionale non prevede il rilascio di un titolo abilitativo."
· 3) Manutenzione straordinaria su beni con vincolo storico-artistico o paesaggistico: ai sensi della legge 73/2010: Comunicazione con nulla-osta della soprintendenza o di altro Ente competente.
· 4) Manutenzione straordinaria con interventi sulle strutture: SCIA.
· 5) Manutenzione straordinaria con interventi sulle strutture, ma su beni vincolati: non si può utilizzare né la DIA (per gli interventi sulle strutture) né la SCIA (per la presenza del vincolo): perciò non resta che il Permesso di costruire.
· 6) Ristrutturazioni che non modificano l'edificio ai sensi art. 10 TUE.: è applicabile la SCIA sempre che l'edificio non sia soggetto a vincoli.
· 7) Ristrutturazioni con modifiche ai sensi art.10 TUE: dovrebbe occorrere il Permesso di costruire; la SCIA non sembra applicabile perché le modifiche possono richiedere un giudizio discrezionale, che supera il mero accertamento di requisiti.
· 8) Nuove costruzioni: Permesso di costruire.

Su questo schema pesano una serie di dubbi, tra i quali.
1. non è chiaro se la SCIA si applichi all'edilizia. Infatti il Testo Unico dell'Edilizia non è stato modificato. Il TUE è una legge speciale che non è facilmente annullabile da una legge generale come quella sulla trasparenza amministrativa (241/1990) nella quale è stata ora inserita la SCIA.
2. non è chiaro se la SCIA possa applicarsi alla cosiddetta super DIA, cioè a ristrutturazioni con modifiche, a nuove costruzioni regolate da piani particolareggiati di dettaglio ecc. sempre che non siano soggette a vincoli. Infatti si tratta di interventi soggetti a giudizio discrezionale, come le nuove costruzioni.
3. il Comune ha solo 60 giorni per verificare la rispondenza al piano regolatore e al regolamento edilizio. Decorso il tempo può fermare i lavori solo "in presenza del pericolo di un danno per il patrimonio artistico e culturale, per l'ambiente, per la salute, per la sicurezza pubblica o la difesa nazionale e previo motivato accertamento dell'impossibilita' di tutelare comunque tali interessi mediante conformazione dell'attività dei privati alla normativa vigente" (punto 4 del comma 4bis). Quindi il mancato rispetto del PRG può consentire di fermare i lavori solo se dall'intervento deriva un danno all'interesse pubblico (!) Ad esempio, se uno costruisce una casa in zona inedificabile perché destinata dal PRG a verde o a servizi scolastici, potrebbe non verificarsi il danno, nel caso in cui il Comune sia provvisto di aree verdi o per scuole in esuberanza rispetto agli standard. Sembra la fine dell'urbanistica (!)

CONCLUSIONE
Norma edilizia farraginosa, incomprensibile. Non si capisce perché non sia stata formulata dal Ministero delle infrastrutture, che è attrezzato per la materia edilizia.
Non ci sono semplificazioni, anzi complicazioni. Come per le manutenzioni straordinarie con interventi sulle strutture in presenza di vincolo paesaggistico o storico-artistico, per le quali fino a ieri bastava una DIA con nulla-osta e oggi occorre permesso di costruire con nulla osta.
L'ANCE fa capire che la SCIA interessa poco, visto che le banche tendono a concedere i finanziamenti solo in presenza di permesso edilizio o di silenzio-assenso. Pertanto la norma non sembra utile ad un rilancio dell'edilizia.
Infine è da censurare un modo di fare le leggi secondo il quale viene eliminata la DIA prevista dal Testo Unico dell'Edilizia con un emendamento inserito in un decreto-legge su tutt'altra materia, sul quale viene posta la fiducia al Governo. Una norma in materia tecnica dovrebbe essere formulata dagli organi tecnici del ministero competente, sottoposta al parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici e degli operatori imprenditoriali e professionali, e discussa adeguatamente in Parlamento.

di Enrico Milone, architetto
del 09.08.10


Inviato da: navegna il Giovedì, 30-Set-2010, 19:53
Purtroppo anche da noi ci sono regole assurde, anch'io ho lottato per poter comprare un terreno agricolo con stalla, tre anni di richieste e opposizioni, ed il maggior problema fu:
Senza permesso di costruzione valido, non potevo comprare il terreno, ma prima d'essere proprietario, niente progetto ect, il cane che si morde la propria coda opp la foa do bestento.
Tre notai mi hanno mandato in quel paese, ma dopo aver intrapreso mezzo studio di diritto, ho trovato lo via, storta ed assurda e le autorità hanno finalmente smesso di..... .
Non conosco ancora oggi esattamente i confini del terreno, ma ho l'obligo di manutenzione e coltivazione.
Ho dovoto concordare coi vicini confini arbitrari e lavoro il terreno come ci pare.
Ormai, siamo molto precisi, sulla carta!
Temo che ogni revisione d'una legge porta , al momento, nuove complicazioni, una fonte di quardagno sicura per giuristi superflui.
Ed é proprio per questo motivo che vorrei vedere una norma semplice e chiara, ma non sarà possibile senza mandare in pensione tutta la valanga di avvocati.
allegri

Inviato da: Girumin il Martedì, 19-Ott-2010, 12:17
L'amico Navegna (finalmente qualcuno che interloquisce in modo costruttivo ed equilibrato!) cerca di consolarci rammentando che "tutto il mondo è paese" e sottolineando la necessità di leggi semplici, alla portata del comprendonio di tutti ed applicabili senza acrobazie interpretative. Mi piace quanto espone con il Suo linguaggio colloquiale ed un po' traballante ma chiaro. Forse ha vissuto ancora troppo poco in Liguria - o, più in generale, in Italia - per poter capire che le leggi complicate, ambigue
sono fatte apposta proprio per tenere in attività legioni di avvocati specialisti in diritto amministrativo e di addetti ai Tribunali Amministrativi Regionali, oltrechè al Consiglio di Stato (che in Svizzera è tutt'altra cosa! Nota per Navegna). Il risultato è che le cause rimangono pendenti per parecchi anni, si perpetuano in ricorsi, rancori e rivendicazioni
oppure non vengono intentate perchè conviene approfittare dei frequenti condoni, indulti, amministie e via dicendo. Mi risulta, ad esempio, che nel solo Comune di Loano siano pendenti oltre cinquemila domande di sanatoria. Cinquemila! Ciononostante il contenzioso residuo insoluto in Italia continua a crescere...Inoltre la complicazione delle leggi è la manna di certi operatori della pubblica amministrazione che, contro adeguato compenso nero, dispensano le "dritte" idonee a superare indenni gli scogli che insidiano la navigazione di chiunque voglia commettere un abuso di tipo edilizio senza conseguenze civili o penali o "fare quello che gli pare" in barba a piani regolatori e simili. Vero è che molto spesso - appunto - il malaffare parte dal cittadino, come sottolinea molto opportunamente Navegna. Il compito dell'autorità, però, dev'essere la repressione di tale illegalità. Purtroppo non sempre succede.
"Tirèmm innanz!"

Inviato da: navegna il Martedì, 19-Ott-2010, 19:00
Probabilmente conoscerò anche la burocrazia italiana a fondo entro fine anno, e dovrò riempire anche i formulari del fisco italiano, perche, come ho saputo ieri, mi appartiene un terreno in disordine su suolo italiano (nelle vicinanze di Domodossola), fa parte della mia proprietà e non lo sapevo.
Si tratta di ca 50m2 di prato con cantina, stimato qualche centinaio di E, non ci saranno imposte, ma devo , per forza, dichiararlo fiscalmente.
Non posso ne venderlo, ne regalarlo, allora, lo tengo e pianterò un bel melo.
Gia per il terreno che ho comprato consapevolmente , ho lottato 3 anni, perche, anche per questione d'onore mi rifiuto di pagare "regalini", e non cambierò sistema, neanche in futuro.
Anche per questo mandillo ti prato si farà tutto in regola.
La via legale esiste quasi sempre, ma con tutte le furberie esistenti non si vede piu, ed é proprio compito del singolo cittadino di andare la via maestra, anche per renderla visibile.
Il contratto di compra-vendita del mio terreno é diventato esempio per altri trapassi e altre vendite, é molto piu sicuro di tutte le furberie e costa molto meno.
Ho sempre odiato i "favori" e ho sempre lottato per l'onestà, e talvolta ho pagato caro, ma vi assicuro, conviene!
allegri

Inviato da: Girumin il Venerdì, 22-Ott-2010, 15:23
Amici,
mi sono preso la briga di annotare il numero di risultati della ricerca Google sulla voce "PIANO-CASA": sono ben 924.000. Tanti! Ho consultato poi il primo sito elencato: quello della Presidenza del Consiglio dei Ministri, cioè la fonte ufficialmente più autorevole, ed ho trovato il pistolotto che riporto ( sito http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/casa_piano/), che riflette lo stato delle cose aggiornato al 30.3.2010:
PIANO CASA
"Per rilanciare un settore chiave della nostra economia quale è l'edilizia e, nello stesso tempo, andare incontro alle esigenze delle famiglie italiane, tenuto conto che l'85% vive in case di proprietà, il Presidente del Consiglio ha lanciato il 6 marzo (2009. N.d.R.), nel corso di una conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri n.40, la proposta di un Piano casa consistente in due progetti: il primo dà la possibilità al singolo cittadino di effettuare interventi di ampliamento e/o ricostruzione della propria abitazione. Il secondo, riguarda la semplificazione delle procedure burocratiche inerenti lavori di edilizia.
Sul primo progetto, è intervenuto l'accordo tra Stato e Regioni sottoscritto il 31 marzo scorso. In base all'accordo, le Regioni si erano impegnate ad approvare proprie leggi in materia urbanistica contenenti eventuali aumenti di volumetria e/o la possibilità di demolizione e ricostruzione. Sono dodici finora le regioni che hanno approvato proprie leggi in attuazione dell'accordo con il governo.
Riguardo al secondo progetto (il vero e proprio PIANO CASA. N.d.R.), invece, sul decreto legge di semplificazione approntato dal governo non c'è ancora l'intesa tra governo e regioni".
Redazione Internet - Rosella Rega (r.rega@governo.it)
. Risulta inoltre che al 30.3.2010 erano state approvate le leggi regionali in materia da 17 regioni (+ la Provincia autonoma di Bolzano) su 20. Manca
tuttora la Sicilia e manca soprattutto il decreto governativo sulla semplificazione.
Il risultato presente, quindi, è una complicazione delle già complicate norme in vigore, con l'aggiunta del nuovo eccellente ritrovato complicativo: la S.C.I.A. (vedi sopra fra gli interventi che precedono). Concludo citando - a beneficio di Navegna - un adagio che circola da molto tempo fra i rassegnanti utenti del Bengodi italiano:
"Per gli amici le Leggi si interpretano; per gli altri si applicano".

Inviato da: Girumin il Venerdì, 12-Nov-2010, 15:40
Credo che dovrà passare molta acqua sotto i ponti prima che si torni a lavorare al completamento e perfezionamento del quadro normativo sul piano-casa: In teoria le Amministrazioni regionali potrebbero dedicarvisi nonostante le convulsioni parlamentari e governative che tengono col fiato sospeso tutto il sottobosco politico nazionale. Aspettiamo: non abbiamo scelta!

Inviato da: Girumin il Lunedì, 29-Nov-2010, 12:10
Agli amici che mi seguono consiglio di leggere subito il documentato ed interessantissimo articolo di "Trucioli savonesi" cui si può accedere tramite il link seguente: http://www.truciolisavonesi.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1220:aaa&catid=59:aldo-pastore&Itemid=57.
Vi si parla di "seconde case" (che sarebbero oltre 300.000 in tutta la Liguria!),
di connesse questioni fiscali e di scempio del paesaggio. Leggetelo!

Inviato da: Girumin il Martedì, 30-Nov-2010, 13:32
Aldo Pastore è l'autore dell'articolo di cui sopra, dal quale traggo il brano seguente:

In LIGURIA vi sono 328.033 SECONDE CASE, ovvero ABITAZIONI NON OCCUPATE, DESTINATE A VACANZA; SI E’ VERIFICATA, IN OTTO ANNI, UNA CRESCITA DEL LORO NUMERO PARI AL 75 PER CENTO.

La parte più consistente riguarda il Territorio Savonese con 107.999 Seconde Case, seguita dall’Imperiese con 92.678, dal Territorio Genovese con 91.059 e dallo Spezzino con 36.297.

In questa occasione, l’Assessore Regionale al Turismo Angelo Berlangieri è giunto a dichiarare:
“Le seconde case in affitto rappresentano per il turismo ligure una opportunità economica e di sviluppo territoriale, anche se questa opzione deve integrarsi, in modo efficace, con l’offerta alberghiera.”

Mi permetto di dissentire da questa dichiarazione dell’Assessore, facendogli osservare che le scelte neo-edificatorie, che conducono alla creazione di Seconde Case, servono unicamente agli interessi finanziari e speculativi dei piccoli e grandi Paperoni; per il resto, esse sono lesive per la fragile bellezza del nostro Territorio e, di conseguenza, per l’Economia Turistica.

Aggiungo che, se si vuole investire, ancora una volta, nel Settore Edilizio, occorre concedere la priorità alla PRIMA CASA, venendo incontro agli elementari bisogni degli Sfrattati, di tutti coloro che non sono in condizione di pagare un affitto ed, infine, di tutti i Disperati, definiti “Senza tetto di Sera”, che sono costretti a frequentare le tendopoli periferiche della Città, perché privi di alloggio".

L'articolista si sofferma sugli aspetti fiscali della questione. a me interessa, invece,
l'enorme carico ambientale che il numero sterminato di "letti freddi" od "abitazioni occupate ad intermittenza" comporta per il territorio ligure.
Per ora Vi lascio meditare sulle cifre: i commenti alla prossima puntata.

Inviato da: navegna il Martedì, 30-Nov-2010, 20:29
Concordo pienamente con Girumin, anch'io sono circondato da case di vacanza e vorrei aggiungere un aspetto importante.
Vedersi circondato da case quasi sempre vuote é deprimente, é come trovarsi in una di quelle città morte die cercatori d'oro, ci si sente soli, in un deserto, se poi si aggiungono ancora tutti quei recinti da quantanamo e le videocamere, sempra d'essere l'ultimo prigioniero d'una prigione abbandonata.
Sentirsi come uno straniero, a malapena tollerato, in casa propria, non piace a nessuno, alcuni se ne vanno.
E con loro se ne va anche la cultura locale.
Non sono contro le abitazioni secondarie, se non diventano terziare ed oltre, ma vorrei vedere assolutamente l'obbligo di saper parlare la lingua dell luogo e la presenza di al meno tre mesi all'anno.
saluti

Inviato da: Girumin il Mercoledì, 08-Dic-2010, 18:55
Rientro da un "blitz" a Genova, che mi ha colmato ancora una volta d'ammirazione per i monumenti della Superba e di riprovazione per il degrado diffuso che sembra manifestare il fastidio della gente con l'assuefazione al bello che acceca. Ma veniamo al tema. L'ultima notizia ufficiale è che l'Amministrazione regionale, constatato che il suo meraviglioso piano-casa ufficializzato dalla legge di un anno fa, è stato un miserevole insuccesso - per varie ragioni, ma soprattutto per l'invischiamento generale nei risvolti burocratici e la molteplicità delle possibili interpretazioni applicative - ha provveduto a varare una legge "ristrutturata" (le virgolette sono mie, per evidenziare l'affinità con le ristrutturazioni edilizie misteriose, multiformi ed onerose). Mi riservo di studiarla: per ora noto con disgusto che ai veri o presunti benefici del sullodato piano saranno ammessi anche gli stabili "condonati", che prima non lo erano. Forse perchè sono quasi tutti "condonati". Bene! Ci manca solo che siano ammesse anche le abitazioni secondarie: così avremo toccato il fondo.

Inviato da: Girumin il Giovedì, 09-Dic-2010, 17:53
Ragionando in astratto ho cercato di valutare la mole di difficoltà che si oppongono a chi si accinga a legiferare in stato di soggezione ad interessi particolari (il "particulare" del Machiavelli: cioè il "privato"). Infatti accontentare tutti è un'utopia, quindi tanto vale sforzarsi di accontentare i propri partigiani facendo in modo che gli altri non se ne rendano conto, illusi come sono che ogni legge si giustifichi solo se elaborata e promulgata in vista del vantaggio di tutti. Forse il "camaleontismo" di certi produttori di leggi agevola il loro compito, per arduo che sia, tuttavia per un Carneade vincolato dalla propria onestà il medesimo compito sfora nell'impossibile... La nuova legge regionale sul Piano-casa del 3.12.2010 si presenta come "Affinamento delle disposizioni sancite dalla LR 3.11.2009 n.49": ho provato a leggerla fino in fondo senza riuscirvi, pur dopo sforzi erculei. Diciassette pagine per esporre le modifiche introdotte e lo spiattellamento finale del taglia-incolla risultante: un'opera di contorsionismo pazzesco che complica ulteriormente la vita a chi ha la disgrazia di dover tradurre in concreto le opportunità vantate da certa propaganda politicheggiante. La scadenza finale dei benefici che sembrano fruibili ai i profani "non amici" è differita al 31.12.2013, cade - e viene sostituito da una definizione ancor più acrobatica - il concetto di "edificio incongruo" ed infine vengono ammessi - sotto una valanga di distinguo - ai fantomatici benefici gli stabili "condonati" (il che mi appare manicomiale più di tutto il resto!). Avanti così, alla gloria degli Azzeccagarbugli che trionferanno!

Inviato da: Girumin il Martedì, 04-Gen-2011, 19:30
Anno nuovo, politica nuova? Speriamo! Auguriamocelo! Devo interpretare il silenzio generale che fa eco (sic!) alle mie enunciazioni come una forma di condivisione? Sarebbe un piccolo successo parziale se i mancati interlocutori
(perchè mancati? perchè sono incapaci di esprimere una qualsiasi opinione propria?) portassero in giro le idee. Sono 24 o 25 i lettori che mi seguono?

Inviato da: Speekix il Sabato, 08-Gen-2011, 15:24
o solo uno...

Inviato da: Girumin il Venerdì, 21-Gen-2011, 18:15
Al simpatico ed enigmatico curioso, che con i suoi precorsi interventi - 37, mi pare - assomma una decina di righe di commenti anodini, spiego che dividendo il numero delle visite alla discussione (oggi 3345) per quello dei lettori affezionati (24 o 25) ottengo un numero compreso fra 130 e 140, che corrisponderebbe in modo plausibile alle visite fatte da ciascuno per gli 89 interventi di questa discussione

Inviato da: Girumin il Giovedì, 03-Feb-2011, 11:44
Il Corriere della Sera di quest'oggi (3.2.2011) presenta un lungo articolo di Sergio Rizzo sul piano-casa. Vi consiglio di leggerlo e per invogliarVi riporto qui di seguito il paragrafo iniziale. Si tratta d'una chiara ammissione di fallimento e, nello stesso tempo di un atto d'accusa contro le amministrazioni locali. In fondo, quasi esattamente ciò che vado predicando - "vox clamantis in deserto", modestamente!
Il Cavaliere sognava («con immodestia», precisò) di passare alla storia grazie al grande Piano per la casa che nel 2008 era stato uno dei pilastri della campagna elettorale berlusconiana. Confessò la debolezza davanti alla telecamere di Porta a Porta, tre giorni prima delle elezioni, ricordando quasi con commozione il piano varato nel 1949 da Amintore Fanfani. Paragone ardito, visto com’è andata finora. Perché a quasi tre anni di distanza il presidente del Consiglio ha dovuto prendere atto di un imbarazzante buco nell’acqua. «Siamo fermissimi: non si può fare niente. Abbiamo fatto un Piano casa per ampliare le abitazioni, abbattere vecchi edifici, aumentare del 33% la cubatura. Ma non mi risulta che siano stati aperti cantieri», ha detto alla conferenza stampa di fine anno, il 23 dicembre 2010. La colpa? Silvio Berlusconi punta il dito contro i «politici professionisti» dei Comuni e degli enti locali, dove «il rilascio delle licenze è sempre un’opportunità per introiti illeciti ». Comunque un’ammissione clamorosa di impotenza, alla luce della determinazione con la quale il premier, nel marzo del 2009, quando dal fronte delle Regioni erano stati sollevati numerosi problemi, aveva sentenziato: «Decideremo noi». E ora, fra emendamenti (abortiti) al Milleproroghe, promesse e annunci, siamo al terzo, quarto, o forse quinto tentativo di rilancio. Vedremo quale coniglio uscirà venerdì dal cappello del consiglio dei ministri.

Inviato da: Girumin il Giovedì, 03-Feb-2011, 16:04
Ai miei famosi 24 lettori mi sembra giusto offrire tutto il testo dell'articolo perchè lo trovo di grande interesse e soprattutto conforme alle previsioni che dal mio piccolo osservatorio avevo dispensato a più riprese.
Buona lettura!
[B]CORRIERE DELLA SERA.it
Provvedimento fantasma - Nel 2008 fu un pilastro della campagna elettorale del Cavaliere. Torna (per la quarta volta) il Piano casa
Ma senza decreto legge non può funzionare
[/B]

ROMA — Il Cavaliere sognava («con immodestia», precisò) di passare alla storia grazie al grande Piano per la casa che nel 2008 era stato uno dei pilastri della campagna elettorale berlusconiana. Confessò la debolezza davanti alla telecamere di Porta a Porta, tre giorni prima delle elezioni, ricordando quasi con commozione il piano varato nel 1949 da Amintore Fanfani. Paragone ardito, visto com’è andata finora. Perché a quasi tre anni di distanza il presidente del Consiglio ha dovuto prendere atto di un imbarazzante buco nell’acqua. «Siamo fermissimi: non si può fare niente. Abbiamo fatto un Piano casa per ampliare le abitazioni, abbattere vecchi edifici, aumentare del 33% la cubatura. Ma non mi risulta che siano stati aperti cantieri», ha detto alla conferenza stampa di fine anno, il 23 dicembre 2010. La colpa? Silvio Berlusconi punta il dito contro i «politici professionisti» dei Comuni e degli enti locali, dove «il rilascio delle licenze è sempre un’opportunità per introiti illeciti ». Comunque un’ammissione clamorosa di impotenza, alla luce della determinazione con la quale il premier, nel marzo del 2009, quando dal fronte delle Regioni erano stati sollevati numerosi problemi, aveva sentenziato: «Decideremo noi». E ora, fra emendamenti (abortiti) al Milleproroghe, promesse e annunci, siamo al terzo, quarto, o forse quinto tentativo di rilancio. Vedremo quale coniglio uscirà venerdì dal cappello del consiglio dei ministri.

Il flop non ha risparmiato nemmeno le amministrazioni in mano all’attuale maggioranza: nonostante Berlusconi si fosse esposto a più riprese in prima persona. «Garantisco che le Regioni di centrodestra daranno via al Piano casa entro la fine del mese», aveva proclamato il 13 giugno del 2009. Arrivando a precettare i governatori a lui fedeli, poche ore prima delle regionali del 2010: «Dove vinceremo approveremo immediatamente il Piano casa ». E così, più o meno, è stato. Dei risultati attesi, però, nemmeno l’ombra. La Lombardia, per esempio. In quella Regione la legge che ha recepito il piano nazionale è passata a tambur battente. Peccato che le domande, sei mesi fa, fossero soltanto 91. Novantuno su 1.546 Comuni. Volume d’affari, si e no 200 milioni, come ha scritto sul Corriere Andrea Senesi, contro i sei miliardi previsti dal governatore Roberto Formigoni. Seguendo le più elementari regole dello scaricabarile la responsabilità del fallimento è stata addossata ai sindaci, colpevoli di non aver garantito un’adeguata grancassa all’operazione. Nella Sardegna di Ugo Cappellacci, invece, le pratiche erano appena 22. Una di queste riguardava Villa Certosa, la residenza di Berlusconi. Oggetto: costruzione di bungalow abitabili. Forse il premier del «governo del fare» sperava nell’effetto emulazione. Ma non ha funzionato...

A modo suo, tuttavia, il presidente del Consiglio ha ragione. I problemi sono in periferia. Anche se più che nei «politici professionisti» le responsabilità della paralisi locale del Piano casa vanno individuate nella incredibile stratificazione di regole e competenze locali in materia urbanistica. Una faccenda ben nota a Palazzo Chigi fin da quando si è cominciato a discutere il progetto, fra mille difficoltà, con le Regioni. Tanto che, come ha ben ricostruito su questo giornale un’inchiesta di Antonella Baccaro, il governo aveva promesso di sbloccare la situazione con un decreto legge per semplificare le procedure edilizie. Quel provvedimento, però, nessuno l’ha ancora visto. Dal varo del piano è trascorso un anno e mezzo e il governo ha dovuto incassare anche una protesta di piazza senza precedenti degli imprenditori edili. Per ora quella «sferzata da 50 miliardi di euro all’economia » nella quale confidava Berlusconi ancora un anno fa grazie al Piano casa, resta una pia illusione.
Sergio Rizzo
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Inviato da: Girumin il Lunedì, 07-Feb-2011, 12:25
A seguito del conclamato fallimento del piano-casa, la discussione può spostarsi sul tema contiguo e più generale del controllo locale dell'attività edilizia. È un cambiamento che propongo - lo confesso - con una sorta di soddisfazione maliga perch§ nell'articolo soprariportato trovo affermazioni ufficiali che denuncianoin modo plateale quelli che io vado da tempo additando come i veri mali da sconfiggere. Ripeto perciò le citazioni evidenziate sopra:
>"Berlusconi punta il dito contro i politici professionisti dei Comuni e degli enti locali, dove il rilascio delle licenze è sempre un'opportunità per introiti illeciti"<
>"I problemi sono in periferia. Anche più che nei politici professionisti le responsabilità della paralisi locale del piano-casa vanno individuate nella incredibile stratificazione di regole e competenze locali in materia di urbanistica"< (N.d.r.: accresciuta dai disposti specifici dello stesso piano-casa).
Le chiose alla prossima puntata.

Inviato da: Girumin il Martedì, 08-Feb-2011, 20:38
Si comincia con un atto di scaricabarile (che manifesta l'impotenza governativa): i cosiddetti "politici professionisti" non sono nè politici nè professionisti. Sono, invece, persone qualunque che - nei casi peggiori - mirano ad entrare in politica per fare il bene del proprio portafoglio e non quello della comunità: Non è necessario che siano istruiti: basta che siano scaltri. Per fortuna possono essere rieletti consecutivamente solo una volta, ma spesso riescono a riciclarsi con vari espedienti ed instaurano il malaffare. "Il rilascio delle licenze è sempre un'opportunità per introiti illeciti": più chiara ed autorevole affermazione non si potrebbe pretendere!!!
L'arma letale di cui dispongono i cosiddetti "politici professionisti dei comuni e degli enti locali" è - senza dubbio alcuno - quella che il Cavaliere definisce eufemisticamente "l'incredibile stratificazione di regole e competenze locali in materia urbanistica", che consente a certi amministratori il potere di ricattare (=concussione), estorcere (=concussione) esercitare intimidazione (=concussione) e danneggiare in tutti modi possibili chi non si piega spontaneamente a strisciare con la bustarella in pugno per chiedere ciò di cui hanno diritto subito e gratis. Naturalmente passano per accorti paladini della legalità e nemici dei cittadini furbi approfittatori e come tali si atteggiano quando il cittadino onesto si appella alla lentissima ed aleatoria giustizia dei TAR.

Inviato da: navegna il Martedì, 08-Feb-2011, 20:52
Furbi e furbetti ci sono ovunque, m spesso ci sono regole chiare e procedimenti standardizzati, non sempre ma spesso, e spesso gli "aiuti" piu cari vengono offerti per pratiche che non hanno bisogno di permesso.
Son quasi cascato anch'io, mi ha avvertito un vicino che é stato fregato un anno prima.
Una bella parte di bustarelle servono per agevolare permessi puramente formali, e se la parte lesa non denuncia, nessuno indagherà.

Inviato da: Girumin il Mercoledì, 09-Feb-2011, 18:04
Più che stratificazione è labirinto; più che incredibile è inestricabile. L'talia oggi non è più uno stato: è un'armata Brancaleone di poteri locali stratificati e non gerarchizzati nè coordinati. I poteri di fatto li hanno tutti e solo i Comuni, per delega a cascata. Può succedere - e succede, come asserisce Navegna - che il cittadino desideroso di riattare la sua abitazione si rivolga al tecnico di sua fiducia, che però non è nella manica dell'U.T.C. La pratica diventa inspiegabilmente complicatissima ed avanza come le lumache od i gamberi: il perditempo è un'arma micidiale perchè il tempo perso non si recupera mai più. Il denaro delle bustarelle si può - invece - recuperare con un'eredità dello zio d'America, con una vincita all'Enalotto o con una ruberia...
Se il citato cittadino non è molto perspicace o non vuole capire può succedergli di vedersi piovere sulla crapa una denuncia penale per qualche infrazione pretestuosa.
Lo sciagurato può perderci altri tre, quattro anni nell'attesa che la Procura si premuri di archiviare il tutto; e se archivia non ne dà comunicazione all'interessato, che perciò deve preoccuparsi di fare un'istanza corredata di marca da bollo da 0.77 €, non troppo presto perchè la Giustizia non "si scocci". Nel frattempo la pratica edilizia è bloccata. Provare per credere!

Inviato da: Girumin il Sabato, 12-Feb-2011, 15:07
La costanza e la fedeltà dei miei 24 lettori mi confortano a proseguire con le filippiche. Fino alla prossima novità ufficiale sul piano-casa mi dedicherò alla normativa del settore edilizio gestita principalmente dalle amministrazioni comunali, mentre le altre - provinciali, regionali e statali dicono d'avere le mani legate per disimpegnarsi anche da compiti ispettivi dopo avere promosso ed espletato le rispettive mansioni legislative. La situazione è fissata nella seguente massima di Francesco Gaetano Caltagirone (uno che se ne intende!): "Nel nostro paese (l'Itaglia, è bene precisarlo: N.d.R.) è stato creato un sistema di regole che consente alla burocrazia di rallentare le decisioni ed avere così un enorme potere di arbitrio" (Concussione, abuso di potere, intimidazione: N.d.R.). L'ho trovata insieme ad altre simili in coda al testo di "Regole" di R.Abravanel e L.D'Agnese, che Vi consiglio calorosamente di leggere.

Inviato da: Girumin il Mercoledì, 23-Feb-2011, 19:16
Non sono ancora riuscito ad "elaborare" l'insieme di guazzabugli che si sono scatenati sulla scena politica. Certo è - a mio parere - che dovremo aspettare per un bel po' le riforme vere, condivise, progettate con sensibilità, realismo e voglia di giovare all'Italia.
Sarò più attivo in altri monologhi (non posso chiamarli "discussioni"!), animato dalla speranza che tra i lettori qualcuno "scenda dal mirtillo" per diventare interlocutore.

Inviato da: Girumin il Lunedì, 28-Mar-2011, 18:49
Lunedì scorso - 21 di Marzo - il bollettino periodico "on line" della Regione m'ha offerto una notizia ghiotta: l'annuncio del Convegno "Abitare in Liguria", in programma lo scorso giovedì 24. V'erano anticipati e sintetizzati i risultati d'una ricerca effettuata dall'Osservatorio Regionale del Sistema Abitativo, ente - presumo - perfettamente neutrale (cioè non governativo nè d'opposizione) e nazionale (cioè non-ligure). Gli interessati possono trovare l'articolo in http://regione.liguria.it/giornale-della-giunta/
archivio-contenuti...oppure lanciare in Google una ricerca su Abitare in Liguria.
Ebbene, c'è da trasecolare passando in rassegna le conclusioni. Le espongo senza commenti. L'indice regionale delle quotazioni immobiliari (compreso tra 0 e 1) è, per la Liguria, 0,3441, mentre nel resto del Nordovest (Padania) è pari a 0,2211. Inoltre, più del 62% della popolazione vive nei 52 (su 235: troppi!!!) comuni dove l'indice è superiore a quello medio regionale. Al cittadino medio occorrono, per comprar casa, 10 anni di stipendio, contro i circa 6 della media nazionale. Il tutto non induce l'assessore regionale alle politice abitative a fare salti di gioia. Vi lascio, cari amici, il piacere della scoperta delle altre importanti osservazioni e conclusioni del convegno "Abitare in Liguria".

Inviato da: Girumin il Martedì, 29-Mar-2011, 14:27
Cari Amici,
ieri ho tenuto in serbo - per comunicarVelo con maggiore rilievo nel festeggiare il mio duecentesimo intervento - il dato più sorprendente riportato dall'O.R.S.A (=Osserv.Region.d.Sist.Abitat.). "LE SECONDE CASE RAPPRESENTANO CIRCA IL 40% DELLO STOCK ABITATIVO, CON PUNTE DI OLTRE IL 70%". Studiosi francesi della materia dichiaravano già negli anni '70 che il livello critico è situato già intorno al 20% e che il suo superamento mette in crisi le amministrazioni locali. Le conseguenze consistono non solo nella crescita abnorme dei prezzi immobiliari (=bolla immobiliare), ma anche e soprattutto nello stravolgimento socioeconomico delle comunità locali. Chi ci guadagna? Di certo gli speculatori non solo aborigeni.
Allegriaaaa! direbbe il compianto Mike.

Inviato da: navegna il Mercoledì, 30-Mar-2011, 08:47
Cari aborigeni
se volete continuare a vivere nel vostro paese, nella vostra cultura, non vendete niente, nemmeno una mattonella rotta tramite agenzie, alienate legalmente il futuro uso del vostro terreno in vendita e scegliete voi il futuro proprietario.
Il futuro vicinato dei vostri figli lo potete scegliere, fatelo!
saluti

Inviato da: Girumin il Venerdì, 06-Mag-2011, 18:15
Mi sembra di maramaldeggiare mentre mi accingo a ribadire che di "PIano-casa" non si parla più dopo il lancio semiserio, le traversie nel "tira-e-molla" fra Stato e Regioni,
i travagliati "itinera" legislativi nei parlamenti regionali, lo sfarfallamento di molteplici risultati illusori e limitati al cortile di casa propria ed infine l'innegabile fallimento decretato dalla rarità di pratiche avviate. È pur vero che altri guai incalzano e che i nostri "Consules" - onnipotenti perchè plebiscitati (così affermano) dal popolo-bue - dovrebbero porvi rimedio: ma tutte le energie intellettuali dei governanti possono dedicarsi ad un solo problema per volta? Pare di sì. Poveri noi...

Inviato da: Girumin il Martedì, 24-Mag-2011, 12:06
Il nostro infinito Piano-casa" è stato recentemente citato come uno degli argomenti in discussione nel Consiglio dei Ministri. Non è seguita alcuna comunicazione in merito. Così ci tocca "cazzeggiare" [non è una parolaccia: i
romanacci la usano per dire che cincischiano] nella sempre più prolungata ed impaziente attesa che arrivi finalmente una riforma decente delle disposizioni vigenti.

Inviato da: navegna il Martedì, 24-Mag-2011, 20:11
Ciao Girumin, ciao tutti, vedete , sempre tacere nuoce, sarà poco, ma meglio di niente!

Inviato da: Girumin il Mercoledì, 01-Giu-2011, 19:34
Caro Navegna,
prosegue il nostro simpatico duetto mentre gli altri - i famosi 24 lettori fedeli - stanno a
guardare. Devo dirTi che non ho capito quale attinenza avesse la Tua battuta:"tacere è poco, ma è meglio che niente". Giusto? Un pennaiolo del passato, invece, sentenziò: "Un bel tacer non fu mai scritto". È appunto il caso nostro, cioè degli Italiani che aspettano con pazienza decrescente qualche novità positiva scritta sul piano-casa, inteso come provvedimento che liberalizza l'attività edilizia spazzando via l'ignobile carico burocratico imperante, che ruba tempo oltrechè denaro e serve alle autorità comunali malintenzionate per spillare balzelli inventati al cittadino inerme. Nella prossima puntata esporrò di nuovo i criteri che mi piacerebbe vedere applicati.

Inviato da: navegna il Giovedì, 02-Giu-2011, 11:42
Caro Girumin,
hai letto male, ho scritto : "Sempre tacere nuoce, ... sarà poco ma meglio di niente" E mi riferiva oa fatto che questa discussione ha almeno portato il problema nelle alte sfere, che almeno se ne parla.
E sono convinto , che queste pagine qui abbiano mosso di più che tanta carta bollata cestinata il giorno dopo.
Ti saluto

Inviato da: Girumin il Giovedì, 16-Giu-2011, 12:22
Caro Navegna,
hai ragione, avevo capito male e risposto peggio. Ma, come dici Tu, questo nostro duetto porta lontano ed in alto le nostre idee, che così possono diventare importanti
se raccolgono consensi. Certo è che i recenti smacchi subiti dall'Esecutivo - Governo - ed il conseguente scompiglio del Legislativo - Parlamento - rimandano i nostri problemi
di Piano-casa alle calende greche. Non credo d'essere uccello del malaugurio se prevedo che, per fare fronte alla grande emergenza presente, i legislatori raffazzoneranno in fretta e furia riforme di facciata sulle quali si scateneranno contese e discussioni feroci in modo da far dimenticare a tutti l'emergenza - presto andranno
tutti al mare! - con il risultato finale d'aver cambiato - gattopardescamente - molte cose
per fare sì che l'insieme non cambi.

Inviato da: Girumin il Mercoledì, 10-Ago-2011, 18:11
Chiedo scusa per il lungo silenzio a tutti i miei amici noti e sconosciuti. Ho aspettato a lungo che succedesse qualcosa di nuovo, poi ho avuto una grave panne di computer che mi ha zittito. Ora, in coincidenza con lo scoppio della più clamorosa emergenza economico-finanziaria (che obbliga i politicastri ottimisti a scendere dal mirtillo per prendere posizione) son potuto rientrare in rete per dire sommessamente la mia. Sembra che siano giunte a maturazione per la sollecita attuazione le promesse vecchie come il cucco che venivano usate come specchietti per le allodole: abolizione di privilegi, eliminazione di Province, riduzione drastica dei costi della politica e degli sprechi di tutti i tipi ecc...ecc...Non si parla piu', tuttavia, del nostro caro PIANO CASA. Qualcosa e' stato detto giorni fa per lo scontro fra il Ministro Galan e la presidentessa della Regione Lazio in margine all'elaborazione della nuova legge regionale sul piano casa -appunto- che secondo il Ministro violerebbe le vigenti norme nazionali sulla tutela dei Beni culturali ed ambientali: rissa tanto violenta quanto rapida che dimostra quanto potenti siano i paladini del localismo (purtroppo!).
Morale: stiamo a vedere e speriamo in bene: chi vive sperando muore cantando!

Inviato da: Girumin il Domenica, 28-Ago-2011, 16:01
Cari Amici,
Alla ricerca di vere novita' - per distrarmi dalla desolante confusione scatenata nel mondo politico italiano d'oggi - sono tornato ad esplorare il sito edilportale.com, gia' affermatosi come fonte inesauribile di arzigogoli e bizantinismi sul logoro tema delle pretese riforme normative sull'edilizia,
Ed ho subito l'ennesima delusione. Le novita' si riducono a nauseanti rifritture d'aria fritta. Come gia' ho scritto, la vera novità consiste - secondo me - nella totale abolizione d'ogni forma di inframmettenza del potere pubblico sull'ambito privato racchiuso dai muri perimetrali degli edifici.
Oggi praticamente ogni Comune ha un suo proprio e particolare REGOLAMENTO EDILIZIO che detta legge in fatto di altezza dei soffitti, area delle aperture, cubatura degli ambienti ecc...Vigono percio' in Italia migliaia di varianti delle possibili combinazioni di norme, frutto - ciascuna - di studi, discussioni, scontri - e causa di controlli verifiche progettuali talvolta stringenti ed inesorabili e spesso - invece - sorvolate per complicità pelosa. Il tutto serve per poter imporre balzelli indebiti
( secondo logica ) quanto necessari fiscalmente alle finanze dissestate dei comuni od alle fauci voraci di navigati amministratori locali che difendono il loro cadreghino non per salvare la tradizione municipale, l'autonomia locale storica o l'allergia alla sottomissione a comunita' contigue. Come gia' succede con vantaggio di tutti in civilissimi stati europei, il diritto alla proprieta' privata dovrebbe comprendere anche la facolta' di modulare a piacimento i volumi interni dei fabbricati, magari senza cambiare i prospetti e rispettando scrupolosamente la volumetria (che puo' essere tenuta sotto controllo persino dal cielo mediante le riprese aerofotogrammetriche, oltreche' da terra da tecnici invendibili al servizio della comunita'.
Quanti e quali locali siano contenuti entro le mura d'ambito non deve importare al Comune e tanto meno comportare oneri fiscali. Si semplificherebbero incommensurabilmente i rapporti Comune/privato azzerando controlli difficili, contenzioso strabocchevole e spunti correttivi; altro che aumenti di volumetria misurati col bilancino del farmacista e vincolati ad una infinita' di fattori tecnico-giuridico-pianificatori- fiscale-ambientale ecc...ecc.. L'andazzo complicatorio vigente, che fa tanto comodo ad amministratori pubblici (per incassare bustarelle) ed agli avvocati (per risolvere il
Contenzioso edilizio, mi ricorda l'assurdo scambio di battute tanto eccitante per il popolo-bue alle origini del Fascismo: all'arringatore di turno che tuonava la domanda retorica "Volete la vita facile?" la plebaglia arrapata rispondeva in coro un assurdissimo quanto atteso "NOOOOO!".

Inviato da: Girumin il Domenica, 09-Ott-2011, 22:43
Amici,
Mancano vere novità e sul teatrino della politica irrompono sceneggiate che nulla hanno a che fare con il fallito piano-casa. Potrebbero tuttavia pregiudicare la possibilità di criticare in questa sede qualsiasi provvedimento ufficiale. Alludo alla cosiddetta legge-bavaglio. Speriamo in bene!

Inviato da: Girumin il Martedì, 25-Ott-2011, 20:02
In nome dell'autorita conferitale dall'ordinamento regionale ( che Dio lo benedica!) l'Amministrazione della Regione Lazio entra in collisione con il Governo nazionale a causa d'una pretesa miglioria della legge regionale sul "Piano-casa". L'idea geniale ed innovativa e' quella di estendere all'allestimento di piste di sci, cioe' infrastrutture attinenti ad attività tutt'altro che abitative, agevolazioni in palese conflitto con la normativa vigente per la tutela del paesaggio e addirittura dei parchi naturali. Volano parole grosse da una parte e dall'altra, si minacciano dimissioni, si solleva un POLVERINO! Fatti come questo la dicono lunga sull'attitudine di certi amministratori a legiferare con competenza, disinteresse nonché ad esercitare il proprio potere con "onore e disciplina" come dettato dalla Costituzione.

Inviato da: Girumin il Martedì, 01-Nov-2011, 19:36
Cari e fedeli Amici lettori,
Guai molto peggiori dell'ormai acquisito FALLIMENTO del Piano-casa incombenti sull'Italia distolgono il Parlamento ed il Governo da quisquilie come quella di semplificare le normative edilizie. Io spero ardentemente che questa semplificazione consegua al totale rinnovamento legislativo che costituisce le da tutti - in Italia come in Europa - auspicate RIFORME. In qualche parlamento regionale ci si cimenta ancora in contorsioni verbali e illogiche per complicare ulteriormente norme che stanno per diventare obsolete. Infatti l'idea originaria era proprio di accordare al Piano-casa una durata di due anni, più precisamente fino all'inizio di Novembre dell'anno corrente. Depongo la metaforica penna e Vi saluto.
Girumin

Inviato da: navegna il Domenica, 06-Nov-2011, 12:25
Non credo che ci saranno riforme di rilievo, e sicuramente non saranno semplificazioni utili e ragionevoli, e questo per il semplice fatto che l'attuale situazione, e non solo in Italia, rende, porta tanti soldi con pochissimo lavoro. Probabilmente nessuno che potrebbe contribuire a migliorare la situazione, lo farà, con tutti tranelli che ci sono, il semplice cittadino pagherà sempre e sempre di più. Nei prossimi anni non ci saranno miglioramenti, semplicemente perche mancano le premesse politiche e morali.
Vi saluto

Inviato da: Girumin il Sabato, 03-Dic-2011, 18:21
Caro Navegna,
Scrivo oggi questa mia risposta alle Tue ultime, sfiduciate, affermazioni perché martedì prossimo diventerà realtà ciò che oggi e' aspettativa spasmodica. Io prevedo che riforme sensate ed efficaci saranno proposte di certo. Anche quelle che Tu ed io auspichiamo per il settore edile. Il Parlamento potrà diventare - malauguratamente - la sede del massacro di ogni progetto di riforma che non sia populista o profittevole per la casta. Speriamo in bene! Io spero.

Inviato da: Girumin il Mercoledì, 28-Dic-2011, 16:37
Le novità legislative - RIFORME - che stanno maturando a tamburo battente possono liberarci da usi ed istituti forse lodevoli nel Medioevo ed oggi decisamente superati, anche perché leggi articolate, complicate, ambigue possono venir moltiplicate all'infinito ma non gIovano alla difesa della legalità: piuttosto favoriscono gliazzeccagarbugli, la corruzione e la mala amministrazione. Si parla di assumere come unita' di misura il metroquadrato anziché il VANO: bella scoperta! Come minimo si elimina la possibilità di Cavillare sul significato, il valore e l'entita' del VANO. Il metroquadrato e' definito da convenzioni internazionali susseguenti alla Rivoluzione francese e può essere misurato con sufficiente approssimazione persino con riprese aerofotogrammetriche, le stesse che sono usate per qualificare la collocazione nel territorio. Insomma: sembra che cominci a tirare aria cattiva per amministratori bustarellari e per azzeccagarbugli. vedremo!

Inviato da: Girumin il Sabato, 11-Feb-2012, 19:33
http://www.truciolisavonesi.it/index.php?option=com_content&view=article&id=2885:liguria-il-primato-delle-mansarde-qnaneq&catid=101:trucioli-savonesi&Itemid=57

Cari amici, nei link in calce potete trovare articoli molto interessanti in fatto di edilizia in Liguria.

http://www.truciolisavonesi.it/index.php?option=com_content&view=article&id=2885:liguria-il-primato-delle-mansarde-qnaneq&catid=101:trucioli-savonesi&Itemid=57

http://www.truciolisavonesi.it/index.php?option=com_content&view=article&id=2902:cemento-in-liguria&catid=54:antonia-briuglia&Itemid=57

Inviato da: Girumin il Martedì, 21-Feb-2012, 17:31
Cari Amici,
ho l'impressione d'essere rimasto in pista da solo - come quegli oratori da strada che a Londra in Hyde Park salgono su di uno sgabello ed arringano i passanti - o tutt'al più in compagnia del caro Navegna. Tuttavia il numero delle visite cresce costantemente, anche se piano piano. Che dire? Il piano-casa sembra essere naufragato clamorosamente: rimangono le numerose e variegate leggi regionali che lo codificano in tanti modi diversi e che danno luogo ad infinite varianti interpretative in omaggio al vecchio principio "fatta la legge, trovato l'inganno".
Pare che si possa arrivare - affinando l'interpretazione - a costruire ecomostri nei parchi naturali appigliandosi cavillosamente alle regole del piano-casa. La nuova gestione di vertice dello Stato si dà da fare per recuperare i pesanti ritardi cumulati
nel quasi ventennio marcato dall'operosità berlusconiana; si é parlato di riformare il criterio di stima fiscale degli immobili passando dall'unità di misura VANO (suscettibile di essere stiracchiata nei modi più impensabili, come la pelle d'una certa parte sempre nascosta del corpo maschile) a quella METRO QUADRATO, più oggettivae meno interpretabile (speriamo!). Quindi verrà la revisione delle stime e sarà una gran cosa. Auspico - dal mio piccolo pulpito - che senza fare sforzi inventivi si abbia il coraggio di copiare le regole che nel mondo civile funzionano con soddisfazione di tutti, adottando il principio secondo cui OGNI PROPRIETARIO PUÒ RIMODULARE LA PROPRIA ABITAZIONE SECONDO LE PROPRIE ESIGENZE, PURCHÈ NON AGISCA SUI MURI D'AMBITO, SENZA SUBIRE IMPOSIZIONE FISCALE. Per la Liguria in particolare, dove la disponibilità di aree edificabili é sempre più limitata, questa soluzione, che privilegia dal punto di vista fiscale il recupero edilizio del patrimonio esistente senza scatenare la rapina delle ristrutturazioni soggette a licenza onerosa, frenerebbe lo sperpero di terreno dovuto al proliferare incontrollato (ed auspicato dai bustarellari) delle nuove costruzioni. Amen!

Inviato da: Girumin il Martedì, 24-Apr-2012, 18:29
È trascorso qualche mese dal mio ultimo intervento e qualcosina é cambiato. Basta pensare che con la progettata riforma del catasto - pardon! dell'agenzia del territorio - l'unità di misura delle costruzioni non sarà più il VANO, ma il Metro quadrato. Tuttavia il celebratissimo e strombazzato PIANO-CASA continua a fare danni perchè lo si fa avvitare su se stesso con modifiche e codicilli che confondono sempre più i suoi già fumosi presupposti e criteri. Nella nostra amatissima regione l'operoso legislatore é giunto già alla terza versione consecutiva. Ed era una disposizione legislativa a tempo determinato, cioé precaria! Avrebbe dovuto durare due anni a partire dall'aprile 2009. Dobbiamo avere fiducia nelle capacità dei tecnici e sperare ancora in bene. Fino alla morte!

Inviato da: Girumin il Giovedì, 17-Mag-2012, 19:15
Cari Amici, ho la tentazione di gettare la spugna per la troppo lunga attesa vana di novità. Certo é che i problemoni euro-italiani sono diventati come le ciliege: uno tira l'altro, senza sosta, e prima che ogni minaccia non sia scongiurata é vano pesare il fumo dell'ineffabile piano-casa. Vi sarò grato se mi seguirete (ci si avvicina alle 5.000 visite, il che non mi sembra poco!), ma vado in vigile letargo.
Cordialmente

Inviato da: Girumin il Venerdì, 25-Mag-2012, 15:45
Cari Amici,
Vi segnalo un articolo interessante sul tema che c'interessa, leggibile al link:
http://www.truciolisavonesi.it/index.php/option=com_content&view=article&id=3247:cosa-fare-per-dare-lavoro-ai-nostri-giovani&catid=58:guido-luccini&Itemid=57

Inviato da: Girumin il Domenica, 01-Lug-2012, 18:51
Con rispetto parlando del "governo tecnico" tanto discusso (non da me!) esprimo un parere entusiasta sul suo provvedimento recente di defiscalizzare fino al 50%
(invece del 36% finora in vigore) il carico d'imposte sulle licenze edilizie (non ho capito se tutte le tipologie o solo la ristrutturazione che é la più colpita). Credo che
sia ben più efficace del tanto strombazzato e proteiforme "PIANO-CASA". Questo
rimarrà probabilmente in vigore fino alla scadenza naturale, prossima ma non imminente (perché nacque proprio come provvedimento a termine).
In definitiva - e torno all'iniziale "con rispetto parlando" - i "Tecnici" avrebbero scoperto l'acqua calda, ciò che non era riuscito - perché presumevano di saper fare molto di più - al precedente governo di sottili ed infallibili menti politiche ed al suo codazzo di governanti regionali.

Inviato da: Girumin il Giovedì, 23-Ago-2012, 18:46
Ho letto con sconcerto l'annuncio giornalistico della vendita d'una mega-villa sarda da parte del proprietario-magnate. Motivo del mio sconcerto il trovare tra le caratteristiche del faraonico immobile anche la specificazione che può usufruire del disposti del piano-casa. Provo a fare un'ipotesi: superficie coperta 600 mq (è una mega-villa, tipo Certosa!), ampliamento concesso altri 120 mq. Il povero proletario che acquista potrà così dare spazio anche agli eunuchi nel gineceo!
Morale: un provvedimento pensato, elaborato ed approvato per favorire le famiglie del ceto medio-basso in espansione numerica, comporta vantaggi anche a magnati che vendono e magnati che comperano mega-ville. Amen.

Inviato da: Girumin il Lunedì, 22-Ott-2012, 19:25
Del piano-casa non si occupa più nessuno: forse é andato in prescrizione, almeno in qualche regione dove i governanti non hanno avuto l'avvertenza di rilanciarlo.
Certo che ad ooltre tre anni e mezzo dal suo lancio sarebbe ora che qualcuno cominciasse a parlare di consuntivi. Forse i maghi che l'inventarono ritengono opportuno nascondersi. Gli altri stanno a guardare scettici. Come me.

Inviato da: navegna il Martedì, 23-Ott-2012, 08:13
Primache non cambi profondamente la politica da cleptocratica antisociale a sociale ed onesta, qualsiasi speculazione in questo ambito è sogno fantasioso senza il minimo legame con la realtà, e questo non vale soltanto per l'Italia. In un contesto di ultraliberismo asociale ed autoritarista, solo pensare ad un piano casa sociale è puro delirio.

Inviato da: Girumin il Sabato, 27-Ott-2012, 12:14
Che pessimismo, caro Navegna! Non siamo arrivati all'epigrafe tombale della discussione sul piano-casa lanciato dal Governo Berlusconiano, autodefinitosi liberale, e fallito miseramente. Prevedeva anche disposizioni di sostegno finanziario per agevolare l'accesso alla casa di proprietà da parte dei giovani intenzionati a "metter su" famiglia. Si è sviluppato, invece, come guazzabuglio di leggi regionali complicate e creatrici di confusione a vantaggio dei soliti, avidi manovratori. In Liguria il mercato immobiliare é drogato dalle residenze secondarie
la cui resistibile invasione ha depauperato l'ambiente ed ha gonfiato i prezzi.
Il più efficace strumento di socialità - secondo me - é qualsiasi provvedimento che realizzi un ridimensionamento drastico dei prezzi delle case. Che poi si produca un danno alla vasta e variegata categoria dei proprietari di residenze secondarie che vedono deprezzate le loro case é inevitabile e d'importanza secondaria.

Inviato da: navegna il Domenica, 28-Ott-2012, 10:43
Caro Gurumin, non sono mica pessimista, vedo la realtà, sia qui, sia in Liguria, e deduco che ci si impegna, in malafede, a riservare i terreni a persone e gruppi molto facoltosi e vedo anche che la partenza dei non milionari è ben vista..... e concludo che per arginare il fenomeno delle seconde , terze.... e decime case serve un solo istrumento, una specie d'imo da devolvere sotto impegno sociale diretto e non delegabile, pesa uguale sul semplice operaio come sul capo d'una grande azienda , ma diventa assolutamente insopportabile al proprietario d'una quinta casa, e questo fermerebbe subito la richiesta artificiale di terreno ed il rincaro, ma non ostacolerebbe il cittadino con risorse modeste. Il semplice rincaro artificiale mediante ulteriori tasse monetarie sarebbe una mossa socialdarvinista, che non condivido assolutamente. Non mi piaciono assolutamente le artificiali ed artificiose isolette per milionari, e parlo d'esperienza propria..... sono circondato da secone case.

Inviato da: Girumin il Giovedì, 27-Dic-2012, 19:38
D'accordo, caro Navegna! La discussione dal Piano-casa si rivolge ora all'IMU, che é il massimo problema per i proprietari immobiliari. Mi preme quindi additare all'attenzione dei lettori la questione degli estimi, quindi anche dell'attività della "Agenzia del territorio" ossia CATASTO.
L'IMU viene calcolata ora su rendite catastali virtuali che derivano dalla
ripetuta gonfiatura di estimi stravecchi, molto spesso inadeguati per eccesso. Non mi soffermo sul fatto che le abitazioni dei cittadini iscritti all'AIRE -ossia residenti all'estero- vengono considerate ora secondarie e tassate come tali con esultanza dai Comuni. Sembra si voglia -in definitiva- indurre gli emigrati a staccarsi dai luoghi d'origine vendendo le loro case. In cambio ogni comune ne ricava un beneficio risibile.

Inviato da: Girumin il Mercoledì, 24-Apr-2013, 19:02
Il senno di poi dovrebbe avere la funzione fondamentale di aiutare a non ripetere gli errori. Su questo siamo indubbiamente tutti d'accordo a parole: nei fatti, invece, ben pochi hanno l'onestà intellettuale di ammettere d'aver sbagliato e di non perseverare nelle corbellerie. Faccio questa premessa per presentare quanto segue. L'idea-base del piano-casa era valida: usando agevolazioni fiscali e normative come invito a spendere risparmi nelle migliorie alle abitazioni di proprietà si contava di avviare centinaia di migliaia di cantieri che avrebbero dato lavoro ad altrettante piccole imprese. Questo era, in embrione, lo scopo non tanto recondito e molto lodevole esplicitato. La legge, uscita dal Parlamento nazionale già pasticciata, passò ai Consigli Regionali per essere adattata alle realtà locali senza che la Conferenza Stato-Regioni avesse stilato un apposito regolamento di attuazione. Così ogni regione si dotò della propria, particolare legge sul piano-casa ancora più pasticciata perché elaborata in modo da non compromettere le rendite di posizioni acquisite nei singli ambiti provinciali e comnali dalle imperanti cupolette consolidate. A seguire, la celebre, impareggiabile attitudine italica alla interpretazione acrobatica di testi già ambigui ha completato lo scempio e decretato il naufragio d'una buona idea. Stiamo a vedere se i nuovi capintesta avranno l'ispirazione del...senno di poi.

Inviato da: navegna il Venerdì, 26-Apr-2013, 10:21
Girumin, condivido il Tuo pensiero e proporrei che tutte le leggi debbano essere approvate da allievi della 3. o 4. elementare, dovrebbero essere redatte in una lingua corretta ma semplice e di immediata comprensione e non interpretabile.
Dietro la complicazione e gonfiatezza dei testi di legge si nasconde quasi sempre malafede e disonestà.

Inviato da: Girumin il Domenica, 05-Mag-2013, 16:14
Il nobile Cavaliere che eleva il populismo a caposaldo ideologico della Sinistra, facendolo proprio, dichiara che "Lo Stato non può e non deve mettere le mani su di un bene privato quale è la casa, importante simbolicamente e materialmente". La sua visione umanitaria della politica l'aveva indotto a lanciare una promessa magnanima quanto temeraria:"Se il PdL vincerà le elezioni aboliremo l'IMU sulla prima casa e restituiremo gli importi pagati a questo titolo nel 2012". Ora, tapino, si trova a dover mantenere la promessa perchè partecipa al governo pur non avendo vinto. Vedremo! Ma per quanto riguarda il mettere le mani sulle abitazioni, primarie o secondarie che siano, i Comuni non si sono mai fatti scrupoli con gli "oneri urbanistici", magari impiegati come arma letale per voti di scambio o solleciti di bustarella. Magari! Non so...Voce di popolo: "Vox populi, vox Dei".

Inviato da: Girumin il Lunedì, 16-Set-2013, 15:11
Cari Amici,
qualcosa si muove sempre nel sottobosco legislativo e quando i "media" ne danno notizia il "colto e l'inclita" fanno belle scoperte....troppo tardi.
Vi segnalo ora un articolo del blog "Trucioli savonesi" che accenna alle ultime novità con osservazioni molto interessanti.

La Riforma del Catasto.

Questi signori politici, che da 68 anni fa ad oggi, ci hanno consentito, usando il termine "ristrutturare" e con il tacito consenso delle Banche, di rimodernare con impianti elettrici , idraulici, e una bella mano di colore ..... tutti i nostri centri urbani ; oggi ci dicono che possiamo continuare...... PER DARE LAVORO....a "rimodernarli" senza come sempre, porre MAI a nessuno l'obbligo del "COLLAUDO".

Pare però che qualche Banca Estera si stia ponendo il problema nei riguardi dei nostri Mutui.

I solai di queste case centenarie (e sono molte) dovrebbero sopportare un carico di 250 Kg./mq. (equivalente a un fusto da 200 litri di acqua ogni 80 cm. quadri di solaio) e ritornare, scaricata tutta l'acqua, in modo elastico al livello di prima.

Se ciò non avviene, si ripete l'operazione sino a che non c'è questo ritorno elastico.

Posso assicurarvi che è meglio lasciar perdere, poichè nelle mia lunga esperienza ho visto crollare molti di questi vetusti solai, senza bisogno di "collaudi" programmati.

Non è quindi molto difficile rendersi conto di dove viviamo!

Chi non se ne rende conto (o fanno finta) sono gli estensori dei Piani Regolatori che continuano a considerare "abitabili", sia prima che dopo gli interventi di ammodernamento, queste case, pur vedendole crollare inevitabilmente nei vari terremoti a cui sono sottoposte, senza fare una piega.

La Magistratura ha altro a cui pensare, e quando ci pensa, non riesce a capire di che cosa stiamo parlando (o fa finta).

In questo caos si vuol "Riformare il Catasto"..... BENE !!

Ma può il Dirigente di turno rivalutare degli immobili abitativi che nessun Tecnico "COLLAUDEREBBE" per renderli urbanisticamente "ABITABILI"?

Bisognerebbe rivolgersi agli estensori dei Piani Regolatori comprensoriali, che come tali dovrebbero specificare contestualmente che cosa devono o avrebbero dovuto fare, i proprietari di questi immobili per renderli veramente "ABITABILI" !!

Ma siccome nell'arco di questi ultimi 68 anni, per poterci dotare di circa
30 000 000 (trenta milioni) di posti letto ("letti freddi", n.d.r) in seconde case vuote, i nostri politicanti hanno volutamente trascurato sia il problema dei centri urbani , che il problema del frazionamento alberghiero di cui sono anni che scrivo (vedi su GOOGLE "un futuro ai nostri giovani") ; oggi si ritrovano con gli enormi problemi esistenziali degli Italiani, e non sapendo dove sbattere la testa, si ripropongono di finanziare ancora una volta, sia l'ammodernamento delle strutture fatiscenti site nei centri urbani, che quelle ormai obsolete e inutili delle nostre penose strutture Alberghiere.

Non arrivano così a capire che avendo appunto trascurato, e lasciato al loro assoluto declino, questi due enormi bacini di intervento edilizio per 68 anni, rilanciando in modo esclusivo sia l'altro sconquassante bacino delle "Seconde Case Vuote", che quello pseudo - industriale dai noti e tristi risultati ..... si ritrovano oggi con un territorio talmente devastato da non saper più dove mettere le mani !!

E li vediamo girovagare in televisione senza idee, senza mete, aggrapparsi ai problemi di Berlusconi, alle sparate senza senso di Grillo, alle prese di posizione di Renzi, e al "Forse ce la Facciamo" di Letta.......

Qualcuno ha sentito di una concreta proposta di Lavoro?

Che sia solo io, in tutta l'Italia, ad offrire 400 posti di lavoro determinato, nei due Aparthotel di Spotorno e Bergeggi?

Certamente non ho offerto interventi di riqualificazione alle proprietà Comunali, né altre contropartite economico - sociali, come avviene solitamente con le "SECONDE CASE" o le R.T.A di 38/mq. , e sapendo ormai tutti, che questi interventi danno solo lavoro ad un amministratore e ad un addetto alla pulizia scale, lascio a Voi trarne le dovute conseguenze dopo le risposte degli Amministratori di questi due Comuni.

Nella speranza di sbagliarmi..........

Guido Luccini

Savona 15/09/2013


Inviato da: Girumin il Venerdì, 18-Ott-2013, 18:56
Prima di elaborare progetti d'una nuova ricetta di cosiddetto piano casa occorrerebbe finalmente mettere un po' d'ordine nel guazzabuglio delle leggi urbanistiche e nel caos del defunto Catasto. Se ne parla e riparla da decenni ma dopo l'informatizzazione del 2007 - che é stata una semplice trasposizione digitale di metodiche e concetti stravecchi - non é stato fatto nulla di strutturale. Basterebbe copiare dai "partner" europei. Sono stati scoperti, mediante strisciate di foto aeree, gli stabili "fantasma" che sono tanti da riuscire quasi ingestibili: devono essere "regolarizzati". Forse i nostri nipoti sotto la sovranità cinese li vedranno regolarizzare.

Inviato da: Girumin il Martedì, 10-Giu-2014, 15:37
Sotto la denominazione di PIANO-CASA l'era renziana colloca concetti nuovi, non so. Devo informarmi. Certo è che in qualsivoglia era si continua a percepire l'amaro in bocca rappresentato dalla volontà dissimulata dei legiferanti di sfornare regole complicate ed ambigue
per poter approfittare tutti - dai sindaci illetterati ai dotti furbacchioni - delle molteplici possibili interpretazioni per approfittarne a proprio vantaggio.

Inviato da: Girumin il Sabato, 06-Set-2014, 18:52
Sciolgo la riserva espressa (con qualche sgrammaticatura) nell'intervento che precede. Ora credo d'aver capito qual'é lo spunto essenziale del nuovo piano-casa che non si chiama più così e che fa parte delle proposte di "Sblocca Italia".
In fondoé proprio quello che andavo predicando da tempo (non perché sono un genio incompreso, ma perché so che nel mondo civile fuori d'Italia funziona).
Eliminare un balzello ingiusto - gli oneri urbanistici sulle ristrutturazioni - e lasciare che ogni proprietario di casa nella propria abitazione faccia eseguire tutti i lavori di trasformazione, miglioria, adattamento a nuove esigenze abitative senza dover chiedere permessi né pagare oneri, purché non venga accresciuto il volume edificato e siano rispettate tutte le altre regole sulla sicurezza ecc...Si elimina così una sorgente di discussioni e di contenzioso che
ha annegato i TAR, invelenito la gente ed ingrassato gli avvocati; si cancellano i tempi morti della burocrazia; si stimola l'iniziativa di chi ha i suoi risparmi nel materasso e vuole o deve spenderli. I Comuni perderanno un cespite importante, i bustarellari piangeranno e dovranno rimettersi ad inventare qualche trappola nuova. Peggio per loro!

Inviato da: Girumin il Martedì, 28-Ott-2014, 13:10
Riporto un articolo di "Repubblica" pubblicato oggi 28 di ottobre 2014.
Il vero "Piano casa", alla luce dei risultati di questo studio, dovrebbe essere la limitazione strettissima dei permessi di edificazione. Che cosa fanno i governi regionali, le amministrazioni provinciali e comunali? Mirano solo ad incassare oneri urbanistici.

NEL NOSTRO ormai ex Belpaese, il combinato tra la crescita di energia nell'atmosfera causata dai cambiamenti climatici e i dissesti del territorio da ipercementificazione generalizzata rivela effetti sempre più drammatici. La ricerca "Riutilizziamo L'Italia" (comitato scientifico del WWF insieme a gruppi di ricerca universitari) ne indaga i motivi, anche per quanto riguarda gli aspetti quantitativi.

Il primo dato che emerge è la recente forte crescita di suolo consumato: Bernardino Romano, docente di Urbanistica all'Università dell'Aquila, insieme ad altri studiosi stanno evidenziando un ingombro dell'edificato su tutto il territorio nazionale pari a oltre 70.000 chilometri quadrati, ovvero il 20% del suolo italiano: laddove meno di venti anni fa tale cifra era pari alla metà. Il contraltare di questo incredibile consumo di suolo - che significa distruzione di sistemi idrogeologici e di conseguenza dissesti, oltre che perdita di paesaggio - è costituito dall'abnorme quota di volumi, spesso vuoti che sono stati edificati nella "città diffusa" italiana.

TABELLA: POPOLAZIONE ITALIANA REGIONE PER REGIONE

I dati del censimento 2011 mostrano che gli appartamenti inutilizzati sono più di sette milioni: in attesa del dato esatto relativo ai vani, infatti, ipotizzando un'ampiezza media di 2,8 stanze per appartamento, si può stimare una quota di circa 20 milioni di stanze vuote. L'aumento di vuoto nel decennio è stato pari al 350%. I dati conclusivi forniti oggi dall'Istat, sono impressionanti: oggi il numero degli edifici presenti sul territorio nazionale è pari a circa 14,5 milioni per poco più di 31 milioni di appartamenti residenziali. In attesa di avere il dato netto anche su volumetrie e stanze, appare accettabile la stima di OLT (Osservatorio sui Laboratori Territoriali) di almeno di 18 miliardi di metri cubi edificati, di cui 15,5 miliardi (84,3%) residenziali; laddove il fabbisogno nazionale aggregato è di 6,2 miliardi di metri cubi (siamo 62 milioni di persone, includendo una stima molto largheggiante anche degli immigrati non censiti).

Le Regioni meridionali esasperano il quadro nazionale: la Campania presenta circa 1 milione di edifici, di cui 65.000 vuoti e inutilizzati per una popolazione di 5.760.000 abitanti; la Puglia ha 1.100.000 edifici di cui 54.200 vuoti per quattro milioni circa di abitanti; la Basilicata 117.000 edifici di cui 11.700 vuoti per 580.000 abitanti; la Sicilia 1.722.000 edifici di cui 132.000 vuoti per circa 5 milioni di abitanti; la Calabria 1.250.000 edifici, di cui 420.000 vuoti per poco meno di 2 milioni di abitanti; la Sardegna presenta "solo" 570.000 edifici, di cui 70.000 vuoti o inutilizzati, per 1.640.000 abitanti.


Inviato da: Girumin il Sabato, 10-Set-2016, 19:57
Il terremoto cosiddetto "di Amatrice" oltre a fare trecento vittime ed ingentissimi danni ha messo in evidenza situazioni sociali, ambientali, fiscali
e di altri generi che si trascinano immutate ed insolute con danno di tutti
senza che le autorità (sic) locali vogliano o sappiano provvedere.
Sul piano nazionale Vigili del fuoco e Protezione civile fanno mirabilia con la loro
preparazione ed esperienza per le emergenze. Finita l'emergenza rimangono
le tende, i caravan, i conteiner ed ora le casette di legno.
Occorrerebbe - secondo me - un serio "PIANO CASA ANTISISMICO". Io l'ho
"buttata lì", ora "videant consules".

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